Crediti transfrontalieri: incontro alle imprese”Sono circa un milione le piccole aziende alle prese con problemi legati ai crediti transfrontalieri e ogni anno ammontano a non meno di 600 milioni di euro i crediti cui le imprese rinunciano perché scoraggiate all’idea di imbarcarsi in processi costosi e poco chiari in Paesi stranieri”: muovendo da questa constatazione, la Commissione europea ha proposto una nuova “ordinanza europea di sequestro conservativo” per “facilitare, tanto ai cittadini quanto alle imprese, il recupero transfrontaliero dei crediti”. Viviane Reding, commissaria Ue per la giustizia, ha presentato il 25 luglio l’iniziativa dell’Esecutivo che viene ora trasmessa all’Europarlamento e al Consiglio Ue perché sia approvata secondo la procedura legislativa ordinaria a maggioranza qualificata. “Ogni anno – ha spiegato la commissaria lussemburghese – le imprese registrano perdite dovute a crediti inesigibili pari a circa il 2,6% del loro giro d’affari. È questo un punto debole del nostro mercato unico cui dobbiamo porre rimedio rapidamente ed energicamente”. Le imprese “hanno bisogno di soluzioni semplici: con un’ordinanza di sequestro conservativo su conti bancari efficace in tutta Europa il denaro rimarrà dov’è fino a che un’autorità giudiziaria non avrà deciso del rimborso delle somme”. Reding conclude: “In questa difficile congiuntura economica, le imprese hanno bisogno di risposte rapide. Ogni euro conta, specialmente per le piccole imprese”, che sono la stragrande maggioranza delle imprese Ue.Immigrazione: Schengen “non rispettato appieno” “Da un punto di vista formale le misure assunte dalle autorità italiane e francesi sono state conformi al diritto comunitario. Tuttavia, mi rammarico che lo spirito delle regole di Schengen non sia stato pienamente rispetto”: Cecilia Malmström, commissaria Ue agli affari interni, valuta le decisioni assunte da Francia e Italia dinanzi ai flussi migratori eccezionali registrati in primavera a seguito delle trasformazioni politiche in nord Africa. Un giudizio, espresso a nome del Collegio, che suona come una parziale bocciatura per Parigi e Roma. “Abbiamo bisogno di garantire una interpretazione coerente e una corretta attuazione di Schengen – ha osservato il 25 luglio la commissaria svedese -, in uno spirito di solidarietà e di fiducia reciproca”. Schengen e la libera circolazione sono, secondo Malmström, “uno dei risultati più concreti e di successo del progetto europeo”. Nell’impegnarsi a dar corso concreto a Schengen e alle regole sulla circolazione interna all’Unione, la commissaria ha però ricordato che tali norme “attualmente non definiscono le condizioni alle quali gli Stati membri possono rilasciare i documenti di viaggio a coloro che non hanno quelli del loro Paese di origine”. “La nostra analisi conferma inoltre che i controlli di polizia effettuati dalle autorità francesi sono rimasti entro i limiti compatibili con il codice Schengen per le frontiere, dato che non si può concludere che fossero di natura sistematica”. Quanto avvenuto mostra, secondo la commissaria, “la necessità di affrontare la governance di Schengen in modo globale e coordinato”, dato che un sistema di controllo “efficace deve garantire che le regole siano rispettate da tutti”.Commissione: consumare più frutta e verdura “Nonostante le raccomandazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità, la maggior parte dei cittadini europei non mangia abbastanza frutta e verdura”. Anche l’Ue interviene, mediante il sito della Commissione (www.ec.europa.eu), per ricordare che “per una dieta bilanciata dovremmo mangiare almeno 400 grammi al giorno” di vegetali. “Tutti i nutrizionisti sottolineano l’importanza di mangiare una maggiore quantità di questi alimenti per restare in forma: sono sicuri e fanno bene alla nostra salute”. L’intervento riguarda sia la salute dei cittadini, sia il settore agricolo interno: “Nelle ultime settimane – osserva l’Esecutivo -, la crisi ha costretto gli agricoltori a gettare verdure perfettamente sane che non si riuscivano a vendere”. “Per aiutare i produttori a superare questo periodo difficile, la Commissione europea ha messo a disposizione un fondo di emergenza di 210 milioni di euro, ma la soluzione reale è nelle mani dei consumatori, che devono tornare ad acquistare come prima e anche di più”. Su questo argomento pesa anche la recente “emergenza E.Coli”, che ha fatto crollare, in alcuni Paesi Ue, gli acquisti di cetrioli, pomodori e altre verdure. “Le generazioni passano ed è sempre la stessa cosa: in confronto ai nostri genitori e ai nostri nonni mangiamo sempre meno verdura. Ne mangiamo ancora meno dopo la cosiddetta emergenza E.Coli di giugno. Da allora – insiste la Commissione – i consumi stanno riprendendo, ma non sono ancora tornati alla normalità, nonostante ora si abbia la certezza che cetrioli, pomodori, peperoni, zucchine non hanno avuto niente a che fare con l’emergenza”. Gli standard di sicurezza dell’Unione “sono riconosciuti come i più elevati del mondo.