FRANCIA

Un’idea nuova

La democrazia a tema della 86ª Settimana Sociale

“La democrazia, un’idea nuova”: è questo il titolo dell’edizione numero 86 della Settimana Sociale di Francia che avrà luogo a Parigi, dal 25 al 27 novembre (Parc Floral), per iniziativa delle Settimane sociali di Francia (Ssf), organismo presieduto da Jérôme Vignon. Tre giorni di lavoro, cui sono attesi oltre 3.500 partecipanti, che avranno a tema “Pensare la democrazia” (venerdì 25), “Vivere la democrazia” (sabato 26) e “La democrazia a grandezza naturale”. Docenti, sociologi, giuristi, scrittori, giornalisti, politici e rappresentanti del mondo economico ed imprenditoriale, animeranno i vari momenti del programma, che quest’anno presenta una sessione sul tema del contratto democratico cui parteciperanno i candidati alle elezioni presidenziali del 2012 (primo turno 22 aprile e secondo turno 6 maggio). Le conclusioni saranno curate dal presidente, Jérôme Vignon, che SIR Europa ha intervistato.Perché il tema “La democrazia, un’idea nuova”? Per dimostrare che la sfida della cittadinanza non è solo francese ma anche europea?“Il titolo è stato scelto per ricordare ai cattolici di Francia che la democrazia alla quale sono abituati da più di due secoli è in realtà un’idea fragile, che va rifondata, riformulata, tenendo in considerazione i nuovi contesti e i cambiamenti culturali. Stiamo vivendo un cambiamento culturale: sia esterno, con la globalizzazione che ci obbliga a pensare il nostro futuro con altri popoli, sia interno, con nuovi valori: la parità tra uomo e donna, l’individualismo democratico”. La crisi economica può consegnare la democrazia nelle mani delle élite politiche e finanziarie, aumentando il divario con la società civile. Quali sono le soluzioni possibili?“Se, sotto la pressione dei mercati, ci siamo ridotti a cambiare governo e ricorrere a dei tecnici non è colpa né dei mercati né della crisi. Quest’ultima mette in luce la debolezza delle istituzioni democratiche, debolezza dovuta al fatto che le abbiamo trascurate, prima della crisi, permettendo che il potere fosse affidato a dirigenti mediocri, o privi di lungimiranza, disinteressandoci della politica, preferendole talvolta impegni più valorizzanti o più lucrativi. D’altronde, constatiamo che coloro che vengono definiti “tecnici” sono in realtà persone coraggiose mentre i responsabili politici in senso stretto stanno ben attenti a ‘compromettersi’. La soluzione principale è a lungo termine. Si tratta di esporre noi stessi in quanto cittadini, non solo nella politica, ma nelle diverse istituzioni dove è in gioco lo spirito democratico, il rispetto delle opinioni altrui: la famiglia, la scuola, l’impresa, le associazioni e le organizzazioni intermedie. Se all’interno di queste istituzioni si continua a credere che uno solo debba avere peso per tutti gli altri, com’è possibile rispettare la democrazia politica? Tuttavia la crisi ci dà l’occasione di migliorare la qualità democratica delle nostre comunità politiche nazionali ed europee. Un cristianesimo civico può esigere una riforma della fiscalità e delle prestazioni sociali che riducono le diseguaglianze esistenti a vantaggio dei ceti più modesti. Questo aiuterebbe anche la crescita economica. Un cristianesimo civico nei nostri Paesi europei ha il diritto di esigere che i responsabili politici presentino in modo chiaro il progetto di Unione europea che propongono al loro Paese. Si tratta di concepire un’Unione, una cooperazione tra i popoli che sia equa e fruttuosa, non solo per sé ma anche per la comunità delle nazioni”. Assistiamo anche al passaggio verso una democrazia reale: possiamo citare l’economia solidale e il commercio equo, forme di democrazia avviate direttamente dai cittadini. Come portare avanti allora un dialogo tra la democrazia reale e quella formale?“È una questione fondamentale, già trattata da Papa Benedetto XVI nell’enciclica Caritas in Veritate, al capitolo 3, dove propone una fecondazione tra i tre pilastri dell’economia sociale di mercato. Senza dubbio non possiamo davvero aspettare che l’economia sociale e solidale divenga un modello per l’insieme delle imprese. In compenso, una cooperazione tra questa forma di economia e le società di capitali e le istituzioni pubbliche di protezione sociale ridarebbe una boccata d’ossigeno a tutti”. Oggi in Europa l’asse tra Francia e Germania sembra imporre politiche e strategie finanziarie al resto dell’Ue. Quest’alleanza franco-tedesca può togliere credibilità a quella forma alta di democrazia rappresentata dal metodo comunitario utilizzato nell’Ue?“Credo che la coppia franco-tedesca sia e sarà sempre un motore insostituibile dell’Unione europea, non fosse altro perché unisce in sé la sensibilità del nord e quella del sud. Ma questo motore è accettabile solo se funziona a beneficio di tutti, ovvero se è al servizio di un’Unione maggiormente integrata. Recentemente vi è stato un cambiamento di atteggiamento, più in Germania che in Francia, che porta a prendere le distanze dal modello comunitario. La stessa Cancelliera a Bruges ha tenuto un discorso che può destare preoccupazione negli Europei sensibili allo spirito e ai metodi delle decisioni comunitarie. In realtà la fiducia dei membri dell’Unione è stata minata dagli inadempimenti in materia di moneta unica. Probabilmente la personalità di un dirigente come Mario Monti in Italia può contribuire significativamente a ripristinare questa fiducia, più che fiducia dei mercati, fiducia tra i popoli”.C’è un ruolo per i credenti in questa nuova idea di democrazia?“Sì, addirittura in modo inimmaginabile. Un primo contributo dei credenti è rappresentato dalla pratica personale dei valori profondi del Cristianesimo, indispensabili al funzionamento della democrazia: il rispetto delle opinioni altrui, la convinzione che ciascuno può e deve contribuire al bene comune, il senso del compromesso da preferire alla violenza e alla forza nel risolvere i conflitti, il senso della fraternità, su cui posa la solidarietà. Tuttavia, in un’epoca in cui lo spazio pubblico è fragile e la politica e le sue istituzioni sono a volte screditate, il contributo del Cristianesimo va ben al di là della messa in pratica personale dei valori. Abbiamo bisogno di un Cristianesimo civico che si esprima nello spazio pubblico in quanto tale, per incoraggiare la democrazia a concentrarsi su esigenze morali in vista di un orizzonte a lungo termine”.Questa edizione è certamente legata alle prossime elezioni presidenziali. Nel programma è previsto un incontro con i candidati. Che cosa vi aspettate?“Ci aspettiamo che i sei candidati o i relativi rappresentanti che interverranno ci diano un messaggio su come intendono far vivere la democrazia in Francia e in Europa, su come vogliono contare sull’impegno dei cittadini, sulla loro attitudine a condividere un progetto comune al di là dei vincoli immediati che la crisi sembra imporre”. Settimane Sociali – schedaLa Settimana sociale di Francia giunge dopo quelle promosse, nelle settimane scorse, in Slovenia, giunta alla terza edizione, ed in Moldavia, prima edizione. In Slovenia è stato trattato il tema della sensibilizzazione della coscienza civile sui diritti dei cittadini, mentre in Moldavia quello del “coraggio di crescere accanto agli ultimi”. A tenere a battesimo questa prima Settimana moldava sono stati, tra gli altri, i rappresentanti di altre settimane sociali in Europa: mons. Arrigo Miglio, vescovo di Ivrea e presidente delle Settimane sociali in Italia; Jean-Pierre Rosa, delegato delle Settimane Sociali in Francia; mons. Giampaolo Crepaldi, vescovo di Trieste e presidente della Commissione sociale “Caritas in Veritate” del Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa (Ccee). Ed è proprio in seno al Ccee che si sta lavorando per organizzare nel 2013 in Spagna un’edizione europea delle “Giornate sociali cattoliche per l’Europa”.