CHIESA ED EUROPA (10)
Interviste con i vescovi Comece: mons. Ferenc Cserháti (Ungheria)
Con l’intervista a mons. Ferenc Cserháti, ausiliare dell’arcidiocesi di Esztergom-Budapest e vescovo titolare di Centuria (Ungheria), prosegue lo speciale di SIR Europa dedicato alle riflessioni dei vescovi europei sul processo di integrazione europea e sul pensiero della Chiesa sulla casa comune europea (cfr SIR Europa 62-63-64-65-66-67-69/2011).Quali opinioni e aspettative nutrono i cattolici nel suo Paese nei confronti della Ue?“I cattolici ungheresi hanno una visione oggettiva e realistica dell’Europa. Si aspettano soprattutto una vera sussidiarietà, che preveda la soluzione di problemi locali in loco e l’appoggio delle unità più influenti a favore dei meno potenti. Forte, in questo senso, è anche il desiderio di un’Europa delle regioni che, oltre a tenere conto dei propri interessi, guardi anche agli sviluppi storico-culturali. Gli ungheresi si augurano anche una maggior solidarietà fra i Paesi membri. Dall’adesione dell’Ungheria alla Ue nel 2004, le condizioni economiche del Paese sono andate sensibilmente peggiorando. La disoccupazione è alta, l’industria locale è praticamente fallita, l’agricoltura riceve meno sovvenzioni di quella dei Paesi fondatori della Ue e l’indebitamento è cresciuto molto. Caduti i confini doganali, persino l’agricoltura locale è minacciata sul mercato interno dalla competitività degli altri Paesi membri della Ue. Per quanto la Ue finanzi alcuni progetti, i singoli cittadini ne traggono ben poco profitto. Le aspettative economiche di molti ungheresi sono state profondamente deluse. Ciononostante, la stragrande maggioranza è tuttora convinta dell’adesione dell’Ungheria all’Unione europea. Mi stupisco di quanto i cittadini di questo Paese siano ancora disposti a sopportare, per il bene della Ue”.L’opinione pubblica si fonda su una informazione corretta: pensa che nella sua realtà, ci sia una informazione appropriata sulle istituzioni Ue e sulle Chiese europee?“I servizi giornalistici durante la presidenza ungherese della Ue hanno arricchito la popolazione con informazioni molto diverse e controverse. Con molti dei miei connazionali condivido, tuttavia, l’assenza di un’informazione equilibrata, adeguata, oggettiva e libera sulla Ue e sulle Chiese europee. In Occidente, soprattutto in riferimento alla doppia nazionalità, alla legge sui media, al nome di Dio e alla tutela della vita sanciti dalla Costituzione europea, sono state diffuse troppe ipotesi, troppi dubbi, troppe interpretazioni sbagliate, se non addirittura bugie o accuse, che hanno alimentato in tutto il Paese un’opinione negativa sulla Ue, rafforzando lo schieramento degli euroscettici ungheresi. Ormai si ha fortemente l’impressione, che le strutture centrali dell’Unione siano ostili nei confronti del Cristianesimo”.Come può la Chiesa nel suo Paese contribuire all’Unione europea?“La comprensione fra i popoli è uno dei principali programmi della Conferenza episcopale ungherese, che s’impegna magistralmente nella risoluzione della questione dei Rom. Di fronte alla minacciosa e brutale escalation delle tensioni fra i Rom e alcune istanze del Paese, i vescovi ungheresi hanno subito diffuso una comune lettera pastorale, compresa da tutti gli uomini di buona volontà, che tuttora rappresenta una linea guida per la convivenza pacifica. In collaborazione con altre Conferenza episcopali e Chiese non cattoliche, ma anche assieme a enti ufficiali, la nostra Chiesa ha contribuito a sviluppare una strategia comunitaria a favore dei Rom. Nonostante la promozione di una struttura o di un sistema politico non ricada fra i compiti della Chiesa, i vescovi ungheresi sono convinti che la comunità cattolica ungherese debba svolgere importanti compiti nel contesto europeo. Assieme agli episcopati dei Paesi vicini, i vescovi ungheresi tentano di organizzare manifestazioni per la riconciliazione dei cuori in Europa. A questo proposito, nel 2006, abbiamo avviato con i vescovi slovacchi un processo ufficiale di riconciliazione, esprimendo apertamente: ‘Noi perdoniamo e noi chiediamo perdono’. Da allora il clima di reciproca collaborazione è andato migliorando e la Chiesa ha contribuito anche a placare le tendenze nazionaliste della politica profana. Vorrei infine far riferimento alle due lettere pastorali dei vescovi ungheresi, che, in occasione delle elezioni europee, hanno ricordato la responsabilità dei cristiani alla collaborazione nell’Unione europea, dando anche un contributo alla formazione di una consapevolezza europea”. Qual è il suo bilancio del lavoro della Chiese europee nella Ue?“Ad oggi, il lavoro istituzionale portato avanti dalle Chiese in relazione alle questioni importanti per la religione cristiana non ha riscosso particolare successo con gli organi della Ue. Forse questi organi ecclesiastici dovrebbero esprimere con maggior chiarezza le convinzioni cristiane. Anche a Bruxelles gli enti ecclesiastici hanno il compito di rappresentare l’orientamento cristiano degli organi europei e non essere missionari della politica europea all’interno della Chiesa. Purtroppo, nonostante i miglioramenti e il prezioso impegno, anche in un prossimo futuro l’influenza del pensiero cristiano sulla Ue sarà piuttosto limitato”.