CHIESE IN BREVE

Francia, Portogallo, Ucraina

Francia: Anddp, convegno a GerusalemmeSi è tenuto a Gerusalemme, dal 14 al 19 novembre, il congresso dell’Associazione nazionale francese dei direttori diocesani del pellegrinaggio (Anddp) con a tema un versetto del salmo 84 – “Tu, Signore hai amato questa terra” – scelto come invito a “pellegrinare in Terra Santa”. Giunto alla sua 64ª edizione, l’evento si svolge per la prima volta nella città santa. A fare gli onori di casa è stato il vescovo ausiliare, mons. William Shomali, che aprendo i lavori ha letto un messaggio del patriarca latino Fouad Twal in cui spiegava che un pellegrinaggio in Terra Santa obbedisce a tre vocazioni con uno stesso scopo: incontrare Dio. In primo luogo, “essere un pellegrino è una vocazione”; il supporto della storia, dell’archeologia e della tradizione conferma che la storia della Salvezza è vera, “la vita di Gesù è reale e fa parte della nostra storia umana e ha avuto luogo in una geografia concreta che è la Terra Santa”. Il patriarca ha inoltre evidenziato che “organizzare un pellegrinaggio in Terra Santa come direttori diocesani è una missione”, sottolineando l’importanza dei frutti spirituali che nascono da un pellegrinaggio ben preparato. Terza vocazione è “l’accoglienza dei pellegrini da parte della Chiesa locale. Incoraggiamo i pellegrini a partecipare la domenica ad una messa in una parrocchia per incontrare le pietre vive di questa Chiesa”. Il presidente dell’Anddp, p. Patrick Gandoul, davanti ai 168 congressisti riuniti al Notre Dame Center ha ribadito che “questa conferenza è una visita, un’espressione di solidarietà con i nostri fratelli e sorelle della Terra Santa”: “Il pellegrino è una figura di pace e attraverso la Bibbia e l’archeologia, egli desidera radicare in Terra Santa il suo cammino di pellegrino, che lo rende solidale”. La Francia, attualmente, è tra i primi quattro Paesi per numero di pellegrini.Portogallo: Ucp, una ricerca dell’identità cattolica”Il Centro Studi sulle religioni e le culture dell’Università Cattolica (Ucp) sta svolgendo una ricerca sulle “identità religiose in Portogallo”, che consentirà di valutare il grado di importanza che la Chiesa riveste attualmente nella società. Il coordinatore scientifico del progetto, Alfredo Teixeira, ha anticipato che la prima fase della ricerca può già dirsi conclusa, mediante “la realizzazione di interviste di strada che hanno complessivamente coinvolto 3.500 persone del territorio continentale e delle isole”. Tale sondaggio, effettuato nel corso della prima metà del mese di novembre, ha riguardato i “cittadini portoghesi di 15 anni ed oltre, delle regioni rurali, delle zone semiurbane e delle città”. Il docente di teologia dell’Ucp ritiene che all’inizio del nuovo anno la valutazione dei risultati ottenuti raggiungerà un livello di attendibilità del 95%, e sarà in grado di fornire un’immagine più precisa dell’identità cattolica portoghese. “L’atteggiamento e l’appartenenza religiosa delle persone, le pratiche di orazione individuale e familiare, il grado di soddisfazione nei confronti dell’azione pastorale della Chiesa sono solo alcuni degli aspetti presi in considerazione” ha spiegato Teixeira. “La ricerca tende ad andare oltre la mera caratterizzazione religiosa degli individui, cercando di cogliere anche le abitudini di natura culturale e di svago, nonché quelle relative alla specificità territoriale: solo se le sapremo comprendere in una maggiore complessità, potremo trarre conclusioni su come le persone si definiscono relativamente alla Chiesa cattolica”. Il progetto universitario, che è sorto a seguito dell’iniziativa proposta per i prossimi anni dalla Conferenza episcopale portoghese (Cep) denominata “Ripensare insieme la pastorale della Chiesa in Portogallo”, vuole dare continuità all’inchiesta promossa dai vescovi portoghesi nel 1999, in preparazione all’Anno giubilare, riguardante la rilevazione del grado di partecipazione dei fedeli alle celebrazioni domenicali.Ucraina: vescovi cattolici contro “Dognal Group”I vescovi cattolici di Ucraina sottolineano che “il Dognal Group non ha niente a che fare con la Chiesa cattolica, in quanto i suoi leader, ex sacerdoti cattolici, sono stati puniti per gravi reati ecclesiastici con la scomunica”. I pastori esortano tutti i cattolici a fare attenzione alle attività di tale gruppo ed avvisano le autorità statali dell’Ucraina che “il Dognal Group è noto per la sua estrema intolleranza religiosa, che provoca scontri interconfessionali e aperti conflitti. La sua attività è causa di agitazioni e divisioni all’interno della società ucraina”. I gerarchi chiedono che vengano adottate misure opportune per porre fine alla dannosa attività illegale della setta, le cui caratteristiche sono simili a quelle delle sette totalitarie. È stato recentemente firmato un documento sui gruppi pseudo-cristiani tra i membri del Sinodo dei Vescovi del Supremo vescovado di Kyiv-Halych della Chiesa greco-cattolica di Ucraina (Ugcc) e della Conferenza episcopale della Chiesa cattolica romana (Rcc) di Ucraina. Secondo padre Orest-Dmytro Vilchynskyi, che studia il movimento da molti anni, “il Dognal Group continua a presentarsi come successore della Chiesa segreta greco-cattolica di Ucraina e sottolinea la propria identità cristiana ‘autentica’. L’esortazione a difendere i valori tradizionali dall’invasione del liberalismo dà ai seguaci del Dognal Group la sensazione di essere gli ultimi baluardi del cristianesimo europeo o addirittura di tutta la cristianità. Con un’abile manipolazione dei fatti, il Dognal Group dà ai propri seguaci la sensazione di essere gli eletti, di un elitarismo malsano, offrendo loro nello stesso tempo opportunità di auto-realizzazione tramite varie azioni”.