EUROPARLAMENTO
La sessione da Strasburgo si trasferisce a Varsavia
La settimana politica europea si è aperta a Strasburgo, con la sessione plenaria dell’Europarlamento (26-29 settembre), e si chiude a Varsavia, con il vertice sul Partenariato orientale (29-30 settembre). Sullo sfondo si collocano le proteste di piazza in Grecia, il braccio di ferro ancora in corso tra Turchia e Cipro, l’avviata campagna elettorale spagnola, la guerra in Libia, le discussioni nella sede Onu sul futuro della Palestina… Tre – fra i tanti possibili – gli argomenti che si possono porre in evidenza: il voto degli eurodeputati sul “six-pack”; la proposta della Commissione per tassare le operazioni finanziarie; alcuni testi approvati in emiciclo.La governance prende forma. “È un giorno importantissimo per il Parlamento europeo e per l’Unione nel suo insieme”. Jerzy Buzek, presidente dell’Assemblea di Strasburgo, commenta a caldo il voto con il quale l’aula ha approvato, il 28 settembre, il cosiddetto “six-pack”, ovvero i sei provvedimenti intesi a rafforzare la sorveglianza finanziaria e la governance nei Paesi dell’Eurozona, provvedimento che peraltro interessa tutti i 27 Stati membri. “In questa fase l’Ue affronta una sfida immane, servono dunque leadership e solidarietà”, aggiunge Buzek, “volti a creare un governo economico dell’Ue”. Il “six-pack” – come chiarisce una nota dell’Europarlamento – “garantisce più efficacia all’attuale Patto di stabilità e crescita, permettendo un controllo dei deficit e dei livelli di debito più rapido e più celere rispetto a oggi”; “il pacchetto innova il sistema di governance, obbligando i governi ad agire velocemente per contrastare una minaccia all’economia dovuta a instabilità macroeconomiche”. Tali obiettivi sono perseguiti tramite azioni preventive e sanzioni. Non da ultimo, le regole approvate (sulle quali l’aula si è però divisa, in ragione del fatto che non si darebbe sufficiente attenzione alla crescita, privilegiando il rigore, mentre gli aspetti sociali rimarrebbero in ombra) “mirano a garantire che le statistiche, strumento essenziale per la programmazione economica e un’equilibrata politica di bilancio, saranno più precise e affidabili, oltre che più indipendenti”.Tassa sulle transazioni finanziarie. Una imposta su tutte le transazioni finanziarie “per le quali almeno una controparte dell’operazione sia stabilita all’interno dell’Unione europea”. La Commissione esce allo scoperto e, dopo l’annuncio fatto dal presidente Barroso nell’emiciclo di Strasburgo il 28 ottobre, spetta ad Algirdas Semeta, commissario per la fiscalità e l’unione doganale, presentare nello stesso giorno a Bruxelles i lineamenti della cosiddetta Tobin Tax. “Lo scambio di azioni e obbligazioni sarebbe tassato con un’aliquota dello 0,1%, mentre per i derivati il tasso sarebbe dello 0,01%. In tal modo sarebbe possibile riscuotere un gettito di 57 miliardi di euro ogni anno”. La Commissione propone che l’imposta entri in vigore il 1o gennaio 2014. La proposta passa ora per competenza agli Stati membri nel quadro del Consiglio dei ministri dell’Ue, mentre la Commissione stessa la presenterà al vertice del G20 di Cannes all’inizio di novembre. Tale decisione presenta, secondo l’Esecutivo, un duplice obiettivo: “Questa imposta farebbe sì che il settore finanziario dia il giusto contributo per far fronte ai costi della crisi economica, di cui è peraltro concausa, in un contesto di risanamento di bilancio negli Stati membri”; in secondo luogo, “un approccio coordinato a livello comune contribuirebbe a rafforzare il mercato unico dell’Ue”. Infatti “l’imposta tende a ridurre le distorsioni della concorrenza nel mercato unico, scoraggerà attività speculative ad alto rischio e integrerà gli interventi di regolamentazione volti a prevenire future crisi”. Il commissario Semeta puntualizza: “Sono fiducioso sul fatto che i nostri partner in seno al G20 riconosceranno l’utilità di seguire questo percorso”.Altri testi passati in emiciclo. Nell’aula di Strasburgo sono stati poi affrontati numerosi argomenti: con l’Alto rappresentante Catherine Ashton si è parlato di politica estera e della situazione in Tunisia, Libia, Cipro; si è quindi discusso del programma di aiuti alimentari “Food for Free”; al voto sono giunti testi sulla sicurezza stradale, sui rapporti commerciali con i Territori palestinesi e sul “marchio europeo” per il turismo. Particolarmente delicati i temi trattati nella risoluzione, passata a maggioranza, sui “diritti umani, l’orientamento sessuale e l’identità di genere nel quadro delle Nazioni Unite”. Il testo è dedicato in buona parte al rispetto dei diritti di “gay, lesbiche, bisessuali e transgender”, confondendo spesso il problema della tutela dei diritti fondamentali di ogni persona con l’imposizione di concetti e pratiche non condivise dalla maggioranza delle opinioni pubbliche europee in vari ambiti, da quello giuridico a quello sociale e sanitario. Occorre fra l’altro tener conto che nei Trattati, e nemmeno nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, figura mai l’espressione “genere” o “identità di genere” (si parla invece di “sesso”), con una evidente forzatura sul piano giuridico.