COMECE

Pagine di pensieri

“Europe Infos”: i principali temi del numero di novembre

Il numero di Europe Infos on line questo mese dedica i suoi due articoli iniziali alla questione energetica, ospitando un intervento di Günther Oettinger, commissario Eu per l’energia (“Verso una strategia energetica europea”) e una presa di posizione del cardinale tedesco Reinhard Marx, vice presidente Comece (“Un’energia libera dal nucleare non è sufficiente per una svolta energetica”). Continuando la riflessione aperta nel numero precedente, si torna a parlare di come regolamentare l’accesso alle risorse naturali da parte dei Paesi europei nei Paesi in via di sviluppo; di integrazione; di politica estera e in particolare dei programmi dell’Ue a sostegno dei Paesi dell’est Europa e della presenza dell’Ue in Iraq oggi. L’editoriale è a firma del segretario generale, Piotr Mazurkiewicz, “Lux ex Oriente, luxus ex Occidente” (Cfr SIR Europa n. 75).Politica energetica, senza nucleare. “Il dibattito sulle politiche energetiche risulta inadeguato se si concentra essenzialmente sulla paura di uno scenario in caso del peggiore incidente nucleare. Se pure la paura è comprensibile, non dovrebbe condurci alla fuga da una forma rischiosa di approvvigionamento energetico senza un’adeguata programmazione per il futuro”. Così scrive il cardinale di Monaco di Baviera e vice presidente della Comece, Reinhard Marx. “Per contro è necessaria una riflessione ponderata e globale circa le sfide della politica energetica al fine di introdurre una riconfigurazione delle riserve energetiche sostenuta da un ampio consenso”. Benché il nucleare possa “dare un importante contributo ad assicurare le riserve energetiche”, non è da prendere in considerazione, dato l’alto tasso di rischio di questa tecnologia. Più in generale, argomenta il cardinale tedesco, “la questione energetica è una questione di giustizia sociale” in cui non possono essere dimenticate le generazioni future. Le piste che il card. Marx propone sono “ridurre, attraverso la moderazione, il consumo energetico; forme esistenti di energia dovrebbero essere usate con maggiore efficienza; un passaggio alle fonti di energia rinnovabili è vitale”.Migrazione e asilo. Secondo stime della commissione europea, citate dall’articolo di José Luis Bazán, il 6.5% del totale della popolazione dell’Ue sono stranieri (32.4 milioni). “Di questi, 12.3 milioni sono cittadini Ue che vivono in un altro Stato membro e 20.1 milioni sono cittadini di Paesi non appartenenti all’Ue (4% della popolazione)”, benché nella realtà questa presenza sia di fatto numericamente più significativa e variegata. Tuttavia “le statistiche sono strumento essenziale per analizzare l’influenza della partecipazione di residenti di Paesi terzi nella vita politica, come propone la Commissione”. Se quel 4% della popolazione “non deve essere completamente escluso dalla vita politica, occorre essere prudenti e valutare caso per caso le decisioni su come estendere la partecipazione politica”. Afferma Bazán: “I fondamenti culturali che danno coesione e unità ad una società non dovrebbero essere indeboliti da una politica migratoria squilibrata”; “nel caso della cultura europea, fortemente radicata nei valori cristiani, qualsiasi equilibrio deve rispettare questo bagaglio culturale cristiano e anche la forza del progetto politico europeo dipende dal riconoscimento di queste radici comuni e dalla pluralità delle sue espressioni”.A difesa della propria sovranità. Ancora una volta Europe Infos si occupa della questione dell’accesso alle risorse naturali da parte dell’Ue. In particolare Emmanuelle Devuyst, Ocipe, mette sotto accusa l’iniziativa della Commissione europea sulle materie prime per l’industria che cerca di raggiungere tre obiettivi: “Garantire un accesso giusto e sostenibile alle materie prime sul mercato mondiale; assicurare forniture per l’Europa nel lungo periodo; promuovere un uso efficiente delle risorse e il loro riciclaggio”. Il paradosso è che molti dei Paesi che producono materie prime, rispetto ai quali l’Ue tenta di fare una politica protettiva a vantaggio dei propri interessi, sono gli stessi Paesi che beneficiano degli aiuti allo sviluppo dell’Ue. I membri del Palamento europeo, per altro, hanno preso l’iniziativa con un proprio rapporto che esprime “l’orientamento vero un riequilibrio del commercio tra Eu e Paesi che producono materie prime…riaffermando la sovranità dei Paesi in via di sviluppo, il loro diritto a diversificare le proprie economie, a ridurre la dipendenza sulle esportazioni di materie prime e aumentare il valore aggiunto attraverso la lavorazione interna.”Il servizio europeo di azione esterna. È capo delegazione Eu in Iraq Jana Hybášková, ceca, che dal 2011 lavora per promuovere la democrazia, la stabilità, la sicurezza in Iraq. Intervistata da Joe Vella Gauci per Europe Infos, Hybášková racconta della missione europea Eujust Lex e la missione umanitaria che si occupa di un milione di vedove e 800 mila orfani. L’interesse è ovviamente anche quello europeo: “Abbiamo bisogno di rafforzare la relazione strategica Eu-Iraq con uno sguardo soprattutto ai futuri approvvigionamenti di gas attraverso il cosiddetto corridoio meridionale”.