CHIESA ED EUROPA (16)
Interviste con i vescovi Comece: mons. Jean Claude Hollerich (Lussemburgo)
Con l’intervista a mons. Jean Claude Hollerich, arcivescovo di Lussemburgo, prosegue lo speciale di SIR Europa dedicato alle riflessioni dei vescovi europei sul processo di integrazione europea e sul pensiero della Chiesa sulla casa comune europea (cfr SIR Europa 62-63-64-65-66-67-69-71-75-76-77-78-79).Quali opinioni e quali aspettative hanno i cattolici del suo Paese nei confronti dell’Unione europea?“Il Lussemburgo ha fatto parte del processo d’integrazione europea fin dagli inizi. E in questo senso i lussemburghesi, più di altre persone, hanno aspettative molto grandi nei confronti dell’Ue. L’Unione è una garanzia di pace e di prosperità nei nostri paesi e io penso che molti lussemburghesi la vedano in questo modo”.L’opinione pubblica si fonda su una informazione corretta: pensa che nella sua realtà, ci sia una informazione appropriata sulle istituzioni Ue e sulle Chiese europee?“No, non lo penso. La buona informazione sull’Ue è davvero scarsa. Di solito, se guardiamo i telegiornali in televisione – e in Lussemburgo spesso si guardano i telegiornali anche di altre reti nazionali – si dice che ciò che va bene è per merito del governo locale; mentre invece per ciò che va male le persone incolpano l’Ue. Questa è un’informazione veramente limitata; è dare un’informazione distorta. Penso anche che le Chiese dell’Ue dovrebbero avere più spazio nei media. Perché esse possono dare un grande contributo per la pace e la prosperità dell’Europa”.Quale contributo la Chiesa del suo Paese può dare all’Europa?“Penso che questo sia un punto importante dal momento che Lussemburgo è una delle sedi delle istituzioni dell’Ue. Per cui noi dobbiamo innanzitutto avere una cura pastorale per tutte le persone che lavorano per l’Unione Europea a Lussemburgo. La cura pastorale non è solo azione pastorale diretta, ma dovrebbe avere una portata ampia, essere un’offerta ampia da parte della chiesa: per esempio conferenze su cristianesimo e Ue; ci dovrebbero essere dibattiti e confronti in cui la Chiesa è coinvolta e in cui le persone che lavorano per l’Unione vedono quale contributo le Chiese e la Chiesa cattolica di Lussemburgo hanno da offrire”.Qual è, secondo lei, il bilancio del lavoro compiuto fino ad oggi dalle Chiese europee nell’Ue? “Il lavoro svolto è molto importante, ma molto spesso, come dicevo poc’anzi, quel tipo di lavoro non è noto alle persone. E non è conosciuto nemmeno dalle persone che normalmente vanno in chiesa ogni domenica. Penso che abbiamo bisogno di più informazione sul lavoro svolto dalle Chiese. E le Chiese dovrebbero anche essere un pochino più attive nell’Ue. C’è una sorta di stanchezza nei confronti dell’Europa, legata alle crisi finanziarie, legata ai problemi con la nostra moneta comune, l’euro. Questa stanchezza verso l’Europa in realtà è molto pericolosa. Cattolici credenti, fedeli, hanno contribuito all’avvio del processo di integrazione europea. Basti menzionare persone come Adenauer, Schuman, De Gasperi. Loro erano veramente convinti in forza della propria fede cattolica di dover lavorare per l’integrazione in Europa. Negli ultimi tempi abbiamo trascurato questo tipo di impegno per l’Europa. Penso invece che le Chiese potrebbero impegnarsi maggiormente nel processo di integrazione europea”.