CHIESA ED EUROPA (12)

Con più coraggio

Interviste con i vescovi Comece: mons. Zbignevs Stankevičs (Lettonia)

Con l’intervista a mons. Zbignevs Stankevičs, arcivescovo metropolita di Riga (Lettonia), prosegue lo speciale di SIR Europa dedicato alle riflessioni dei vescovi europei sul processo di integrazione europea e sul pensiero della Chiesa sulla casa comune europea (cfr SIR Europa 62-63-64-65-66-67-69-71-75).Quali opinioni e aspettative nutrono i cattolici nel suo Paese nei confronti della Ue?“Le opinioni tra i cattolici sono molto diverse perché ci sono euro-scettici ed euro-entusiasti. I cattolici in Lettonia mi sembrano sono preoccupati nei confronti dell’Ue a motivo ad esempio di quelle direttive che promuovono i diritti delle minoranze, come quella a sostegno degli omosessuali. Un paio di mesi fa, attraverso le Nazioni Unite, è arrivata la raccomandazione suscitata da Gran Bretagna e dalla Spagna, indirizzata alla Lettonia affinché vengano riconosciuti i diritti degli omosessuali e non siano discriminati. I cattolici, che rappresentano il 20% della popolazione, da noi sono preoccupati per queste cose, perché le percepiamo come una nuova dittatura. Siamo stati nell’Urss e per noi è adesso faticoso accettare che qualcuno decida al nostro posto cose che ci riguardano. Quindi vogliamo essere parte dell’Ue, ma siamo preoccupati del fatto che ogni tanto vediamo che le istituzioni centrali entrano negli ambiti che non riguardano le loro competenze e ci tolgono un po’ della nostra autonomia e sovranità”.L’opinione pubblica si fonda su una informazione corretta: pensa che nella sua realtà, ci sia una informazione appropriata sulle istituzioni Ue e sulle Chiese europee?“Non c’è abbastanza informazione. Buona parte della popolazione ha altri interessi e altri problemi e non si occupa di queste questioni. Sulle Chiese europee, c’è un’opinione abbastanza diffusa che la Chiesa dei Paesi occidentali sia in crisi di identità cristiana”.Come può la Chiesa nel Suo Paese contribuire all’Unione europea?“Da noi ci sono alcuni tesori che sono stati mantenuti dalla vecchia tradizione cristiana e che possiamo riproporre alla Chiesa in Europa. La nostra gente si confessa, abbastanza regolarmente, volentieri va all’adorazione, sempre di più si aprono cappelle dell’adorazione perpetua, si respira un approccio contemplativo verso le pratiche religiose. Ogni anno c’è il pellegrinaggio al nostro santuario più importante e quella giornata, il 15 agosto, è stata riconosciuta dallo stato come evento di importanza nazionale, per cui sono garantiti i servizi di ordine pubblico, partecipa anche il presidente, benché non sia cattolico con le più alte cariche delle stato. E quest’anno sono arrivate 70mila persone! Per la Lettonia, con meno di due milioni di abitanti è molto. Allo stesso modo è forte la tradizione dei pellegrinaggi. Noi possiamo riproporre alle Chiese degli altri Paesi europei queste tradizioni. Abbiamo numerosi movimenti di preghiera: circa due anni fa ho iniziato a contare e sono arrivato a 23. La nostra Chiesa non è grande, ma ha centri vivi di vita cristiana. Nella mia diocesi si è svolto un cambio delle generazioni: abbiamo più sacerdoti giovani che anziani. C’è stato un crollo delle vocazioni nel periodo dell’ingresso nell’Ue, nel 2005, ma adesso la situazione si sta di nuovo riprendendo”.Qual è il suo bilancio del lavoro della Chiese europee nella Ue?“Penso che la direzione sia quella giusta, ma le Chiese cristiane dovrebbero avere più coraggio; non cercare di essere sempre politicamente corrette; proclamare la verità e svolgere questo servizio profetico, senza paura. Penso inoltre che il nostro servizio debba essere prima di tutto quello della presenza di Dio: non possiamo convincere gli altri solo con la saggezza umana e con l’essere educati. Ci vuole un contatto interiore, un legame vivo con Dio che opera nella storia e nella società, perché altrimenti tutto diventa semplice attivismo. Questo ci dà la capacità di discernimento e la forza, la condizione interiore per proporre il nostro messaggio. Ogni tanto ho l’impressione che i cristiani in Europa si siano spaventati e tacciano invece di avere la convinzione che abbiamo un tesoro che gli altri non hanno”.