PARROCCHIE EUROPEE

Rimotivare il laicato

Dall’Ungheria una riflessione per “nuove idee e vie”

Uno scambio “utile” per fare circolare “nuove idee” e trovare “insieme nuove vie” per la pastorale. È un bilancio positivo quello tracciato da mons. Nándor Bosák, vescovo di Debrecen-Nyíregyháza, a proposito dell’esperienza del 26° Colloquio europeo delle parrocchie (Cep), che si è tenuto proprio a Nyíregyháza in Ungheria dal 17 al 22 luglio. L’evento, che si era aperto con la Divina Liturgia di San Giovanni Crisostomo, in rito greco-cattolico, si è concluso con una celebrazione nella cattedrale cattolica di rito latino. Una scelta che rispecchia fedelmente la situazione della diocesi che ha un territorio di circa 250.000 abitanti, con una popolazione che per il 15% è di rito cattolico-latino, per 25% greco-cattolico e per il 55% protestante; le parrocchie sono 55 e i sacerdoti 80; la diocesi è stata istituita 18 anni fa e mons. Bosák è il pastore da allora. Simona Mengascini per SIR Europa lo ha intervistato durante il Cep in Ungheria.Mons. Bosák, la scelta della sede per questa edizione del Cep è stata fatta anche per dare la possibilità alle parrocchie dell’est e dell’ovest dell’Europa di incontrarsi. Che differenza o che elementi comuni ci sono tra le chiese di queste due parti del continente?“La differenza principale tra la nostra Chiesa e quelle dell’Europa dell’ovest è che a noi mancano le strutture, le tradizioni consolidate e abbiamo pochi laici impegnati. Durante il periodo comunista anche se le chiese non erano chiuse ed era possibile frequentare le celebrazioni c’era comunque una forte pressione e controllo dall’esterno che scoraggiava i fedeli ad impegnarsi; oggi, al contrario, la nostra società vive una forte secolarizzazione e sembra che nei laici non ci sia più la voglia”.Quali sono stati i problemi maggiori che avete dovuto affrontare una volta caduto il Muro e terminato il regime comunista?“All’inizio, quando la diocesi è stata fondata, nel 1993, la cosa più importante era quella di cercare di coinvolgere i laici nella vita della chiesa e ci siamo molto impegnati nell’educazione e nella formazione di collaboratori, catechisti e accoliti. Altra urgenza pastorale di quei primi tempi, ma anche di oggi, era l’educazione dei giovani che non avevano nessuna formazione teologica, religiosa o morale. Dopo il cambiamento politico la chiese hanno avuto la possibilità di gestire delle scuole e per noi è un risultato molto importante, perché nella scuola statale non esiste nessun tipo di educazione religiosa, morale o etica”. Comunque nella nuova Costituzione, promulgata lo scorso aprile, è stato riconosciuto il ruolo del cristianesimo nella “preservazione” della nazione, non è un risultato da poco…“È vero, ma per noi è importante formare una nuova classe dirigenti con valori forti, perché tutta la vita pubblica, in realtà, è improntata ai valori del secolarismo e la gente è indifferente. Nonostante questo, circa il 30% dei cattolici richiede attualmente i sacramenti e il 10-15% frequentano regolarmente la messa domenicale”.Come sono i rapporti con la chiesa di rito greco-cattolico e in generale con le altre chiese presenti sul territorio?“La collaborazione con la chiesa greco-cattolica è molto buona, a parte alcuni casi particolari determinati da questioni caratteriali. Tanto per fare un esempio in certi Paesi le due comunità, quella di rito latino e quella di rito greco, usano la stessa chiesa e si fanno attività insieme, ad esempio il catechismo. L’ecumenismo funziona molto bene anche con i protestanti e, alla fine oggi le chiese, nella società ungherese, hanno gli stessi problemi”. E i rapporti con le chiese dell’Europa dell’ovest, se ormai questa definizione ha ancora senso, come sono?“Occorre riconoscere che il loro sostegno, anche materiale, è stato molto importante durante il periodo comunista. Oggi invece abbiamo gli stessi problemi, anzi forse le Chiese dell’ovest del continente attraversano una crisi anche più profonda della nostra. Per esempio, per quanto riguarda le vocazioni, sono per noi un problema, ma non sono così in calo come in certi Paesi europei. I nostri nuovi sacerdoti sono giovani e nei diciotto anni di esistenza di questa diocesi il numero complessivo dei preti è rimasto basso ma costante”.