CHIESE D'EUROPA (2)
Ccee: il tema della nuova evangelizzazione all’assemblea di Tirana
L’immagine di una Chiesa che in Europa si trova a vivere “in una situazione simile a quella degli Atti degli Apostoli, immersa in una cultura straniera”. È quanto emerge dalle risposte che le diverse Conferenze episcopali europee hanno dato ad un questionario del Ccee sulla “nuova evangelizzazione”. A presentare le risposte ai presidenti delle Conferenze episcopali riuniti in assemblea plenaria a Tirana è stato Jean-Luc Moens, coordinatore delle missioni cittadine in Europa. E a commentare i dati del questionario è stato mons. Rino Fisichella, presidente del Pontificio consiglio per la Promozione della nuova evangelizzazione. La ricerca. Dal questionario emerge ovviamente una grande diversità da Paese e Paese. Tra gli elementi di convergenza però, in molti hanno fatto notare che in Europa “la nuova evangelizzazione consiste in primo luogo nell’andare verso le persone che si sono allontanate dalla Chiesa e dalla fede, verso i battezzati che hanno perso la loro identità cristiana”. Si tratta quindi di aiutare i cristiani “a diventare dei cristiani evangelizzati”. I vescovi hanno anche espresso la necessità per le Chiese in Europa di “affrontare il cambiamento della società, la nuova cultura che emerge, la secolarizzazione crescente in cui la religione, il cristianesimo non ha più posto. Alcuni – si legge nel rapporto finale – osservano una sorta di disboscamento della memoria cristiana”. In un contesto simile si fa evidente una prima constatazione: “Affinché ci sia una nuova evangelizzazione, occorre un nuovo slancio, un nuovo zelo missionario”. E per zelo missionario, si intende: “ridare al nostro tempo il coraggio e la forza dei primi cristiani”. “È forse la mancanza di fiducia – ha commentato Jean-Luc Moens – il nostro problema maggiore. La buona volontà ed il potenziale non mancano, ma occorre ancora uno scatto affinché i cattolici, aumentando progressivamente la loro fiducia, siano capaci di affermare la loro identità”. Dall’insieme delle risposte al questionario del Ccee, emergono poi alcune sfide “in generale”: la prima è legata alla società, ad una cultura cioè in cui si avverte sempre più chiaro “eclissi di Dio”. Altra sfida “generale” è legata alla Chiesa stessa: preoccupa soprattutto il fatto che “tra i cattolici, la fede diminuisce” e ciò richiede un impegno a suscitare “un nuovo dinamismo” a partire dai cattolici stessi. Nelle risposte, c’è chi ha fatto notare come una sfida riguarda anche “l’immagine che la Chiesa dà di se stessa e che ha subito un forte contraccolpo, per esempio, dagli scandali della pedofilia. La Chiesa di oggi ha bisogno della testimonianza di santi”. E tra i protagonisti della nuova evangelizzazione emergono le famiglie. “Dovrebbero essere – affermano i vescovi – il primo luogo missionario, e invece con la crisi che sta vivendo il continente, la trasmissione della fede si è interrotta proprio nelle nostre famiglie”. Il paradosso europeo. “Siamo dinanzi a una situazione per molti versi paradossale; emerge il distacco dalla religione cristiana e sembra rinnovarsi il senso per una ricerca del sacro e del religioso; si afferma che la fede non può avere alcuna voce quando si parla di vita privata, pubblica o sociale, eppure riusciamo a riempire le città con le iniziative pubbliche”. Lo ha detto mons. Rino Fisichella intervenendo all’Assemblea plenaria del Ccee a Tirana. Per mons. Fisichella, purtroppo “l’esistenza personale si costruisce ormai prescindendo dall’orizzonte di fede che è relegato a un ambito privato senza incidere nella vita delle relazioni interpersonali, sociali e civili”. La religione, ha spiegato, “non viene negata, ma pensata con un suo ruolo ben delimitato; interviene solo in parte e marginalmente nel giudizio etico e nei comportamenti”. In questo contesto, “è necessario che la nuova evangelizzazione si faccia carico di contenuti capaci di mostrare che l’enigma dell’esistenza personale non si risolve rifiutando il mistero, ma scegliendo di immettersi in esso”. L’importanza del cristianesimo. Parlando dell’Europa, mons. Fisichella ha fatto notare come “si vuole costruire un’Europa indipendente dal cristianesimo e, in alcuni casi, perfino contro di esso”. Eppure, “il cristianesimo è una condizione obbligatoria per comprendere coerentemente storia e attualità dei nostri Paesi”. Dunque, “non è emarginando né esorcizzando il cristianesimo che si potrà forgiare una società migliore”. La nuova evangelizzazione deve entrare in questo contesto culturale che forma la mentalità di generazioni di persone” con “il compito di produrre un pensiero che sia in grado di gettare le fondamenta per un’epoca che darà cultura impregnata di fede alle future generazioni, permettendo loro di vivere nella genuina libertà perché proiettate verso la verità”. “La nuova evangelizzazione – ha concluso mons. Fisichella – è una chance che viene offerta per leggere e interpretare l’attuale momento storico e per far diventare straordinaria un’attività ordinaria della Chiesa”.