CHIESA IN EUROPA
L’auspicio del card. Bozanic, arcivescovo di Zagabria
“Mi sembra che la Chiesa cattolica sia chiamata a promuovere un preciso progetto culturale europeo”, con una riflessione “coerente e cristiana su cosa sia o debba essere la casa comune europea, ma che soprattutto abbia la possibilità di dire all’uomo di oggi chi è” e “di affrontare con serenità i grandi interrogativi del nostro secolo”. Il card. Josip Bozanic ha una vasta conoscenza del Vecchio Continente nei suoi aspetti ecclesiali, culturali, sociali. Una sua riflessione su questi argomenti è stata portata al seminario di studio e aggiornamento dei vescovi italiani (Roma, 14-16 novembre) su “Chiesa, e confessioni religiose nel sistema dell’Unione europea”. Cattolicità, territorialità. Il card. Bozanic ha maturato la sua “vocazione continentale” nel lungo impegno come vice presidente del Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa (Ccee), membro osservatore della Commissione degli episcopati dell’Unione europea (Comece) e, non da ultimo, pastore della chiesa di Zagabria, in Croazia, Paese che diverrà nel 2013 il ventottesimo membro Ue. La riflessione del porporato si è concentrata sul contesto entro il quale si svolge il processo di integrazione; allo stesso tempo si è riferito al ruolo che vi possono giocare le fedi religiose, e in particolare i cristiani. “Un primo contributo che la chiesa può dare alla nostra Europa è quello della cattolicità e della territorialità, cioè l’esperienza della specifica relazione con le popolazioni di un determinato territorio”. Per il card. Bozanic, infatti, “non è oggi possibile parlare di Europa senza considerare la situazione di globalizzazione che segna ogni fenomeno ed evento”. “Non possiamo pensare all’Europa come a una fortezza”, ha proseguito l’oratore, “chiusa nell’interesse per il proprio bene, ma a un continente che dovrebbe divenire più stabile e più consapevole della propria identità”, per poi essere un soggetto determinante per costruire “la giustizia e la pace nel mondo”. Se questo è l’orizzonte in cui dovrebbe muoversi l’Europa, lo stesso può dirsi per la chiesa, il cui vero punto di interesse è “il bene comune universale e non l’esclusivo bene di un solo continente”.Unità senza frontiere. Di grande rilievo le osservazioni, sempre su questa linea, riguardanti la “forte accelerazione della riduzione dello spazio” nell’era contemporanea, in parallelo all’accresciuta globalizzazione. “Tale riduzione crea una situazione paradossale: quando il mondo era molto grande, le differenze tra culture e popoli esistevano, però non facevano paura, perché erano lontane, non si incontravano fra loro e c’era spazio per tutti”. Così le differenze “apparivano piccole”. Il card. Bozanic ha esemplificato spiegando che in passato la maggioranza degli europei non aveva in alcuna considerazione “pratica” la Cina, “e quindi la Cina non costituiva un problema”. Ma ora che il mondo è diventato piccolo, ora che mercati e mass media ci portano in casa prodotti, immagini, mode cinesi, “la Cina stessa gioca in casa nostra”. Lo stesso si può dire per il mondo islamico: oggi siamo “vicini di casa e così scopriamo quanto siamo lontani, nel senso di diversi” dai musulmani. Da qui emerge “l’urgenza assoluta, storica, di fare una nuova scoperta della fraternità” per evitare i rischi rappresentati da “scontro di civiltà, terrorismo, crisi della finanza, fame, crisi energetica, monopolio dell’acqua”. Il card. Bozanic ha insistito sul concetto di “cattolicità”, ovvero “la possibilità di realizzare una comunione universale, un’unità senza frontiere, in modo che le differenze non siano però uniformizzate o cancellate, ma piuttosto si realizzino nella loro identità”. L’appartenenza alla famiglia universale andrebbe anche intesa “per correggere derive nazionalistiche, per arginare tendenze uniformanti”, e “poteri anonimi e incontrollabili propri di una certa globalizzazione”.Ridare ordine alle idee. Nella sua ampia riflessione, che ha toccato anche taluni nodi del processo di integrazione politica europea, il card. Bozanic ha dedicato una parte specifica all'”opera culturale” sottesa alla missione evangelizzatrice dei cristiani nell’Europa di oggi, soprattutto in relazione alle tentazioni del relativismo, che sembrano pervadere la morale privata, l’etica pubblica, così pure la sfera sociale e politica e quella massmediale. Da qui l’insistenza sul “progetto culturale europeo” che la chiesa cattolica dovrebbe elaborare nel contesto attuale, centrata sul “rispetto, il dialogo, la solidarietà” che caratterizzano la presenza cristiana nel tempo. “Nonostante tutti i sentieri interrotti – ha concluso il card. Bozanic -, smarriti o anche devianti che l’Europa ha intrapreso, essa ha prodotto enormemente nel campo della cultura, del pensiero, della scienza, dell’arte ed è stata anche il luogo in cui la cultura si è lasciata rinnovare dal cristianesimo. Nell’Europa ci sono idee impazzite, ma ci sono idee! La nostra responsabilità è di ridare ordine, unità e senso a queste idee. La nostra pastorale può essere laboratorio di un’opera educativa e culturale che contribuisce a ridare ordine alle idee dell’Europa”.