CHIESE IN BREVE

Slovacchia, Portogallo, Svizzera

Slovacchia: pellegrinaggio alla Madonna Addolorata”Bentornati a casa! La nostra casa spirituale è vicino alla nostra madre spirituale, che é la Madre di Dio”. Lo ha detto mons. Stanislav Zvolenský, presidente della Conferenza episcopale slovacca, ai partecipanti al pellegrinaggio nazionale alla Madonna Addolorata – la patrona della Slovacchia – che si è svolto dal 15 (solennità liturgica dell’Addolorata) al 18 settembre nella città di Šaštín. Tra i partecipanti anche il presidente della Repubblica, Ivan Gašparoviè. Il nunzio apostolico in Slovacchia, mons. Mario Giordana, ha portato il saluto e la benedizione del Benedetto XVI ai fedeli e ha chiesto loro di pregare per il Papa e per la sua missione. Nella sua omelia, mons. Ján Graubner, arcivescovo di Olomouc (Repubblica Ceca), ha sottolineato che “i cristiani hanno ricevuto il dono della fede non soltanto per se stessi, ma piuttosto perché diventino più efficaci nel portare il Dio in questo mondo e nelle vite delle persone, affinché questo mondo venga – per causa delle loro vite oneste – guarito”. Secondo Mons. Graubner, la situazione del mondo d´oggi è difficile, ma non finirà male se “riusciremo a compiere la nostra missione e insegneremo a questo mondo ad amare con l´amore che proviene da Dio”. Di qui l’esortazione: “Abbiate il coraggio di ricevere l’invito dell’Addolorata per la salvezza delle vostre famiglie e della vostra nazione. Lei intercede per voi, ma chiede anche la vostra collaborazione.” La Madonna Addolorata è stata proclamata patrona della Slovacchia da papa Paolo VI nel 1966.Portogallo: servizi parrocchiali di azione sociale Al termine del 27º Incontro della Pastorale sociale, conclusosi nei giorni scorsi a Fatima su “Sviluppo locale, carità globale”, la Commissione episcopale pastorale (Ceps) ha divulgato un documento con alcune “indicazioni pratiche” che auspicano “la creazione di servizi parrocchiali di azione sociale in tutto il Portogallo”. “La grave crisi economica costituisce un forte appello ad esaminare e rivedere i modelli di risposta alle difficoltà, ad introdurre modifiche e procedere all’incremento dei servizi di azione sociale in tutte le comunità cristiane”. La nota evidenzia che le oltre 4.300 parrocchie disseminate in tutto il Paese devono “disegnare un profilo operativo adeguato alle circostanze, creando un servizio integrato da volontari, capace di coordinare e animare l’azione sociale nell’ambito territoriale corrispondente”. Tra i compiti da realizzare si trovano, ad esempio, “la raccolta e la precisa descrizione di dati corrispondenti alla realtà locale, e la cooperazione nella ricerca di soluzione dei problemi delle persone aiutate dalla parrocchia, con il coinvolgimento di altre entità pubbliche o private”. Affermando che il “servizio fraterno” costituisce una dimensione cristiana ed un dovere caritativo di tutta la comunità, il documento rileva “lo squilibrio dell’attenzione pastorale delle strutture ecclesiali, attualmente molto più concentrata attorno al culto”. Proponendo quali elementi marcanti dell’azione sociale cattolica la prossimità, l’universalità, la radicalità e la gradualità, le “indicazioni pratiche” della Ceps richiamano ad “un intervento concreto per l’umanizzazione delle strutture socio-economiche, politiche e culturali, seguendo i principi della dignità trascendente della persona umana: il bene comune, la destinazione universale dei beni, la sussidiarietà, la partecipazione e la solidarietà”. Svizzera: i dati delle denunce per pedofilia Sono 146 le denunce di abusi sessuali presentate nel 2010 alla Chiesa cattolica svizzera. Lo ha comunicato nei giorni scorsi la Conferenza episcopale svizzera con una conferenza stampa a Berna. Secondo il rapporto provvisorio “Aggressioni sessuali nella pastorale”, presentato ai giornalisti, la gran parte degli abusi si sarebbe verificata prima del 1990, mentre nel decennio 2000-2010 i casi registrati sarebbero 13, negli anni ’90 ne sono stati registrati 9. “Dietro ogni numero vi è una persona di cui dobbiamo occuparci”, ha sottolineato l’abate Martin Werlen di Einsiedeln durante la conferenza stampa. “Da quando gli abusi sessuali non sono più un tabù, le vittime possono farsi avanti più facilmente. Questo processo è tuttavia solo agli inizi”, ha aggiunto. Il presidente della commissione di esperti istituita dalla Conferenza episcopale, Adrian von Kaenel, ha parlato di una “prevenzione che sta funzionando sempre meglio”, che ha consentito una diminuzione delle denunce. “Ma le cifre dei casi di abuso”, ha osservato “rendono la prevenzione ancora più importante”.