EUROPA

Con più slancio

La presenza dei cristiani in un passaggio difficile

“Non è possibile riflettere e dibattere sulle questioni sociali senza collocarsi nel contesto europeo”: è con questa convinzione che diverse organizzazioni rappresentative del cattolicesimo sociale europeo, hanno pubblicato, nel 2000, un manifesto intitolato “Per una coscienza europea” e creato, nel 2002, un gruppo di lavoro che, nel 2006, prese il nome di “Iniziativa di cristiani per l’Europa” (Ixe). Convinzione che si è rafforzata ancora di più oggi, davanti ad una crisi economica e finanziaria che coinvolge l’Unione europea e che rafforza l’impegno di Ixe e dei suoi membri, provenienti da Austria, Belgio, Croazia, Francia, Germania, Italia, Lussemburgo, Olanda, Polonia, Romania, Slovacchia, Spagna e Ucraina, a farsi portavoce del messaggio sociale della Chiesa, per avviare un dialogo con la società, per esprimere delle posizioni sui temi che riguardano l’avvenire a livello europeo, per suscitare la riflessione sull’evoluzione della costruzione europea. Nel corso della 86ª Settimana sociale di Francia (Ssf), svoltasi a Parigi dal 25 al 27 novembre, su “La democrazia, un’idea nuova”, SIR Europa ha intervistato su questi temi Bernard Chevenez, incaricato per gli affari europei della stessa Ssf.Siamo davanti ad una grave crisi economico-finanziaria che ha seri risvolti anche sul piano sociale e dei valori. Parlare di democrazia, allora, che significato ha?“Parlare di democrazia è il tentativo di riscoprire il vero significato di questo termine che è quello della eguale possibilità offerta ai cittadini di avere un’influenza nella gestione della società anche alla luce del fatto che i politici, eletti democraticamente, a volte dimenticano completamente coloro che rappresentano, i cittadini elettori. Costoro non credono più alla politica. La situazione è preoccupante. Questa crisi può rimettere l’uomo, il cittadino, al centro dell’azione politica aiutandolo a ri-orientare anche il suo stile di vita”.In che modo?“Ognuno di noi deve rimettersi in discussione e in gioco sul piano dell’impegno personale sia a livello sociale che politico, nel senso più ampio del termine. Innanzitutto chiedendosi che cos’è la democrazia, quali sono i principi che la sostengono e cosa fare per ristabilirne i valori basilari. Altro aspetto da non tacere è quello dell’educazione dei cittadini, soprattutto più giovani, ai valori democratici. La Settimana Sociale di Francia, come altre Settimane analoghe in Europa, vuole avere questo ruolo educativo. C’è chi crede che la regolamentazione europea distrugga a volte l’esercizio democratico perché sono regole e non leggi votate dai rappresentanti del popolo. Ma crediamo che tali principi democratici vadano esercitati a livello europeo nella misura in cui sono definiti dal Trattato di Lisbona che ha permesso iniziative a livello europeo dei cittadini per esprimere la loro preoccupazione per la democrazia”.Non solo i cittadini ma anche i Paesi membri dell’Ue dovrebbero fare la loro parte, e mi riferisco al rispetto del metodo comunitario di integrazione costruito con i trattati, per il quale gli Stati hanno rinunciato a una parte della loro sovranità affidandola alle istituzioni europee…“Infatti. Ciò che stiamo osservando in questo periodo è che Francia e Germania, con l’Italia, in altro modo, hanno degli interessi stretti limitando nei fatti questo metodo comunitario. Le soluzioni, invece, passano attraverso un’Europa nella quale ogni Paese gioca un suo ruolo”.Quale ruolo, invece, per i cristiani?“Per la gestione della cosa pubblica i laici cristiani giocano un ruolo importante come testimoniano le tante iniziative, come le Settimane Sociali che si svolgono in molti Paesi europei e che si propongono di riscoprire la centralità di un impegno sociale, politico e di cittadinanza attiva e partecipativa. A tale riguardo è interessante ricordare l’evento, a Granada nel 2013, delle Giornate sociali dei cattolici, promosse dai due organismi rappresentativi delle Chiese europee (Ccee – Comece). Una attenzione che è presente anche nell’appello che Ixe lanciò nel 2009, in un Manifesto ad hoc, per esortare i cristiani a votare alle elezioni europee. Adesso siamo impegnati ad organizzare un colloquio con le istituzioni europee, Parlamento e Commissione, per confrontarci sulla crisi finanziaria ma alla luce dei conflitti della memoria”. Conflitti della memoria? Cosa c’entrano con la crisi attuale?“Sono i conflitti che vivono nella testa delle persone e di cui non si parla e per questo restano irrisolti. Penso per esempio ai rapporti tra Polonia e Lituania, tra Germania e Polonia, ai conflitti nei Balcani, alle divisioni in Belgio, tutti nodi che impediscono la piena attuazione dell’Ue e la soluzione unitaria dei problemi. I cristiani e le Chiese hanno un ruolo importante nel dirimere questi conflitti poiché sono portatori di perdono. È l’insegnamento sociale della Chiesa che intende così ispirare e formare nuovi cittadini e politici”.Magari rivolgendosi a quelle nuove generazioni deluse dalla politica e preoccupate per il loro futuro minato dalla crisi?“I giovani, siano essi studenti o lavoratori, rappresentano una speranza per il Vecchio Continente, purtroppo molti di loro sono spesso disillusi dalla politica sia a livello nazionale che europeo. Bisogna quindi avvicinarli di nuovo per offrire loro un insegnamento di democrazia e di partecipazione attiva nella società. La politica, come afferma il Vaticano II ed anche la Caritas in Veritate di Benedetto XVI, è forma tra le più alte di carità. Nostra responsabilità è, pertanto, farli riavvicinare alla politica evidenziando quei valori evangelici che vi si possono perseguire con un impegno disponibile, solidale e gratuito”.