EDITORIALE
Preoccupazione e auspicio per le scelte dell’Unione europea
La Commissione sociale della Comece si riunisce una volta all’anno sotto la presidenza del cardinale Reinhard Marx, arcivescovo di Monaco e Frisinga. La sessione del 28 e del 29 settembre a Varsavia è stata in parte dedicata alla roadmap per l’energia che l’Unione europea prevede di adottare in vista del 2050. È stato evidenziato che la politica energetica dell’Unione europea è attualmente lungi dall’essere condotta ‘in uno spirito di solidarietà’, contrariamente a quanto richiesto dal Trattato di Lisbona.L’ordine del giorno del prossimo Consiglio europeo sarà nuovamente dominato dalle questioni economiche e finanziarie, ma vi figura anche l’adozione di una posizione comune in vista della prossima conferenza delle Nazioni unite sul cambiamento climatico, che si terrà a Durban dal 28 novembre al 9 dicembre. Sarà cruciale che il Consiglio europeo confermi la propria quota europea nel finanziamento delle misure di adeguamento dei Paesi in via di sviluppo al cambiamento climatico. Si stima che sia necessario trovare, da qui al 2020, 100 miliardi di dollari l’anno per i Paesi poveri. Tuttavia, la lotta contro il cambiamento climatico non passa soltanto attraverso azioni esterne. Una comunicazione pubblicata dalla Commissione europea lo scorso marzo ha tracciato il cammino per costruire nell’Unione europea, da qui al 2050, un’economia a bassa emissione di carbonio, con l’obiettivo di una riduzione dell’80 – 95 % delle emissioni di gas effetto serra. Per il settore dei trasporti, questo obiettivo è stato precisato in un Libro bianco che propone una riduzione delle emissioni del 60%. Qualche settimana fa, inoltre, la Commissione ha adottato una roadmap per un impiego più efficace delle risorse in vista del 2050, che prevede, in particolare, iniziative per il miglioramento del riciclo dei 2,7 miliardi di tonnellate di rifiuti prodotti ogni anno nell’Unione europea. Infine, per completare lo sforzo di definizione degli obiettivi a medio e lungo termine, la Commissione presenterà alla fine dell’anno (probabilmente il 24 novembre) una roadmap sull’energia, che dovrebbe proporre gli scenari per la riduzione di oltre il 90% delle emissioni del settore energetico. Si può quindi immaginare che la quota di combustibili fossili (petrolio e gas) passi dal 70% del mix energetico dell’Europa nel 2020 al 30 – 40%, con tecnologie più economiche e pulite, in particolare per la cattura dell’anidride carbonica. La quota di energia nucleare potrebbe restare stabile a circa il 10%, mentre la quota di energie rinnovabili potrebbe aumentare dal 20% nel 2020 al 50 – 60% nel 2050. Il vento e il sole sono le fonti più promettenti tra le energie rinnovabili. Resta tuttavia da risolvere la questione della loro irregolarità e dello stoccaggio dell’elettricità così generata. Sono in corso di studio alcuni progetti giganteschi, come il desertec, che prevede di generare a regime il 15% del fabbisogno europeo di elettricità nel Sahara e trasportarlo tramite linee ad alta tensione sotto il Mediterraneo. L’altro approccio si basa su una produzione assai più decentrataTuttavia, i preparativi per la roadmap sull’energia si rivelano difficili, come i membri della Commissione Sociale della Comece hanno potuto verificare durante la loro riunione annuale del 28 e 29 settembre a Varsavia. Mentre il Trattato di Lisbona prevede lo sviluppo di una politica energetica europea ‘in uno spirito di solidarietà’, il dibattito sul prossimo documento della Commissione europea nell’ambito del Consiglio dei ministri potrebbe essere agitato, sotto la superficie liscia delle comunicazioni. Agitato, se i ministri decidono di far valere la sovranità nazionale nella composizione del mix energetico e nelle relazioni con i Paesi fornitori. In effetti, tutti gli Stati membri e soprattutto i più grandi fanno le proprie scelte strategiche – per esempio in merito all’energia nucleare – senza concertazione con i partner. Restano inoltre insufficienti le infrastrutture di trasporto dell’energia da un Paese all’altro. Il finanziamento di una rete intelligente ed europea non è ancora risolto. I nostri governi sono dunque d’accordo che la politica energetica debba reggersi sui tre pilastri della competitività, dello sviluppo sostenibile e della sicurezza degli approvvigionamenti. Dietro questa unità di facciata si nascondono tuttavia delle divergenze che non saranno risolte se non nel momento in cui la solidarietà energetica non sarà soltanto esposta nel Trattato ma anche riconosciuta nei fatti come una necessità. La Chiesa, le Conferenze episcopali ed i vari movimenti potranno contribuire a tale presa di coscienza, immaginando per esempio una roadmap per una maggiore solidarietà nel settore energetico.