POLONIA
Il laicato nelle parole del presidente dei vescovi polacchi ai giornalisti
“Guardo al futuro della Chiesa in Polonia con speranza”. Lo afferma mons. Jozef Michalik, arcivescovo di Przemysl e presidente della Conferenza episcopale polacca (Kep) nonché vice-presidente del Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa. Lunedì 28 novembre, in occasione dell’uscita del libro – intervista “Rapporto sulla fede”, il presule ha incontrato la stampa. La valutazione positiva espressa sulla Chiesa polacca si riferisce ni particolare al “prato in fiore dei laici” che sempre più numerosi affluiscono nei movimenti e organizzazioni cattoliche, riemerse in Polonia dopo la caduta del regime sovietico nel 1989. I laici. “Quando è arrivata la libertà – ha sottolineato il presidente dei vescovi polacchi -, si aprirono delle possibilità d’azione e divenne palese ciò che per anni era vietato di far emergere e cioè la forte richiesta della presenza della Chiesa nello spazio pubblico”. “La libertà riconquistata ha liberato un forte movimento dal basso dei laici: si sono create numerose associazioni come l’Azione Cattolica e l’Associazione dei giovani cattolici; sono nati anche movimenti di spiritualità già da anni attivi in Europa occidentale”. Il presidente della Kep ha quindi sottolineato la necessità di un maggior coordinamento tra i vari movimenti e associazioni da realizzarsi in vista della missione e “in stretta unità con le gerarchie ecclesiastiche”. Analizzando il credo dei polacchi mons. Michalik attesta: “Molto spesso la nostra fede è rituale e poco contemplativa, mancante di una visibile dinamicità della testimonianza verso l’esterno”. Il presule ha parlato anche “delle nuove minacce della pseudo modernità che promuovono una superficialità senza la profondità dell’antropologia cristiana”. Una preoccupazione: la famiglia. “La famiglia non è più il luogo dove viene trasmessa la fede, dove si forma il carattere e si conservano i valori”, afferma il presule rilevando fra gli altri che “ai tempi del regime comunista, il baluardo della Chiesa erano soprattutto la famiglia, la tradizione e il legame tra i sacerdoti e il popolo”. Mentre però il legame tra sacerdoti e il popolo è rimasto forte anche dopo la trasformazione del sistema, “oggi è ben visibile in Polonia e in tutto il mondo, una grave crisi della famiglia”. “Questa è la mia maggiore preoccupazione” confida il presidente della Kep attribuendo alla crisi della vita familiare anche il calo delle vocazioni al sacerdozio osservato in Polonia dal 2007. “Se un giovane sente a casa solo delle recriminazioni nei confronti dei sacerdoti, se non si dice di loro nulla di buono, gli sarà molto difficile scegliere la strada del sacerdozio, la cui scelta neanche verrà sostenuta dai genitori poiché le famiglie sono sempre meno numerose, e sempre più spesso con un figlio solo”.I media. Se dunque la famiglia ha perso la sua influenza nel processo della formazione delle coscienze e delle menti, di quel ruolo si sono appropriati i mezzi di comunicazione di massa. Questi, osserva il presule, “per loro natura si nutrono delle notizie brutte, senza considerare la realtà nel suo insieme” e lasciano al di fuori dei loro interessi “i grandi spazi del bene dei quali non parlano per nulla”. “Il mondo creato dai media è diverso da quello reale” afferma mons. Michalik anche in riferimento alle voci che riferiscono delle presunte “divisioni in seno alla Chiesa polacca”. Ricordando che la Chiesa è costituita dal popolo di Dio, il presule ritorce le accuse contro gli stessi accusatori e chiede: “Quando mai non ci sono state delle divisioni in seno al popolo di Dio?”. Riaffermando l’unicità di tutto l’episcopato polacco nelle questioni fondamentali di fede e morale, della fedeltà alla verità salvifica e alla Santa Sede, il presidente della Kep considera naturali le differenze concernenti vari metodi della pastorale a livello diocesano e sottolinea: “Noi vescovi cerchiamo di discernere la specificità e le necessità delle nostre diocesi, di trovare degli strumenti migliori dell’evangelizzazione, condividendo delle esperienze e imparando dagli errori”.Le critiche. Il presidente dell’episcopato polacco interrogato riguardo alle critiche che alcune personalità e mezzi di comunicazione rivolgono alla Chiesa cattolica in questi ultimi tempi osserva che “tutti gli accanimenti verso la Chiesa possono risultare utili costituendo occasione per un esame di coscienza nello spirito dell’umiltà”. D’altro canto il presule è convinto che “Se all’attacco si accompagna menzogna e la manipolazione dell’opinione pubblica, questo mobilita i laici alla ricerca della verità e alla sua difesa”. Allora, afferma “tutti ci rendiamo conto che la Chiesa non sono solo i vescovi e i sacerdoti come spesso la descrivono i nostri critici ma la comunità di fedeli composta sia da laici che da religiosi”. Mons. Michalik si è poi detto in totale disaccordo con l’opinione corrente che vuole che la situazione della Chiesa in Polonia, dopo che Giovanni Paolo II andasse peggiorando. “Sono fermamente convinto che Giovanni Paolo II vive in Benedetto XVI”.