L'ANNUNCIO DEL VANGELO OGGI

Le ragioni dell’entusiasmo

Il primo incontro internazionale sulla nuova evangelizzazione

“L’annuncio del Vangelo è veramente giunto fino ai confini del mondo e, anche in mezzo a indifferenza, incomprensione e persecuzione, molti continuano anche oggi, con coraggio, ad aprire il cuore e la mente per accogliere l’invito di Cristo a incontrarlo e diventare suoi discepoli. Non fanno rumore, ma sono come il granellino di senape che diventa albero, il lievito che fermenta la pasta, il chicco di grano che si spezza per dare origine alla spiga”. Lo ha detto sabato 15 ottobre Benedetto XVI all’incontro con i “nuovi evangelizzatori”, che si è tenuto in Vaticano per iniziativa del Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione. Sulle motivazioni e sui contenuti dell’incontro abbiamo raccolto alcune riflessioni di mons. Rino Fisichella, presidente del dicastero che l’ha organizzato.Qual è la base, la roccia sulla quale deve poggiare la nuova evangelizzazione perché possa davvero far nascere o rinascere domande su Dio, sul significato della sua presenza nella vita e nella storia?“Il contenuto della nuova evangelizzazione è sempre lo stesso, non cambia. Con le parole della Lettera agli Ebrei: ‘Gesù Cristo è lo stesso ieri, oggi e sempre’. La nuova evangelizzazione non fa altro che ripercorrere quel lungo cammino che dagli apostoli arriva fino ai nostri giorni, attraverso il quale uomini e donne di buona volontà, cioè i discepoli del Signore, hanno voluto annunciare la sua parola come un Vangelo che salva. Quindi il contenuto permane identico. Quello che si modifica è, ovviamente, il linguaggio, un nuovo entusiasmo, un rinnovato senso che deve acquisire la comunità cristiana di essere essa stessa evangelizzatrice. Da questo punto di vista dobbiamo comprendere quanto la complementarità delle diverse espressioni sia importante: l’evangelizzazione non può essere uniforme dal momento che le società e le culture sono diverse. E, quindi, anche le tradizioni che si sono accumulate in questi secoli sono differenti. Abbiamo bisogno di entrare in ognuna di queste realtà annunciando sempre quel messaggio che per sua stessa natura è universale”.La nuova evangelizzazione entra soprattutto nella vita quotidiana della gente: quali nuovi linguaggi, a suo avviso, si dovranno sperimentare per entrare in dialogo?“Innanzitutto, la conoscenza dei contenuti della fede. Se non si conosce Gesù Cristo, se non si conosce la fede, è impossibile poterla comunicare, perché nessuno dà quello che non ha. Questo deve essere fatto anche secondo quell’espressione che dice l’apostolo Pietro nella sua Prima Lettera: ‘Con dolcezza e rispetto, con una retta coscienza’. Ciò significa che è un annuncio fatto con gioia, in maniera rispettosa dei tempi, dei luoghi, delle persone, delle differenze, ma viene fatto anche con retta coscienza, cioè sapendo che si sta annunciando la verità del Signore. Noi che annunciamo il Vangelo, i nuovi evangelizzatori, non portiamo la parola di uomini: noi portiamo la parola di Gesù. Questa deve essere sempre oggetto di conoscenza, riflessione, meditazione e preghiera. Quindi, inevitabilmente, non possiamo mistificare la Parola di Dio solo per poter incontrare tutti. Abbiamo bisogno che nell’incontro verso tutti abbia in ogni caso a risplendere la parola di verità del Vangelo”. Quali sono le maggiori difficoltà con cui la nuova evangelizzazione dovrà misurarsi?“Soprattutto in Occidente sono l’indifferenza e anche la supponenza che molti oggi possiedono. C’è una grande indifferenza nei confronti dei temi religiosi, di Dio, del Vangelo, dell’insegnamento della Chiesa. Anche se poi, dall’altra parte, per quanto paradossale possa sembrare, c’è ugualmente un grande risveglio e desiderio di domanda religiosa. Molte volte, però, c’è anche grande supponenza. L’uomo di oggi pensa di essere autonomo, indipendente. Il problema è che questa convinzione non lo ha portato molto lontano sulla via del progresso e tanto meno sulla via delle relazioni interpersonali. Purtroppo si è rinchiuso sempre più in se stesso, in un forte individualismo. E rompere questa scorza d’individualismo oggi è molto difficile”.Nella nuova evangelizzazione quale ruolo vede per gli strumenti di comunicazione? In particolare quali attese ha nei loro confronti?“Innanzitutto quella di non pensare ai mezzi di comunicazione soltanto come a degli strumenti. Essi oggi rappresentano una nuova cultura. Dobbiamo, quindi, non solo conoscere questa nuova cultura ma anche entrare all’interno di essa. Il ruolo che giocano gli operatori della comunicazione, se non è diverso da quello degli altri battezzati, è però certamente più carico di responsabilità e anche di maggior delicatezza, perché si tratta d’inserirsi e comunicare in maniera nuova quello spirito missionario che deve animare ogni battezzato. Però ridurre la comunicazione soltanto a uno strumento significherebbe impoverirla. Dobbiamo fare di tutto perché la nuova evangelizzazione abbia a comprendere e faccia comprendere che anche attraverso le vie della comunicazione l’incontro interpersonale non può essere sostituito ed è, ovviamente, l’espressione più credibile nell’annuncio del Vangelo”.