SPAGNA
Beatificata Ana María Janer AnglarillUna donna che fu un esempio di “carità creativa”. È questa una delle definizioni che il card. Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, ha riservato ad Ana María Janer Anglarill, religiosa catalana elevata, sabato 8 ottobre, agli onori degli altari. La cerimonia di beatificazione, presieduta dal porporato a nome del Papa, si è svolta a La Seu d’Urgell, nella comunità autonoma spagnola della Catalogna. Ci sono donne e uomini il cui destino è quello di lasciare dietro di sé, come luminose “comete” del bene, una scia destinata a non dissolversi mai. Nel tracciarne nella messa un profilo, il card. Amato ha sottolineato come agli occhi di quelle che diverranno suore della Sacra Famiglia di Urgell, fondate nel 1859, Janer Anglarill ha già dato fin lì prova in prima persona di essere un’inesausta consacrata alla solidarietà: “Benedetto XVI afferma che Madre Janer fu una ‘donna forte, umile, ricca di misericordia verso tutti, soprattutto verso i bisognosi e ammalati’. Si può aggiungere che in lei, ‘figlia del popolo catalano’, le virtù proprie della sua terra – come l’infaticabile capacità di lavoro, le eccellenti doti organizzative e di governo, la grande affabilità con tutti – vengono esaltata dalla sua grande carità verso Dio e verso il prossimo”. Madre Janer non è risparmiata dalla persecuzione. Le guerre carliste e civili che guadagnano alla Spagna del 19° secolo morte, fame e peste colpiscono anche la Chiesa, spogliata nel 1836 degli Ordini religiosi. La futura beata finisce all’esilio in Francia, ma non va in esilio da lei l’amore per quel Gesù che ha promesso di amare e che ora vede soffrire negli orfani di guerra, nei giovani disabili che affollano gli ospedali. “La grande virtù della carità – ha osservato il cardinale – era accompagnata dall’umiltà, virtù piccola, ma indispensabile per l’autentica pratica della carità”. Per le sue suore – oggi presenti anche in Centro e Sud America e in Guinea Equatoriale, oltre che in Spagna, Italia e Andorra – Madre Janer Anglarill fu di sprone continuo a essere “benevole” e “pacifiche”, “trattabili” e “dolci”: “Le suore della Sacra Famiglia di Urgell oggi vanno incontro con coraggio e creatività alle nuove povertà, presenti, nella nostra Europa, nelle famiglie destrutturate, nell’immigrazione crescente, nella mancanza del senso trascendente della vita, nel pessimismo sterile che toglie entusiasmo di futuro ai giovani”. “La beata Janer – ha concluso – è anche una bussola che ci orienta verso i bisognosi, che ancora oggi sono tanti, perché ancora oggi ci sono affamati, assetati, ammalati, emigranti e carcerati. La Chiesa è amica dei bisognosi e le sue braccia sono sempre aperte ad accoglierli”.Un ponte di solidarietà verso HaitiSabato 8 ottobre, nel corso della sua visita ufficiale ad Haiti, la regina Sofia di Spagna ha visitato il centro educativo che i salesiani hanno aperto a Gressier, a pochi chilometri dall’epicentro del terremoto del 2010. All’arrivo presso la struttura la Regina Sofia è stata ricevuta da don Agustín Pacheco, direttore delle Missioni salesiane di Madrid, e da don Sylvain Ducange, superiore dell’Ispettoria salesiana di Haiti. La regina ha scoperto una targa commemorativa della visita e ha tagliato il nastro all’ingresso, dando il via ufficiale alle attività formative del centro. I piccoli allievi hanno offerto a Sofia di Spagna danze e canti tipici, come “Hallelujah Haiti” e “Dammi la vita”, che esprimono il desiderio di tutto il popolo haitiano e dai quali è partita anche la riflessione di don Ducange nel suo discorso di benvenuto: “Di fronte a edifici e case in rovina, in un Paese senza nessuna struttura solida, come ogni visitatore avrà notato subito che, con tanti bambini e giovani da tutte le parti, Haiti è una nazione che non sarà mai stanca di gridare, e noi con lei: No alla morte! Sì alla vita!”. La Regina Sofia ha voluto stare vicina ai bambini e prima di iniziare la visita ai padiglioni che ospitano la scuola primaria e secondaria ha deciso di salutare uno ad uno tutti i piccoli che l’avevano accolta. Durante la cerimonia gli allievi hanno offerto alla Regina una tazza di caffè, un piccolo gesto teso a rappresentare l’ospitalità del popolo haitiano, che cerca sempre di offrire il meglio ai propri ospiti, anche nei momenti difficili. Anche dopo queste inaugurazioni l’opera di Gressier non è del tutto completa. Sono ancora in costruzione un padiglione multidisciplinare e una scuola agricola, che a sua volta sarà dotata di quattro studentati per ospitare quei ragazzi che vorranno optare per una formazione tecnica. In conclusione don Ducange ha anche rimarcato l’importante impegno per l’educazione che le Missioni salesiane stanno realizzando ad Haiti grazie alla generosità del popolo spagnolo: “Se l’educazione è la base dello sviluppo, investire nell’educazione vuol dire lavorare per un mondo più giusto e umano”.