UNIONE EUROPEA
I gravi problemi esigono maggiore e tempestiva collaborazione
Gli Stati europei, così come le istituzioni comunitarie, sono alla ricerca della formula magica per affrontare la molteplicità dei problemi sul tavolo. Dalla crisi economica all’instabilità dei bilanci nazionali, dalle spinte politiche e migratorie che provengono dall’Africa e dal Medio Oriente fino ai nodi interni della sicurezza e degli approvvigionamenti energetici: non c’è argomento che appaia vicino a una soluzione. Forse anche per tale ragione Commissione, Consiglio e Parlamento Ue, quest’ultimo riunito in settimana a Strasburgo, cercano forme più efficaci di collaborazione. La posta in gioco è troppo alta per procedere a ranghi sparsi, benché non manchino incomprensioni e chiusure, come quella sollevata da alcuni Stati membri sul bilancio pluriennale Ue.Salvare l’euro. Nelle scorse settimane si è vista un’Europa preoccupata, e giustamente, per l’impossibilità di Grecia, Irlanda e Portogallo di far fronte ai loro impegni finanziari. L’aiuto dell’Ue ha raggiunto questi Paesi (la situazione più drammatica rimane quella greca), così pure Italia e Spagna, con la mano tesa della Bce sul versante dei titoli di Stato. Ma il rigore dei conti nazionali, da tutti auspicato se non preteso, ha subito varie scosse, l’ultima delle quali è giunta con le dimissioni di Jürgen Starck, capo economista della Bce, contrario a ulteriori salvataggi verso Atene in nome delle ferree leggi monetarie. Angela Merkel, cancelliera tedesca, sa bene quanto costa all’Europa il sostegno ai Paesi in difficoltà, ma al contempo riconosce che la bancarotta di qualcuno – oggi la Grecia o domani un altro Stato – o il crollo dell’euro porterebbero conseguenze catastrofiche per la sua stessa Germania, per l’Ue nel complesso, con pesanti ricadute sui mercati mondiali. I conti nazionali. Di questi temi si discute, con un certo affanno, e ancora una volta i vertici Ue lanciano messaggi inequivocabili: accelerare i tempi sul “fondo salva-Stati”, proseguire le manovre nazionali nel segno dell’austerità, immaginare nuove strade, peraltro improcrastinabili, per favorire la crescita e dunque l’occupazione. In questa direzione si esprime anche il Rapporto sulle finanze pubbliche presentato il 12 settembre dalla Commissione europea. Vi si legge che gli Stati membri dell’Unione attualmente sotto la pressione dei mercati “devono continuare a lavorare sui loro obiettivi di consolidamento delle finanze e, se necessario, prendere ulteriori misure”, specialmente in relazione al debito e al deficit. Fra l’altro i Ventisette sono costretti a operare in scenari sfavorevoli sul piano dell’economia reale: “La Ue sta affrontando una ripresa lenta e incerta”, mentre “le manovre di consolidamento dei conti pubblici porteranno a un lungo periodo di attività economica debole”.I fondi per l’Ue. Anche in ragione del fosco quadro macrofinanziario, la discussione all’interno delle istituzioni Ue riguardante il budget pluriennale 2014-2020 stenta a decollare. Dopo la proposta emersa dalla Commissione, se ne è discusso nelle sedi comunitarie e lo stesso accade nel corso della plenaria dell’Euroassemblea del 12-15 settembre. Ma una lettera, firmata da 8 Stati, taglia la strada al confronto. Germania, Francia, Gran Bretagna, Italia, Paesi Bassi, Austria, Finlandia e Svezia chiedono, con una lettera congiunta, di congelare i fondi a disposizione di Bruxelles, pretendendo al contempo che l’Unione europea svolga appieno tutte le mansioni che le sono affidate dagli stessi Paesi aderenti. Il quadro delineato dal Collegio presieduto da José Manuel Barroso non era dispiaciuto al Parlamento (nell’Ue la Commissione propone il bilancio, sul quale decidono Parlamento e Consiglio), ma il Consiglio, che raccoglie i governi dei Ventisette, ritiene troppo elevato il miliardo di euro chiesto per i prossimi sette anni, pari all’1,05% del Pil europeo. Le nuove prospettive finanziarie arrivano, secondo gli otto governi recalcitranti, “in un momento in cui gli Stati membri stanno facendo sforzi finanziari considerevoli per sostenere l’Europa mentre sono sotto sforzo di consolidamento”. La proposta della Commissione deve dunque essere ridimensionata e il prossimo bilancio comunitario “non deve portare a un aumento nei contributi nazionali al budget Ue”. I leader nazionali, alcuni dei quali hanno gravi problemi di gestione dei “conti di casa”, paradossalmente sentenziano: a livello Ue “abbiamo bisogno di spendere meglio, non di spendere di più”.Esteri e sicurezza. Oltre a questi temi, altri punti rimangono nell’agenda dell’Unione. Anzitutto le questioni di politica estera (il Parlamento Ue ne affronta alcuni, come i rapporti con i Paesi africani in via di trasformazione e il partenariato orientale). Quindi la sicurezza, tornata “di moda” anche in coincidenza con gli sbarchi sulle coste mediterranee, gli attentati in Norvegia e il decimo anniversario delle Torri gemelle. Non a caso nei giorni scorsi Cecilia Malmström, commissaria per gli Affari interni, ha inaugurato la “rete di sensibilizzazione al problema della radicalizzazione” che “mira a contrastare l’estremismo violento”.