UE-ISTRUZIONE

Un concetto ristretto

Lo studio non è solo per il mercato

I valori guida di una società sono chiaramente espressi dalla sua visione dell’istruzione. I sistemi di istruzione portano all’iniziazione dei giovani nei confronti del proprio ethos e del proprio patrimonio culturale, in modo da far loro capire e apprezzare le più ricche conquiste della propria civiltà: e (niente meno) diventare consapevoli delle sue cecità e dei suoi limiti, imparando così ad aprirsi ad un mondo più vasto. L’istruzione consente una partecipazione sociale che è sia creativa che correttamente critica e sta pertanto al cuore di una cittadinanza attiva. L’esclusione da una degna istruzione è un fattore chiave di emarginazione sociale. L’istruzione, sia formale che informale, deve proseguire per tutta la vita come componente della “crescita personale”. E, poiché ogni progetto di civiltà richiede la disponibilità di un degno sostentamento, l’istruzione prepara giustamente e necessariamente i giovani alla vita economica.L’istruzione ha dimensioni cognitive, professionali, affettive e spirituali. L’istruzione, sia umanistica che scientifica, può sviluppare le capacità – di riflettere e soppesare le evidenze con rigore ed onestà intellettuale. Secondo l’articolo 13 del Patto internazionale sui Diritti economici, sociali e culturali, un trattato delle Nazioni Unite entrato in vigore nel 1976, l’istruzione deve essere indirizzata ‘al pieno sviluppo della personalità umana e del senso della sua dignità’, permettendo a tutte le persone un’efficace partecipazione sociale. Si tratta sia di un diritto umano che di ‘un mezzo indispensabile per la realizzazione di altri diritti umani’.La commissaria europea all’Istruzione e alla Cultura, Andrea Vassiliou, ha recentemente tenuto una serie di colloqui e altre presentazioni sul contributo dell’istruzione alla vita dell’Unione europea. Le sue proposte strumentali sembrano mirabili. Il Rapporto della Commissione sull’Istruzione dell’aprile 2011 definisce gli obiettivi statistici per il 2020, come la riduzione della percentuale di “abbandoni precoci” del sistema dal 14,4% a meno del 10%, aumentando la percentuale di soggetti nell’istruzione terziaria dal 32% al 40%, garantendo maggiori opportunità di apprendimento continuo.Assai meno convincente è lo scopo dichiarato di questi programmi. La commissaria elenca tre “priorità politiche” per l’istruzione: aiutare l’Europa a competere globalmente; preparare i giovani al mercato del lavoro di oggi; affrontare le conseguenze della crisi economica. In un articolo dell’aprile 2011, Securing Future Prosperity, la Commissaria scrive della riforma dell’istruzione superiore al servizio “della strategia Ue 2020 per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva”. È necessario ridar forma alle università “per soddisfare le necessità di una società e di un’economia globale in rapido sviluppo”. Il “triangolo della conoscenza”, formato da istruzione, ricerca e imprenditoria, dovrebbe garantire agli studenti “accesso alle più recenti conoscenze scientifiche” e “l’opportunità di applicare tali conoscenze all’ambiente imprenditoriale”.In queste presentazioni, Vassiliou non riconosce mai un ruolo per le università nel miglioramento delle relazioni sociali, nell’apprezzamento dell’arte o della natura, o nel generare prospettive critiche (per esempio) sul paradigma della crescita o sull’ambiente imprenditoriale, alcuni elementi dei quali hanno portato all’attuale crisi finanziaria: e tanto meno offre una critica dell’egemonia delle considerazioni di natura economica. La sufficienza economica è soltanto una, per quanto significativa, condizione di una buona società. È un errore rovinoso rappresentare l’istruzione, un sistema culturale fondamentale e che ha la potenzialità di migliorare la vita, come uno strumento principalmente mirato alla crescita economica.