COMECE

Il dialogo in tre direzioni

Il numero di settembre di “Europe Infos”

Riprendono regolarmente le uscite di “Europe Infos” dopo la pausa estiva. Il numero di settembre si apre con un editoriale del segretario generale della Comece, Piotr Mazurkiewicz (cfr SIR Europa n.59), su “I giovani contestatori dell’estate”. Gli articoli di taglio più strettamente politico ed economico sono dedicati al futuro dell’energia nucleare in Europa dopo la catastrofe giapponese e al quadro finanziario dell’Ue per gli anni 2014-2020 in relazione alle strategie politiche di Europe2020; le “coppie internazionali”, la crisi del processo di pace israelo-palestinese e il dialogo interculturale completano il numero appena apparso in rete.Dialogo interculturale. Sempre più Stati membri stanno riconsiderando le proprie politiche d’integrazione e la Chiesa stessa discute al suo interno sui luoghi da costituire per facilitare il dialogo con i cittadini musulmani. Nonostante non diminuiscano le voci di coloro che vedono questo incontro come una minaccia, il dialogo porta frutti significativi se si hanno ben chiari alcuni principi di fondo da rispettare, come scrive Martin Rupprecht, un parroco di Vienna, direttore del Centro per l’incontro islamo-cristiano della medesima arcidiocesi. Ed elenca questi principi. Dapprima “audiatur et altera pars – ascolta anche l’altra parte”: “Se è vero – scrive Rupprecht – che ci sono dei gruppi terroristici che vogliono cacciare i cristiani dai paesi musulmani, è anche vero che molti musulmani soffrono per lo stesso motivo”, per cui l’unico modo per “agire responsabilmente è compiere lo sforzo di ascoltare anche l’altra voce”. Poi “aprirsi alle opportunità di apprendimento”: “Mostrare gli sviluppi della teologia, osservare l’opera dello Spirito, imparare dalla storia della Chiesa sono strade che facilitano l’incontro con l’islam”. In terzo luogo “le persone, non i cristiani, sono il centro della nostra preoccupazione”, come dice anche la “Gaudium et spes”. Ancora, “osservarsi reciprocamente nel proprio modo di pregare” e dedicare tanto tempo alla conoscenza reciproca. Infine, “riconoscere l’azione di Dio negli altri e il messaggio racchiuso per me”, come diceva già “Nostra aetate”, assumendo uno sguardo positivo sull’altro e sviluppando una prospettiva che promuova la pace, “smettendo di parlare dei musulmani, ma cominciando a parlare con loro e a fare programmi insieme”.Le coppie internazionali. Si stima che in Europa esistano circa 16 milioni di coppie internazionali. Uno degli ambiti legislativi più delicati e significativi è quello che riguarda le regole dei diritti di proprietà per queste coppie. La Commissione europea ha avanzato due proposte legislative su questa materia, commettendo tuttavia alcune leggerezze, come fa notare Alessandro Calcagno, collaboratore del segretariato della Comece, nel suo contributo. La prima proposta non considera il fatto che alcuni Stati membri non riconoscono le unioni di fatto e quindi non hanno una legislazione in materia; ciò “li porterebbe ad applicare la legge di quegli Stati che le prevedono e le regolano”. La seconda proposta legislativa invece non contempla i casi di alcuni tipi di “matrimonio” che non esistono in tutti i Paesi membri e, in secondo luogo, lascia ai cittadini la possibilità di scegliere la legislazione da applicare ai propri regimi patrimoniali conseguentemente al matrimonio, aprendo la possibilità di uno “shopping legislativo” in cui le scelte vengono compiute per convenienza. In ogni caso, sottolinea Calcagno, il rischio è quello di “creare le basi per un’Unione a due velocità in un ambito così delicato come quello del diritto familiare ed esercitare una pressione eccessiva sugli Stati membri”.Israele-Palestina: la sfida della pace. Frank Turner, gesuita dell’Ocipe (Jesuit European Office), ripercorre le vicende della primavera scorsa che Robert Serry, coordinatore Onu per il processo di pace del Medio Oriente, il 26 luglio ha definito essere giunte a un punto morto, nonostante le speranze create dalla firma a maggio dell'”accordo di riconciliazione”. In questa empasse politica, un recente incontro a Londra promosso dalla Chiesa d’Inghilterra e dalla Chiesa cattolica ha preso in analisi la sempre più precaria situazione dei cristiani nella regione. Il patriarca latino di Gerusalemme Fouad Twal, intervenuto all’incontro, ha insistito sull’importanza fondamentale della comunità internazionale. Cinque sembrano essere gli elementi essenziali per un accordo di pace: il riconoscimento da parte degli Stati arabi del diritto d’Israele di esistere e delle preoccupazioni legittime per la sicurezza, diritto che però non autorizza Israele a essere uno Stato ebraico; il riconoscimento della Palestina come Stato transitabile da tutti; liberare le scarse risorse palestinesi, come l’acqua; proteggere i diritti delle reciproche minoranze presenti nei diversi Stati; il rispetto reciproco tra le principali comunità religiose degli ebrei e dei musulmani. Mentre gli Usa “sono difficilmente imparziali”, afferma Turner, mediare in questo processo “è una delle principali responsabilità della politica estera dell’Ue”, che invece ha legami economici e finanziari con entrambe le parti in conflitto. “La primavera araba – si chiede – si potrà estendere alla Palestina?”.