VOLONTARIATO EUROPEO

Gratuità senza frontiere

L’incontro organizzato da Cor Unum e le parole del Papa

Il ruolo dei volontari cristiani consiste “nell’essere parte attiva nella vita della società, cercando di renderla più umana, sempre più contraddistinta da libertà autentica, giustizia e solidarietà”: lo ha detto Benedetto XVI ricevendo in udienza i partecipanti al recente incontro svoltosi in Vaticano, per i vertici del volontariato cattolico europeo promosso dalla Ue e organizzato dal Pontificio Consiglio “Cor Unum”. Milioni di volontari cattolici che operano oggi nel mondo, ha ricordato Benedetto XVI, “contribuiscono, regolarmente e generosamente, alla missione caritativa della Chiesa”. “Di questi tempi – ha precisato – caratterizzati dalla crisi e dall’incertezza, il vostro impegno è motivo di fiducia, dimostra che la bontà esiste, continuando a crescere in mezzo a noi. Naturalmente i volontari cattolici non possono rispondere a tutti i bisogni, ma non dobbiamo scoraggiarci”.Serve “innovazione”. Ma chi sono e cosa fanno queste organizzazioni di volontariato? Gianpietro Cavazza, presidente del Centro culturale Francesco Luigi Ferrari di Padova, ne ha elencato alcune caratteristiche in base a un questionario a cui hanno risposto circa 60 organismi europei, tra cui alcune Caritas: si impegnano soprattutto nei campi dell’esclusione sociale e della povertà, della cooperazione internazionale, dell’educazione, dell’assistenza socio-assistenziale e hanno più giovani tra i volontari che tra i dipendenti. “Tra le motivazioni espresse dai volontari che li spingono all’azione – ha rilevato Cavazza – le prevalenti sono l’essere solidali e la scelta di fede”. L’esperto ha poi sottolineato come le relazioni con le chiese locali e le istituzioni sono “efficaci, costanti e collaborative” mentre vengono invece penalizzate l'”innovazione”, la “relazione tra organizzazioni di volontariato” e la “formazione di giovani volontari”. Per Cavazza la prima, soprattutto, è una criticità da colmare, perché con un nuovo modello di organizzazione “si potrebbero costruire occasioni di lavoro”.Un nuovo corpo europeo. All’incontro è intervenuta anche Kristalina Georgieva, membro della Commissione europea con delega al volontariato, che ha annunciato la promozione di “nuovo corpo di volontariato europeo”. “Abbiamo bisogno di persone con una maggiore professionalità e di un migliore coordinamento – ha sottolineato – perché, come ha dimostrato l’esperienza del terremoto di Haiti, tanti volontari non coordinati possono essere controproducenti”. La commissaria ha ricordato che “il 20% della popolazione s’impegna nel volontariato e come europea sono molto orgogliosa che questa dimensione faccia parte del nostro Dna”. “Oggi – ha aggiunto – viviamo in un mondo più fragile rispetto al passato, che è più ricco ma più soggetto a disastri ambientali e umanitari a cui è difficile far fronte”. Il commissario ha ricordato che l’anno europeo del volontariato (http://europa.eu/volunteering/it/home2) è l’occasione per “riconoscere e ringraziare l’opera dei volontari” che “beneficiano tutta la società”. è l’occasione per “riconoscere e ringraziare l’opera dei volontari” che “beneficiano tutta la società”.Dignità per i disabili gravi. Nella due giorni è stata presentata, da Veronika Ottrubay, anche l’esperienza dell’Arche, un luogo in cui “si combatte per la giustizia” e per la dignità delle persone con handicap mentali gravi, un “dono per la società e la Chiesa”. L’Arche è una realtà costituita da 150 comunità di vita in ognuna delle quali ci sono sette persone con disabilità gravi che vivono insieme a degli “assistenti” e volontari, molti giovani, che si impegnano per un minimo di nove mesi. Le comunità sono diffuse in 36 Paesi, 30 solo in Francia e accolgono in totale circa 4.000 persone con handicap mentali gravi.“Radicato” nella cultura europea. La sessione dei lavori è stata aperta, il 10 novembre, dal card. Robert Sarah, presidente di Cor Unum, che ha notato come nonostante i “cambiamenti sociali” e la “crisi”, “il fenomeno del volontariato in Europa rimane un fattore costante e si è radicato fermamente dentro la cultura europea”. Riflettendo sul volto attuale delle organizzazioni che s’impegnano per il prossimo, il card. Sarah ha rilevato che “il volontariato si è professionalizzato” ma i volontari cattolici, che hanno come modello Gesù e, quindi, il “dono totale di sé”, dovrebbero forse “concentrarsi di più sulla dignità della persona umana”. Cosa che non significa “sostituire la qualità con l’improvvisazione perché al contrario la gratuità richiede perfezione”. Le organizzazioni di volontariato non devono, dunque, rinunciare ai finanziamenti pubblici perché “la Chiesa non è contraria e stando al principio di sussidiarietà è un dovere dello Stato garantire le condizioni per cui i cittadini possano impegnarsi nel volontariato”. Per il presidente di Cor Unum, “nella misura in cui siamo radicati nella nostra identità cattolica saremo in grado di rispondere alle sfide che il mondo ci pone”. Per il cardinale, l’Europa “secolarizzata” ha “disperatamente bisogno” della testimonianza dell'”amore compassionevole”.