bound to live together
11 settembre 2001 e 27 ottobre 1986
Si è chiusa il 13 settembre, a Monaco di Baviera, la 25ª edizione dell’incontro mondiale di preghiera per la pace “Bound to live together” (“Destinati a vivere insieme”), promossa dalla Comunità di Sant’Egidio in collaborazione con l’arcidiocesi locale, guidata dal card. Reinhard Marx. L’epilogo solenne si è avuto nella famosa Marienplatz, nel centro storico della città, da dove i leader mondiali delle religioni hanno lanciato un appello alla pace. Tre giorni intensi di forum, panel, tavole rotonde, uniti da un filo rosso, quello della convivenza, in cui sono riecheggiate voci di politici come Angela Merkel, cancelliera tedesca, Christian Wulff, presidente della Repubblica federale di Germania, Alpha Condé, presidente della Repubblica di Guinea, Danilo Türk, presidente della Repubblica di Slovenia, ministri di vari Paesi del mondo, ma anche esponenti delle diverse religioni e confessioni. Tante voci che sono diventate una sola al momento di siglare l’appello finale, tanto più significativo in quanto giunto in concomitanza con il 10° anniversario dell’attacco alle Torri Gemelle e al 25° dell’incontro mondiale delle religioni, promosso ad Assisi da Giovanni Paolo II (27 ottobre 1986).L’arma del dialogo. “Non c’è futuro nella guerra. Non c’è alternativa al dialogo. Il dialogo è un’arma semplice a disposizione di tutti. Con il dialogo costruiremo un nuovo decennio e un secolo di pace. Diventiamo tutti artigiani della pace”. Recita così l’appello di pace riecheggiato a Marienplatz. “Grande è la tentazione di ripiegarsi su sé stessi e utilizzare le religioni per separarsi. Questa tentazione è acuita dalla crisi dell’economia mondiale. Il mondo sembra a volte avere smarrito il senso del limite. È spesso attratto da ciò che divide più che dalla simpatia verso l’altro; è più attento alle ragioni dell’io che al bene comune. In tante zone del mondo crescono la violenza e una crisi di senso. Ci vuole una svolta”. “Per questo – prosegue il messaggio – occorre guardare in alto, aprirsi al futuro e diventare capaci di globalizzare la giustizia. Dobbiamo con forza riproporre il problema della pace in tutte le sue dimensioni. Infatti siamo destinati a vivere insieme e tutti siamo responsabili dell’arte del convivere. Il dialogo si è rivelato oggi l’arma più intelligente e pacifica. È la risposta ai predicatori del terrore, che addirittura usano le parole delle religioni per diffondere l’odio e dividere il mondo. Niente è perduto con il dialogo”. “È tempo di cambiare – affermano i leader religiosi -. Il mondo ha bisogno di più speranza e di più pace. Possiamo imparare di nuovo a vivere non gli uni contro gli altri, ma gli uni con gli altri. Siamo consapevoli delle responsabilità delle religioni nel mettere in pericolo la pace, quando non hanno guardato verso l’alto. Chi usa il nome di Dio per odiare l’altro e uccidere, bestemmia il Nome Santo di Dio”.Più forti di prima. “Da Monaco si leva un’invocazione di pace, un inno alla vita”: così Andrea Riccardi ha salutato la conclusione dell’incontro. Rivolgendosi ai leader religiosi radunati a Marienplatz, Riccardi ha detto: “Siamo più forti e più pieni di speranza di prima perché non abbiamo ceduto alla rassegnazione e al pessimismo. Nel 1938, la Conferenza di Monaco segnò il cedimento dei governi europei alla forza arrogante del nazionalsocialismo”, ma questa volta qui “non si sono sentiti i passi pesanti dei soldati, ma quelli leggeri dei cercatori di Dio e dei pellegrini della pace. Monaco è stata capitale dello spirito”. “Questa forza – ha aggiunto – spegnerà il fuoco della guerra, ci sosterrà quando dovremo portare la pace dove c’è odio, incomprensione, indifferenza. Non diamoci riposo finché non ci sia pace vicino a noi e in tutto il mondo”. Appello raccolto anche dal card. Reinhard Marx, arcivescovo di Monaco, per il quale “siamo tutti responsabili per la pace e per il futuro del mondo. Per questo non possiamo e non vogliamo risparmiarci. La pace è degna di ogni sforzo. Non possiamo sottrarci al futuro per paura. Vogliamo invece cercare le vie che ci permettono di progredire. Proprio le religioni danno un importante contributo per guidare l’uomo verso un futuro buono”. E ha concluso: “Noi facciamo nostra questa missione e c’impegniamo a percorrere insieme le vie della comprensione e della riconciliazione”.Prossimo anno a Sarajevo. A suggellare la chiusura del meeting è stato l’annuncio della sede della prossima edizione che si terrà a Sarajevo, capitale della Bosnia-Erzegovina. Il prossimo anno, infatti, ricorre il 20° anniversario dell’assedio della città, come hanno ricordato il Gran Mufti della città, Mustafa Ceric, e il vescovo cattolico, mons. Pero Sudar. “Sarajevo – hanno detto – è la città dell’antica coesistenza di ebrei, cristiani e musulmani. Da sempre viviamo insieme. Quando scoppiò la guerra, questo sembrò non essere più possibile”. Sarajevo, ha aggiunto Ceric, “è la prima Gerusalemme d’Europa e la seconda Gerusalemme del mondo”. Oggi, dopo queste giornate a Monaco, “siamo ancor più convinti che l’antico sogno di coesistenza sia ancora possibile”. La capitale bosniaca, durante la guerra degli anni novanta, subì l’assedio più lungo nella storia bellica moderna, durato dall’aprile del 1992 al febbraio del 1996, con migliaia di morti e feriti.