FRANCIA

Non più un culto

Laicità: una lettura aperta del Consiglio di Stato

I dibattiti sulla laicità sono sempre accesi in Francia. Il discorso del presidente Sarkozy al Laterano nel dicembre 2007 nel quale parlò di laicità positiva aveva suscitato discussioni e polemiche. In un contesto teso su questo tema, l’organizzazione laicista militante “La Libre pensée”, ha moltiplicato le cause in giustizia ogni volta che delle risorse pubbliche sono state impegnate per favorire, secondo loro, un culto, vedendo in ogni aiuto, in particolare da parte dei Comuni, una violazione della legge del 1905 sulla Separazione delle Chiese e dello Stato.Però il 20 luglio scorso Il Conseil d’État (Consiglio di Stato) la Corte più alta nel sistema giudiziario francese sul piano amministrativo, si è pronunciato su cinque casi di finanziamenti da collettività locali. Le cinque decisioni danno indicazioni importantissime sul modo di interpretare la legge del 1905. I cinque casi sono molto diversi : regioni, religioni, problemi trattati differenti. Il Consiglio ha trattato un caso di organo in una chiesa di un paese dell’Ovest della Francia, pagato dal Comune, con un doppio uso, per la liturgia e per la scuola di musica del Comune; a Lione, nel grande santuario mariano di Fourvière, frequentato da due millioni di persone all’anno, un ascensore per i disabili ; nella città di Le Mans, aiuti per costruire un mattatoio utilizzato dai musulmani per la fest dell’Aït-El-Kébir, per uccidere gli animali secondo le regole dell’islam ; a Montpellier, una sala utilizzata come moschea ; a Montrueil, nei pressi di Parigi, un terreno dato in prestito a un’associazione, per la costruzione di una moschea. Interessante il fatto che il Consiglio abbia raggrupato tutti questi casi, come se volesse dare una lezione magistrale sulla laicità.Nei cinque casi, i giudici hanno ricordato che la legge permette di dare aiuti finanziari quando si tratta di un interesse locale (per esempio a Lione, un interesse turistico), e che il principio di neutralità dei poteri pubblici è rispettato. Tali aiuti non possono essere considerati come un finanziamento del culto, quindi come una rottura della sacrosanta legge del 1905. Con queste decisioni, la giustizia francese apre a una interpretazione liberale. Riconosce la dimensione culturale delle religioni che non si riducono mai al solo culto. Considera l’attività religiosa come un attività normale: interpretazione che permette per esempio a un Comune di dare in prestito a un culto una sala come a ogni associazione sportiva. Sopratutto non separa il culto dall’interesse pubblico locale, e rifiuta così di rinchiudere la religione in uno spazio privato : la religione è importante anche per lo sviluppo economico culturale e sociale di una zona. I giudici francesi si sono basati sulla legge di Separazione, sulla Costituzione, ma anche sulla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, che assicura la libertà religiosa (articolo 9). Così dicono ai laicisti che la laicità francese non può rimanere più isolata ma deve evolvere in un contesto ormai europeo. Un modo di sottolineare che se in Francia la laicità può sembrare una specie di culto, i suoi vicini europei non sono meno laici, anche forse più, se accettiamo la definizione della laicità come la libertà del esercizio del culto.