CHIESA ED EUROPA (7)
Interviste con i vescovi Comece: Repubblica Ceca e Slovenia
Con le interviste a mons. Václav Malý (Repubblica Ceca), e a mons. Marjan Turnek, arcivescovo coadiuvatore di Maribor (Slovenia), prosegue lo speciale di SIR Europa dedicato alle riflessioni dei vescovi europei sul processo di integrazione europea e sul pensiero della Chiesa sulla casa comune europea (cfr SIR Europa 62-63-64-65/2011).Quali opinioni e aspettative nutrono i cattolici nel suo Paese nei confronti della Ue? Mons. Malý: “La maggior parte dei cattolici hanno soltanto una conoscenza superficiale, motivo per il quale si affidano a fonti mediatiche, che sono spesso distorte. L’attuale scetticismo è causato anche da alcune raccomandazioni discutibili dell’Ue”.Mons. Turnek: “L’opinione dei cattolici sull’Unione europea non è troppo positiva. Le attese sono state più grandi rispetto alla realtà che viviamo ora. La critica più grande si sente nel settore della difesa della famiglia tradizionale, del rispetto della vita umana dall’inizio fino alla fine della morte naturale. E anche nell’uso dei valori cristiani nel settore dell’economia e della genetica”.L’opinione pubblica si fonda su una corretta informazione: stando alla sua esperienza quotidiana, pensa che le informazioni sull’Unione europea e sulle Chiese d’Europa siano adeguate?Mons. Malý: “La consapevolezza delle attività, degli atteggiamenti e delle raccomandazioni delle Chiese europee risulta insufficiente e neppure l’interesse relativo a queste ultime è focalizzato sulle medesime. Neanche i cattolici coscienti e responsabili considerano simili informazioni particolarmente importanti per il loro impegno sul piano spirituale. In ogni caso, la consapevolezza e l’interesse nei confronti di ciò che avviene nell’Ue sta gradualmente aumentando”.Mons. Turnek: “L’opinione pubblica si fonda su informazioni abbastanza corrette, ma l’interesse della gente non è sempre abbastanza vivo. Le possibilità ci sono, ma pochi le usano”.Come può la Chiesa nel suo Paese contribuire all’Unione europea?Mons. Malý: “Fondamentalmente, la Chiesa trae la propria ispirazione dal Vangelo. È un segno presente di solidarietà, universalità, pace, rispetto per la dignità di ogni essere umano, miglioramento delle capacità umane. Non occorre aggiungere altro”.Mons. Turnek: “Siamo un Paese piccolo perciò è piccolo anche il nostro contributo. Ma abbiamo ancora un buon numero di praticanti, tantissimi volontari nella Chiesa…in alcuni settori la fede della gente è ancora abbastanza viva”.Qual è il suo bilancio del lavoro delle Chiese europee nella Ue?Mons. Malý: “Le Chiese d’Europa si sforzano di far udire la propria voce. I loro rappresentanti incontrano i politici e li sensibilizzano rispetto agli argomenti importanti che non devono essere trascurati. Collaborano nella preparazione del materiale di base per le votazioni decisive nelle istituzioni dell’Ue. Nonostante il fatto che non possono influenzare le decisioni e le tendenze essenziali, il bilancio del loro impegno risulta positivo”.Mons. Turnek: “Penso che siamo riusciti a realizzare troppo poco rispetto a quello che volevamo fare. Nella legislazione europea non si avvertono abbastanza i valori cristiani, evangelici. Il Cristianesimo non è neanche nominato nella preambolo del testo fondamentale dell’Ue. Ma d’altra pare ci sono state anche svolte molto positive come il riconoscimento del ruolo delle Chiese nell’Unione europea, e il riconoscimento del valore del simbolo della croce nei luoghi pubblici…”.