austria

Pellegrina nella storia

Una Chiesa di popolo che con serenità e fiducia attraversa le turbolenze

Dove va la Chiesa cattolica austriaca? Questa domanda viene posta fin dalla nascita delle turbolenze al suo interno (iniziate nell’estate del 1986 con la nomina ad arcivescovo di Vienna di Hans Hermann Groer quale successore del card. Franz König). Negli ultimi 25 anni, le turbolenze ci sono sempre state così come il verificarsi di cambiamenti sociali drammatici che hanno avuto ripercussioni anche sulla Chiesa. Talvolta, la domanda sul futuro della Chiesa cattolica in Austria scaturisce dalla preoccupazione sincera, dal turbamento; ma qualche volta dietro di essa vi è la gioia maligna del nuovo ateismo e del nuovo anticlericalismo. Turbolenze su nomine di vescovi, crisi a causa degli abusi, dibattito sulla disobbedienza: non c’è mai stata pace negli ultimi 25 anni. Ciononostante, la Chiesa vive, segue il suo cammino nel tempo in libertà, secondo il Concilio Vaticano II. Certamente, occorre capire esattamente cos’è “la Chiesa”. Nella discussione pubblica, per “Chiesa” s’intendono esclusivamente i vescovi e tutt’al più ad alcuni altri funzionari di rango elevato. Ma in realtà, la Chiesa cattolica austriaca, se si prova a curiosare un pochino al suo interno, è una struttura variopinta e molteplice. E questo è un bene. Il fatto che in una struttura di questo genere vi siano tensioni fa parte del gioco. Dove c’è vita, ci sono tensioni. Solo dove regna la morte, non ve ne sono.Il Concilio Vaticano II ha definito la Chiesa il “popolo di Dio” in pellegrinaggio attraverso la storia. La Chiesa cattolica austriaca, nella sua molteplicità, corrisponde ampiamente a questa immagine. Ad esempio, le sue 3.000 parrocchie costituiscono la “rete di solidarietà” più fitta dell’Austria; ci sono numerosi conventi e monasteri (in effetti gli unici in Europa a essere sopravvissuti alle incursioni del tardo XVIII secolo e del XIX secolo senza essere stati eliminati); c’è la Caritas, c’è il sistema scolastico cattolico, sempre più richiesto dai genitori; ci sono le molte organizzazioni di laici cattolici – vecchie e nuove -, molti “biotopi” nascosti ma sorprendenti del rinnovamento della Chiesa. Ci sono le facoltà teologiche che rivestono un ruolo importante nel dialogo tra fede e scienza; c’è la lezione di religione nelle scuole, il “patrocinio” di strutture ecclesiastiche o vicine alla Chiesa in favore dei poveri, degli emarginati, degli immigrati, dei malati, dei bambini non nati, delle persone relegate alla miseria nel “sud”, che vengono private delle opportunità di vita da un sistema economico globale discutibile. In sostanza, è sempre la stessa storia: il bicchiere è mezzo pieno e mezzo vuoto. In questo Paese, la Chiesa cattolica fa tantissimo, è davvero – per citare il vescovo di Graz, Egon Kapellari – una “superpotenza della misericordia”. Attraverso la pastorale, l’opera nel sociale e l’impegno culturale, la Chiesa cura le “radici dell’umanità”. Forse è per questa sua cura del terreno esistenziale, che l’Austria – nonostante tutti gli errori presenti in abbondanza in questo Paese – viene percepita da molti come un Paese in cui si sta bene. Certo: ma il bicchiere è anche mezzo vuoto. La crisi scatenata dagli abusi ha scosso profondamente l’autostima della Chiesa; i sacerdoti e i religiosi, e ormai anche gli insegnanti di religione e gli assistenti alla pastorale sono troppo pochi; diventano sempre più tangibili le emergenze pastorali, come la situazione dei separati risposati. Molti problemi interni sono sul tavolo di discussione ormai dal Sinodo austriaco del 1973/74: ma poco è cambiato da allora. Non sorprende, perciò che l’iniziativa dei parroci si sia tradotta in un ricorso alle barricate. Sui metodi scelti si dividono giustamente i pareri, soprattutto sull’utilizzo dello slogan di lotta “Appello alla disobbedienza”. A questo proposito, il teologo viennese Jan-Heiner Tück ha affermato qualche giorno fa che il termine provocatorio “disobbedienza” è idoneo a destare l’attenzione dei media ma che la Chiesa intende se stessa, fino al suo nucleo nella liturgia, come una “communio”, una comunità di fedeli in unità con il vescovo locale e con il Papa. Se si esorta alla “disobbedienza”, in questa comunità si creano delle “ferite che devono essere guarite”. Prima di Tück si erano espressi in termini analoghi anche rappresentanti della Chiesa orientati alle riforme, come il vescovo ausiliario di Vienna Helmut Krätzl e l’abate benedettino p. Christian Haidinger. Forse ha sorpreso qualcuno il fatto che il dialogo all’interno della Chiesa cattolica austriaca non si sia interrotto neanche a seguito dell'”appello alla disobbedienza”. Qualcuno avrebbe probabilmente gradito veder scorrere il sangue, in senso figurato, s’intende. Ma il card. Christoph Schönborn è riuscito a smussare il conflitto e introdurre una “de-escalation riuscita”, come ha detto Tück. Durante l’ultimo incontro tra il cardinale, mons. Helmut Schüller, e i leader dell’iniziativa dei parroci dell’area di Vienna, si è instaurato evidentemente un dialogo costruttivo. I rappresentanti dell’iniziativa dei parroci hanno ribadito la loro fedeltà di principio alla Chiesa e al vescovo e il cardinale Schönborn ha sottolineato che i parroci possono esprimere pubblicamente anche il desiderio di cambiamenti nella Chiesa, sebbene il termine “disobbedienza” provochi una frattura nella comunità ecclesiastica. Al contempo, il cardinale ha evidenziato che la Conferenza episcopale austriaca si occuperà delle questioni sollevate dall’iniziativa dei parroci nel corso della prossima assemblea plenaria che si svolgerà a novembre a Salisburgo. Ed è quindi emerso chiaramente che l’iniziativa dei parroci intende inserirsi nel processo di riforma “Apostelgeschichte 2010” (“Storia degli apostoli 2010”), promosso dal card. Schönborn. L’arcivescovo di Vienna ha dato a intendere più volte, l’ultima in occasione di una catechesi tenuta il 9 ottobre nel Duomo di S. Stefano a Vienna, di essere “diffidente nei confronti delle ricette infallibili”. Ma il “masterplan” presentatogli comprende tre punti che offrono una base stabile per un riposizionamento della Chiesa in un contesto sociale mutato: 1) la Chiesa deve essere missionaria, non può nascondersi nella sagrestia, bensì deve aprire le sue porte e al contempo andare là dove sono le persone, per proporre loro l’annuncio del Vangelo; 2) i cristiani devono andare “alla scuola di vita di Gesù”, se vogliono entrare in dialogo con le persone di oggi; 3) occorrono riforme strutturali, ad esempio con il raggruppamento di più comunità parrocchiali, ma in modo tale che all’interno di queste nuove grandi comunità esistano molte – 10 o 20 – “comunità di base” raggruppate intorno a persone (insegnanti di religione, teologi, musicisti di Chiesa, uomini e donne) o a luoghi (chiese di conventi, cappelle, ecc.). La Chiesa cattolica austriaca va avanti nel suo cammino, a dispetto di tutte le turbolenze. E a chi è impaziente, occorre richiamare alla memoria le parole del card. Franz König che usava dire a chi lo apostrofava animatamente: “Siate pazienti con la Chiesa cattolica”. Austria: cordoglio morte metropolita Staikos Il metropolita ortodosso dell’Austria, Michael Staikos, è deceduto il 18 ottobre a seguito di una grave malattia. Unanime il cordoglio negli ambienti ecclesiastici cattolici e protestanti austriaci per la morte del più alto rappresentante della Chiesa ortodossa in Austria. "Una grande colonna dell’ecumenismo non solo per l’Austria", ha detto il card. Christoph Schönborn, presidente della Conferenza episcopale austriaca, all’agenzia di stampa cattolica Kathpress, aggiungendo di avere perso "un amico e fratello". Il card. Schönborn ha poi espresso "gratitudine per averlo avuto come grande esempio di comunione cristiana in Austria". "Il metropolita è stato un segno visibile di come i cristiani ortodossi siano divenuti una parte sempre più importante della popolazione", ha aggiunto il cardinale, facendo riferimento alla comunità ortodossa in Austria che conta ormai 500mila persone. Il vescovo evangelico luterano Michael Bünker, vicepresidente del Consiglio ecumenico delle Chiese austriache, ha reso omaggio al metropolita, la cui morte "è una perdita dolorosa per le Chiese". Bünker ha ricordato l’opera di Staikos fin dagli anni ’60: "Per lui – ha ricordato – non esistevano alternative all’ecumenismo, ad un avvicinamento sempre maggiore delle Chiese". Romania: incontro vescovi Chiese cattoliche orientali "Voi sarete i miei testimoni: l’evangelizzazione nelle Chiese cattoliche dell’Europa orientale" è il tema dell’incontro dei vescovi delle Chiese cattoliche orientali, che si terrà dal 3 al 6 novembre a Oradea (Romania) con il supporto ed il coordinamento del Consiglio delle Conferenze episcopali europee (Ccee). I saluti del sindaco di Oradea, Ilie Bolojan, e del segretario di Stato del ministero della Cultura e degli Affari religiosi, Adrian Lemeni, saranno seguiti dagli interventi del prefetto della Congregazione per le Chiese orientali, card. Leonardo Sandri, e del presidente del Ccee, card. Peter Erdo. Tra gli altri delegati che interverranno, il segretario della Congregazione per le Chiese orientali, mons. Cyril Vasil; il presidente del Consiglio Pontificio per la promozione della nuova evangelizzazione, mons. Rino Fisichella; il capo della Chiesa greco-cattolica dell’Ucraina, Sviatoslav Shevchuk; Cesare Alzati, docente all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Oltre alle sessioni di lavoro, il programma dell’incontro prevede celebrazioni liturgiche, momenti di preghiera, visite all’antica città di Oradea e alla "Grotta degli Orsi", una delle attrazioni principali della regione di Bihor.