UNIONE EUROPEA
Dare concretezza agli impegni presi al vertice di Bruxelles
Accordi politici, numeri, strette di mano. Il nuovo vertice europeo svoltosi il 26 ottobre, convocato d’urgenza per affrontare il problema del debito sovrano, dare stabilità alla moneta unica, rafforzare il sistema bancario e mettere in sicurezza l’intero percorso di integrazione comunitaria, sembra aver dato gli effetti sperati. Ora, agli accordi sottoscritti dai 27 capi di Stato e di governo, occorrerà dare un seguito concreto.Mantenere gli impegni. “Il pacchetto che abbiamo concordato è completo e conferma che l’Europa farà quello che serve per salvaguardare la stabilità finanziaria”. All’indomani del summit, José Manuel Barroso, presidente della Commissione, fornisce la propria lettura dei risultati, tutta improntata alla soddisfazione. A suo avviso, i leader nazionali riuniti a Bruxelles hanno dato risposte convincenti su tutti e cinque i punti segnalati della “tabella di marcia” presentata due settimane or sono dallo stesso Esecutivo. Sulla Grecia Barroso afferma: “Il nostro obiettivo primario è quello di riportare il debito del Paese a livelli sostenibili. Questo è essenziale non solo per la Grecia, ma per l’Ue nel suo complesso. Si è aperta la porta a un livello adeguato di partecipazione volontaria degli investitori del settore privato, che permetterà di lavorare alla presentazione di un secondo programma di assistenza finanziaria”. “Siamo determinati a concludere su questo punto entro la fine di quest’anno”, ma “la Grecia deve continuare con le riforme e le misure di risanamento”.Risanamento e crescita. Positive, sempre secondo Barroso, anche le decisioni assunte sull’ampliamento del fondo salva-Stati. “In terzo luogo, siamo lieti – prosegue il capo della Commissione – che tutti gli Stati Ue abbiano concordato una serie di misure per ristabilire la fiducia nel settore bancario. Queste misure affrontano le questioni del capitale e del finanziamento. Vorrei sottolineare che il nostro obiettivo è quello di garantire che le banche continuino a dare credito all’economia reale”. Il quarto punto riguarda la governance economica, in particolare nella zona euro: secondo il presidente della Commissione, “il vertice euro apre la strada a un ulteriore rafforzamento del coordinamento e la sorveglianza”. “Stiamo già lavorando su idee concrete che vanno al di là del recente accordo six pack”. Infine, “abbiamo affrontato i temi della stabilità e crescita”: “abbiamo bisogno di disciplina fiscale, ma allo stesso tempo dobbiamo dimostrare ai nostri cittadini che c’è speranza, che si possa rilanciare la crescita attraverso l’approfondimento del mercato interno, attraverso riforme strutturali, ma anche i singoli Paesi devono proseguire gli sforzi in termini di stabilità”.Tutti i numeri. Ma, come sempre, in economia contano le cifre. E alcune sono più rilevanti di altre. Per quanto riguarda la Grecia è previsto un nuovo piano di aiuti, che dovrebbe ruotare attorno ai 130 miliardi. Al contempo è previsto un taglio del valore nominale del debito di circa il 50%. Viene poi determinata una necessaria riduzione del debito pubblico complessivo sul prodotto interno lordo dall’attuale 143% al 120% entro il 2020. Le banche estere che hanno sottoscritto titoli di Stato greci (soprattutto tedesche e francesi) dovranno accettare una perdita considerevole, stimata attorno ai 100 miliardi. Per rafforzare il sistema bancario, le principali banche (cosiddette “sistemiche”) dovranno quindi ricapitalizzarsi: operazione gigantesca, da ottemperare entro il giugno 2012 ricorrendo soprattutto a capitali privati; in caso diverso interverranno gli Stati. Il “coefficiente patrimoniale”, ovvero l’indice di solidità, di questi istituto di credito dovrà essere elevato al 9%. Per quanto riguarda l’Italia, anch’essa sotto la lente di ingrandimento dei leader, ci sono precisi impegni che andranno ora rispettati, sia sul piano delle riforme (a cominciare da quella delle pensioni), sia sul versante della riduzione del debito, con un obbligo preciso: rientrare, entro il 2014, al 113% del debito rispetto al pil (il dato ora è al 120%). Sempre a proposito di numeri, il fondo salva-Stati (European financial stability facility) sarà aumentato fino a mille miliardi di euro.Concordia ritrovata? Nella notte del 26 ottobre la cancelliera tedesca Angela Merkel è tornata a invocare una modesta revisione dei Trattati, intesa però a definire sanzioni più severe per quei Paesi che non dovessero rispettare il Patto di stabilità. Ma il clima di concordia ritrovata, fa concludere il summit con ben altre intenzioni. In uno dei documenti finali si legge infatti: “L’euro si trova al centro del progetto europeo di pace, stabilità e prosperità. Abbiamo convenuto una serie di misure globali per ripristinare la fiducia e affrontare le tensioni nei mercati finanziari”. Tali misure “rispecchiano la nostra ferma determinazione a superare insieme le attuali difficoltà e intraprendere tutte le iniziative necessarie per conseguire una più profonda unione economica, adeguata alla nostra unione monetaria”. Forse l’Europa può ripartire.