COMMISSIONE UE
Politica estera: le proposte per il 2014-2020
Anche in tempi di crisi “l’Europa deve guardare avanti e mantenere i suoi impegni nel mondo”. Del resto “la nostra sicurezza e prosperità dipendono anche da quanto accade al di là dei nostri confini”: Catherine Ashton, Alto rappresentante dell’Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, ha illustrato nei giorni scorsi le proposte assunte dalla Commissione nel campo della politica estera per il periodo 2014-2020, in relazione alla definizione del futuro Quadro finanziario pluriennale. Promuovere pace e democrazia. L’Esecutivo ritiene necessaria una serie di stanziamenti dal bilancio Ue al fine di “assolvere le proprie responsabilità sulla scena mondiale”, fra cui “lottare contro la povertà e promuovere la democrazia, la pace, la stabilità e la prosperità”. In particolare “la gamma di strumenti previsti contribuirà a sostenere i Paesi in via di sviluppo, i Paesi del vicinato europeo e quelli che stanno preparando l’adesione all’Ue”, come i Balcani occidentali. L’importo totale per la politica estera nei sette anni del periodo in questione si aggira intorno ai 96 miliardi di euro. Grazie a questi strumenti finanziari l’Ue potrà, secondo Ashton, “promuovere in modo più efficace i suoi valori e interessi centrali, quali i diritti umani, la democrazia e lo Stato di diritto”. Le proposte della Commissione passano per competenza a Consiglio e Parlamento Ue che dovrebbero assumere delle decisioni entro il 2012.Diplomazia e solidarietà. La politica estera dell’Unione richiede anzitutto un nuovo “servizio di azione esterna” (in pratica la diplomazia comunitaria, con tanto di sedi all’estero), in fase di organizzazione. Ma gli aspetti di tale politica sono diversi e complessi. Lo chiarisce Andris Piebalgs, commissario per lo sviluppo: “L’Unione europea è il primo donatore al mondo e dobbiamo continuare a guidare la lotta contro la povertà”. E dopo aver citato più volte il termine “solidarietà” – non molto frequente in questa fase nei discorsi dei politici -, Piebalgs aggiunge: “Le proposte dell’Esecutivo permetteranno al bilancio Ue di contribuire, in misura simile a quanto fatto in passato, all’impegno di destinare agli aiuti lo 0,7% del Pil comunitario entro il 2015”. E spiega. “È un dato di fatto che garantire una crescita più inclusiva e sostenibile nel mondo è anche nell’interesse” dei cittadini e degli Stati Ue. “Diamo dunque una svolta alle relazioni con i Paesi emergenti e ci impegniamo a concentrare l’aiuto a favore di quelli più poveri”. Allargamento. La politica estera si concentra inoltre sul cosiddetto vicinato, ovvero sui Paesi confinanti con l’Ue oppure presenti nell’area mediterranea e nell’est europeo. A proposito del nuovo strumento europeo di vicinato e del nuovo strumento di assistenza preadesione (che fanno parte del pacchetto suggerito dalla Commissione ai 27 Stati membri e all’Europarlamento), Stefan Füle, responsabile per l’allargamento, dichiara: “Questi nuovi strumenti ci consentiranno di rispondere ancora meglio alle necessità e alle ambizioni future dei nostri partner. Grazie al nuovo strumento europeo di vicinato e a quello per la preadesione, il sostegno ai nostri vicini sarà più rapido e flessibile, sarà possibile attuare una maggiore differenziazione e offrire più incentivi a coloro che ottengono i migliori risultati”. Il sostegno europeo continuerà “a garantire il successo del processo di democratizzazione, a migliorare lo sviluppo socioeconomico nei Paesi del vicinato, nonché ad appoggiare il processo di riforma nei Paesi” che si stanno preparando per entrare a far parte della “casa comune”.“Differenziazione”. Le proposte di bilancio sosterranno il nuovo approccio della Commissione inteso a concentrare l’aiuto in meno settori, ma ritenuti “strategici” a sostegno della democrazia, dei diritti umani e “a stimolare la crescita inclusiva e sostenibile”. Applicando il nuovo principio della “differenziazione”, l’Ue – secondo Ashton – destinerà “un volume più consistente di fondi laddove ritenga che il suo aiuto possa produrre risultati migliori: nelle regioni e nei Paesi più bisognosi, compresi gli Stati fragili”. “I Paesi in grado di generare risorse sufficienti a garantire il loro sviluppo non riceveranno più sovvenzioni bilaterali, ma beneficeranno di nuove forme di partenariato e continueranno a ricevere fondi attraverso i programmi tematici e regionali”. I 96 miliardi che la Commissione propone di destinare alla politica estera nei sette anni che cominceranno dal 2014 si dovrebbero orientare, ovviamente con cifre differenti, a vari strumenti finanziari, che coprono i seguenti ambiti: assistenza preadesione (14 miliardi di euro), vicinato (18 miliardi), cooperazione allo sviluppo (23), partenariato (1,3), stabilità (2,8), democrazia e diritti umani (1,6), cooperazione in materia di sicurezza nucleare (631 milioni), fondi per la Groenlandia (219 milioni). A tali fondi si aggiunge il Fondo europeo di sviluppo, pari a 34 miliardi di euro.