CHIESA ED EUROPA (13)

In dialogo con l’Europa

Interviste con i vescovi Comece: mons. William Kenney (Gran Bretagna)

Con l’intervista a mons . William Kenney, vescovo ausiliare di Birmingham, prosegue lo speciale di SIR Europa dedicato alle riflessioni dei vescovi europei sul processo di integrazione europea e sul pensiero della Chiesa sulla casa comune europea (cfr SIR Europa 62-63-64-65-66-67-69-71-75-76).Quali opinioni e aspettative nutrono i cattolici nel suo Paese nei confronti della Ue?“Penso che la maggior parte dei cattolici nel mio Paese si preoccupino poco dell’Ue, come del resto avviene per la maggior parte della popolazione inglese; non sono decisamente a favore, non ostinatamente contro l’Ue. L’Unione però non è certo una preoccupazione centrale. Non saprei darne le ragioni: credo in parte dipenda dal fatto che siamo su un’isola, con una lunga storia, con una cultura prominente e famosa, che perciò non vede la necessità di aprirsi all’altro”.L’opinione pubblica si fonda su una informazione corretta: pensa che nella sua realtà, ci sia una informazione appropriata sulle istituzioni Ue e sulle Chiese europee?“La nostra stampa non fa un buon lavoro nel diffondere informazioni relative all’Ue; l’impressione è che negli altri Paesi europei le cose vadano in generale molto meglio di come vanno in Inghilterra. Riguardo alle Chiese europee forse la situazione è migliore, nel senso che la diffusione di notizie da parte delle Chiese è migliore, più accurata. Non dobbiamo dimenticare che la Chiesa cattolica in Inghilterra è relativamente piccola, per cui la maggioranza della popolazione non ha un interesse per le Chiese europee”. Come può la Chiesa nel Suo Paese contribuire all’Unione europea?“Penso che la Chiesa faccia molto, ha un’agenda molto improntata alle dimensioni sociali. Certamente cerchiamo di imporre alcune cose per quel che riguarda le problematiche sociali, la migrazione, la povertà, la pace che sono anche molto importanti per l’agenda europea. Il Paese prende anche parte a molti dei progetti europei, benché non appartenga alla zona euro. La situazione politica è tale per cui l’Ue si vede soltanto come una comunità economica, ma di fatto è molto più di questo”. Qual è il suo bilancio del lavoro della Chiese europee nella Ue?“Penso che molto sia stato fatto e che molto di più si potrebbe fare. Credo che dobbiamo prendere sul serio e non fuggire dal fatto che si tratti di un dialogo e di un dialogo con non credenti. Ho passato molta parte della mia vita in Scandinavia, dove i cattolici praticanti sono davvero una esigua minoranza. Personalmente credo nella missione della ‘Gaudium et spes’, credo in ciò che l’attuale Papa spesso dice e cioè che dobbiamo prendere sul serio le persone con cui siamo in contatto. Non si tratta di predicare loro ciò che noi crediamo sia giusto, piuttosto di entrare in dialogo con loro, di discutere riguardo a ciò che noi crediamo essere giusto e ciò che loro credono essere giusto, per cercare un terreno comune. Non penso abbiamo sempre fatto così e credo che questa sia la cosa necessaria da fare oggi”.