CHIESA ED EUROPA (4)

Mai senza valori

Interviste con i vescovi Comece: mons. Christian Kratz (Francia)

Con l’intervista mons. Christian Kratz, vescovo ausiliare di Strasburgo, prosegue lo speciale di SIR Europa dedicato alle riflessioni dei vescovi europei sul processo d’integrazione europea e sul pensiero della Chiesa sulla casa comune europea  (cfr SIR Europa 62-63/2011).Quale opinione e quali attese hanno i cattolici del suo Paese nei confronti dell’Unione europea?“In generale, i cattolici francesi che sono impegnati nell’ambito della Chiesa sono favorevoli alla costruzione europea. Molti auspicano che l’Europa non costituisca soltanto una piattaforma di scambi economici, ma un’Europa dei valori che prenda in considerazione le necessità dell’uomo, in particolare dei più poveri. L’Europa è spesso percepita come una struttura amministrativa pesante e tecnocratica, incapace di rispondere alle sfide del mondo odierno”.L’opinione pubblica si fonda su una informazione corretta: pensa che nella sua realtà, ci sia una informazione appropriata sulle istituzioni Ue e sulle Chiese europee?“Le istituzioni europee sono spesso poco conosciute dai cristiani d’Europa, così come, d’altronde, dalla maggior parte dei cittadini. Molti vedono come prima cosa i vincoli che l’Europa impone al loro Paese. Rimane molta strada da percorrere nel campo dell’informazione e della comunicazione a livello europeo, ma anche nella percezione dell’Europa che soltanto raramente si dimostra all’altezza delle aspettative riposte in essa. Dal momento che viviamo in un’epoca di crisi finanziaria ed economica, ma anche una crisi della politica e dell’etica, nei popoli europei è presente una forte tendenza a ripiegarsi su se stessi e a voler difendere gli interessi nazionali anziché la solidarietà europea. Detto questo, i media di ispirazione cristiana forniscono regolarmente numerose informazioni concernenti la costruzione europea e la sua evoluzione”.Quale contributo la Chiesa del suo Paese può dare all’Europa?“Nell’Europa di oggi occorre cercare insieme le risposte ai problemi che si presentano negli Stati membri. A questo titolo, la Chiesa di Francia offre all’Europa la sua differenza culturale. Agli occhi di molti dei nostri vicini, sembriamo un ‘laboratorio pastorale’. Avviene così che i Paesi dell’Europa centro-orientale cerchino in noi degli elementi di risposta alla secolarizzazione della loro società. A sud, la Spagna ha l’impressione di vivere in questo momento il ‘1905 francese’, ovvero un’opposizione frontale fra i vescovi e il governo Zapatero, che questo avvenga in materia di bioetica o di insegnamento della religione nelle scuole. In Germania, dove la Chiesa può ancora contare su istituzioni proprie molto forti, emergono alcune questioni che noi ci siamo trovati ad affrontare 25, 30 o 40 anni fa. Il Rapporto Dagens (che riflette sul modo di proporre la fede in una società laica) e i nostri orientamenti in materia di catechesi li interessano molto”.Quale bilancio si sente di tirare riguardo al lavoro compiuto fino ad oggi dalle Chiese europee nell’Ue?“Le Chiese sono presenti a livello europeo attraverso la Comece e il Ccee, ma anche attraverso diverse congregazioni religiose, in particolare i gesuiti e i domenicani. Si sforzano di far udire la voce della Chiesa su scala europea in campi molto diversi quali l’ecologia, l’economia, le migrazioni, i problemi bioetici, ecc. Le Chiese europee producono relazioni, documenti realizzati da gruppi di esperti che informano sulle sfide e i problemi sollevati dalle questioni che vengono discusse nell’Ue. Non si tratta di un’attività di lobbying, almeno nel senso peggiorativo che diamo a questo termine in Francia. Le Chiese si preoccupano di difendere il bene comune e di produrre una riflessione originale e attesa su un certo numero di problematiche concernenti la libertà dell’uomo, la sua vocazione e il suo divenire. Benché i responsabili europei non siano sempre d’accordo con la Chiesa, non esitano a domandare il nostro parere e a fare ricorso alla nostra esperienza”.