UE E CRISI
La saggia riflessione del premier polacco Donald Tusk
“Vista la resistenza del Regno Unito, si è decisa un’altra strada” per “definire il futuro dell’euro”; sarà un percorso “lungo”, ma fondato su “un accordo ampio” tra i 17 Paesi della moneta unica e altri 9 “futuri membri” di Eurolandia. Herman Van Rompuy, presidente del Consiglio europeo, è tornato a puntualizzare le decisioni assunte dal summit della scorsa settimana durante la plenaria dell’Europarlamento, svoltasi a Strasburgo (12-15 dicembre).Rigore e crescita. L’emiciclo del Parlamento si è trasformato in una piazza in cui è approdato il dibattito attorno a euro, governance, rigore, “patto fiscale” e crescita. Lo stesso Van Rompuy e il presidente della Commissione, José Manuel Barroso, si sono addentrati nei risultati del vertice, spiegando i dettagli dell’accordo. “Non possiamo certo costruire la nostra unione solo sulla disciplina dei bilanci e il rigore – ha affermato Barroso davanti agli eurodeputati -. Abbiamo anche bisogno della crescita e dell’occupazione”. Tanto è bastato per far intendere ad alcuni esponenti politici e ai media che il capo dell’Esecutivo volesse rimettere in discussione quanto stabilito al summit. In realtà Barroso stava richiamando altri aspetti, finora lasciati sotto traccia, di quanto emerso all’ultimo Consiglio europeo.Euro “irreversibile”. Comunque in aula è più volte risuonato il nome di David Cameron, premier inglese, l’unico a non aver apposto la firma in calce al documento finale del summit, suscitando nel suo stesso Paese più di una posizione critica. Joseph Daul, capogruppo dei Popolari, ha affermato: “Il Regno Unito sbaglia se crede che l’Ue sia solo uno spazio di libero scambio”. Guy Verhofstadt, leader dei Liberaldemocratici, ha invece suscitato ilarità spiegando: “Di solito mi esprimo in inglese in questa aula. Ma oggi non lo farò e parlerò la mia lingua materna”, l’olandese. “Non mi sembra il caso di parlare inglese…”. Quindi ha osservato: “All’incontro dei capi di Stato e di governo si è parlato di disciplina di bilancio ma si è dimenticata la solidarietà. E senza solidarietà l’Europa non va avanti”. Martin Schulz, capogruppo dei Socialisti e democratici, il più probabile presidente dell’Assemblea da gennaio, ha rimarcato: “La Gran Bretagna non vuole regole per i mercati finanziari. Ma noi sappiamo che oggi serve un mercato disciplinato dalla democrazia”. Dai banchi conservatori ed euroscettici sono state difese le posizioni assunte da Londra, mentre Barroso ha ribadito: “Abbiamo operato convinti della irreversibilità della moneta unica, alla quale servono disciplina di bilancio, regole chiare, investimenti” per rilanciare l’economia reale e una “vera governance condivisa”; la decisione di muoversi verso un “patto di bilancio” a suo avviso “procede in quella direzione”.“Scegliamo l’Europa”. Una posizione interessante è stata portata dal premier polacco Donald Tusk, giunto in emiciclo il 14 dicembre per chiudere la presidenza di turno Ue retta dal suo Paese nel secondo semestre 2011. “Oggi dobbiamo dire a noi stessi molto apertamente che ci troviamo a un bivio. Davanti a noi c’è una decisione molto grave: se cercando modi e mezzi per uscire dalla crisi scegliamo la via comunitaria, oppure se intraprendiamo la strada degli egoismi nazionali, ritenendo l’Ue una zavorra e non la migliore soluzione” per superare l’impasse, nel rispetto degli interessi “dei cittadini europei”. Tusk ha proseguito anche con alcuni passaggi enfatici: “L’Europa ha bisogno di un comune esame di coscienza. Non possiamo puntare il dito” per stabilire chi abbia torto o ragione, chi sia alla radice dei problemi della stabilità dell’eurozona o meno. Semmai “abbiamo bisogno di una responsabilità comune per il nostro futuro. L’Europa del nord, che è orgogliosa della sua disciplina” contabile “deve cominciare a capire meglio il principio di solidarietà. Il sud d’Europa deve comprendere che una responsabilità condivisa significa anche più disciplina”.Regole, leadership. Tusk ha quindi attaccato apertamente le posizioni euroscettiche e gli “egoismi nazionali”: “Quando oggi sentiamo dire in Europa che abbiamo bisogno di rivedere i fondamenti della Comunità, è il segno più evidente che la crisi è anche nei nostri cuori, non solo nelle nostre banche”. “Non provo nessuna soddisfazione – ha quindi aggiunto il premier – nel sapere che la Manica è diventata più larga di due settimane fa”. Tusk preferisce la strada del rafforzamento delle regole, della leadership politica, della collaborazione sul piano economico. “Noi siamo a favore dell’integrazione, invece che della disintegrazione. Siamo contrari a una divisione tra i migliori e i peggiori, e in favore di una accresciuta unità politica dell’Europa. Siamo a favore di una responsabilità condivisa, contro una irresponsabilità egoista”. Infine dal capo del governo di Varsavia è giunto l’invito a serrare i ranghi per superare questa fase tortuosa dell’integrazione. E Barroso ha commentato: “In questi mesi la Polonia ha dimostrato che il modo migliore per difendere gli interessi nazionali è quello di costruire un’Europa forte e unita”.