RASSEGNA DELLE IDEE
A un anno dalla morte dell’economista Tommaso Padoa Schioppa
“Un uomo di pensiero, azione e ispirazione, dedicato anima e corpo all’unità dell’Europa. Tutti abbiamo apprezzato la sua incrollabile dedizione, la sua grande professionalità e il suo straordinario contributo alla creazione e al consolidamento della Banca centrale europea e del Sistema europeo delle banche centrali (Sebc, istituito dal trattato di Maastricht, ndr)”. È un omaggio non formale quello reso il 19 dicembre 2010 dall’allora presidente della Bce, Jean-Claude Trichet, a Tommaso Padoa-Schioppa all’indomani della sua improvvisa scomparsa a Roma. Ad un anno di distanza dalla morte del politico ed economista italiano – già vicedirettore generale della Banca d’Italia e presidente della Consob (Commissione nazionale per le società e la borsa), membro del Board della Bce dal giugno 1998 al maggio 2005, e presidente di Nôtre Europe (associazione creata nel 1996 da Jacques Delors) – proponiamo alcuni spunti di una sua riflessione che chiude il libro “Democracy in the EU after the Lisbon Treaty” (Nuova Cultura, Roma 2011) curato da Raffaello Matarazzo e presentato nei giorni scorsi a Roma.Istituzioni e “spiriti umani”. “Se le istituzioni non sono animate da ‘spiriti umani’, nulla può impedire ad una società di soccombere di fronte ai cambiamenti e scomparire”, osserva Padoa-Schioppa, secondo il quale “le istituzioni, ancorché essenziali, non sono sufficienti. Hanno bisogno di essere animate da vitalità interna, altrimenti possono scomparire, insieme alle civiltà”. “La democrazia – prosegue – è un principio che è stato interpretato in modo diverso nel corso del tempo, a seconda delle dimensioni geografiche e delle situazioni politiche. Non è facile trovare una concezione o un’esperienza comune di democrazia”. Essa “riguarda anzitutto le persone, più che il territorio: vi sono diversi livelli di governo, per cui la democrazia è raggiunta soltanto quando è presente ad ogni livello”.Mancanza di efficienza. Partendo dal presupposto che “un governo efficiente può essere non legittimato e un governo legittimato può essere inefficiente”, Padoa-Schioppa osserva: “Oggi l’Ue soffre soprattutto di mancanza di efficienza. In alcuni sistemi politici la base della legittimazione è il processo legislativo (input legitimacy), mentre in altri è l’efficienza delle performance di governo (output legitimacy). Più che di mancanza di processi di legittimazione, oggi l’Ue soffre di mancanza di performance efficaci. In altre parole, tra il demos dell’Ue e il suo kratos, quest’ultimo è più problematico del primo”. Secondo l’economista, “questa mancanza di efficacia sta mettendo seriamente a rischio il processo di integrazione dell’Unione europea. Per la prima volta c’è il pericolo reale di annullare le conquiste acquisite. In altri termini, il rischio non è quello di non progredire ulteriormente, ma di distruggere ciò che è stato creato. Senza l’euro, ad esempio, il mercato unico non può sopravvivere”.Gli “attori” del processo democratico. Peraltro, fa notare ancora Padoa-Schioppa, “questo pericolo sta anche portando l’Ue ad intraprendere dei passi per superare la propria ambiguità. La crisi ha messo in moto forze sia di distruzione – ad esempio il sostegno alla rinazionalizzazione di alcune politiche – sia di ulteriore costruzione. È troppo presto per valutare quale delle due prevarrà. Si tratta comunque di un test per le istituzioni Ue”. Dal punto di vista democratico, precisa, “il Consiglio dei ministri, negli ambiti in cui decide all’unanimità, è un’aggregazione di governi nazionali priva di legittimazione europea, mentre il Parlamento europeo e la Commissione europea hanno questo tipo di legittimazione”. Considerando i diversi attori e strumenti istituzionali, Padoa-Schioppa chiarisce che per lo sviluppo della democrazia europea “i partiti sono importanti, ma rimangono ancora attori nazionali; l’Ice (Eci, iniziativa popolare dei cittadini, ndr) dovrebbe essere usata, ma è uno strumento limitato; i parlamenti nazionali sono istituzioni indispensabili, ma sono limitati da logiche nazionali”. Il ruolo dell’Europarlamento. Esiste però, avverte l’economista, “anche un quarto attore, quello che, a mio parere, ha il maggior potenziale: il Parlamento europeo. È l’istituzione dove si dovrebbero riunire le forze anti-disgregazione”. Entrando quindi nel dibattito sul ruolo di “facilitatore politico ed istituzionale” del Parlamento Ue, anche nella promozione di “legami” più consistenti tra cittadini e Bruxelles, Padoa-Schioppa sostiene che proprio “il Parlamento europeo potrebbe rompere la coalizione dei ‘non volenterosi'”. “Il Trattato di Lisbona – spiega – ha aumentato i poteri del Parlamento europeo e ci sono segnali che questo verrà percepito positivamente. Il Parlamento europeo può alzare la posta in gioco e usare il suo veto in maniera positiva”. Ciò “di cui vi è bisogno – conclude – è una maggiore separazione dei poteri, in modo che ognuno possa svolgere in modo più efficace il proprio compito”.