EDITORIALE

Una prova per l’Europa

Il “bilancio innovativo” proposto dalla Commissione Ue

Ma certo! La crescita economica in Europa deve essere più ecologica e non aggravare ulteriormente gli effetti negativi sul clima, deve diventare più parsimoniosa nell’utilizzo delle materie prime. Inoltre, nessuno può contestare la necessità che la crescita diventi più inclusiva e migliori la sorte dei più poveri, che diventi più qualitativa tenendo conto non soltanto dei parametri monetari ma anche dei criteri sociali e ambientali. Infine, bisognerà fare in modo che la crescita economica produca i suoi effetti non soltanto in alcune regioni privilegiate, ma si ripercuota nel modo più equilibrato possibile sull’intero territorio europeo. Stando così le cose, detto questo, nessuno può contestare oggi che l’Europa deve assolutamente ritrovare la strada per una crescita economica più robusta. Questo è fondamentale per le nostre società. In caso contrario, come possiamo sperare di onorare un debito pubblico enorme, che si va accumulando da trent’anni? Infatti, i gloriosi trent’anni del dopoguerra, i tre fastosi decenni della ricostruzione, sono stati seguiti da tre decenni ingloriosi nel corso dei quali i governi successivi, eletti con il nostro sostegno, hanno finanziato il nostro tenore di vita con il debito. Troppo spesso i crediti, contratti grazie ai piccoli risparmiatori e alle grandi istituzioni finanziarie allo stesso tempo, non sono serviti a finanziare progetti economicamente fattibili a lungo termine e utili per il bene comune, bensì a tappare i buchi troppo avidi del bilancio.Abbiamo bisogno della crescita economica. Altrimenti, come pagare le pensioni di anzianità e di vecchiaia, come fornire l’assistenza medica e i servizi sociali che si accrescono con l’invecchiamento della popolazione europea e il calo della fecondità? Per queste ragioni, occorre plaudire alla proposta della Commissione europea per il prossimo programma-quadro finanziario pluriennale, che fisserà i bilanci annuali dell’Unione europea per il periodo 2014-2020. Introducendo questo “bilancio innovativo” che costituirà una delle principali sfide del suo mandato, José Manuel Barroso, il presidente della Commissione europea, spiega la filosofia di questa proposta: “Dovunque in Europa, i governi, le imprese e le famiglie compiono delle scelte frutto di una matura riflessione quando si tratta di spendere il proprio denaro. È giunta l’ora di prendere in seria considerazione le spese da ridurre e gli investimenti da realizzare per il futuro. Dobbiamo dare prova di rigore, ma allo stesso tempo investire per stimolare la crescita in Europa”.Sul versante “entrate”, per la sua proposta la Commissione europea ha sorpreso molti osservatori esprimendosi a favore del finanziamento dei futuri bilanci, per una quota consistente, tramite un nuovo sistema di risorse proprie a partire da una tassa sulle transazioni finanziarie e una parte dell’Iva. Queste due fonti alimenterebbero direttamente le casse europee. Per rafforzare la legittimità democratica di questa nuova maniera di finanziare il bilancio, la Commissione difende, d’altra parte, la proposta del Parlamento europeo di organizzare una conferenza interparlamentare con i parlamenti nazionali. Propone altresì di semplificare il sistema degli sconti accordati ad alcuni Paesi, in particolare il Regno Unito. Questi due aspetti – risorse proprie e sconti – rischiano di incontrare un’aspra opposizione da parte di alcuni Stati membri. Sapendo che il programma-quadro pluriennale deve ottenere l’unanimità del Consiglio europeo, bisogna aspettarsi che la proposta iniziale dell’organo esecutivo venga sottoposta a emendamenti sostanziali per quanto concerne le entrate.Similmente, gli orientamenti per le uscite rischiano di suscitare un dibattito fra i nostri capi di Stato e di governo e con il Parlamento europeo. In ogni caso, per le ragioni prima elencate, per una ripresa della crescita occorre augurarsi che l’accento posto sulla ricerca e l’innovazione nel documento della Commissione (80 miliardi di euro per il periodo 2014-2020) non si perda nei negoziati, e lo stesso vale per i 15,2 miliardi di euro per il periodo stanziati per l’istruzione e la formazione. Questi importi restano ancora deboli rispetto alle spese per la politica agricola, della quale vale la pena sottolineare l'”inverdimento” e la politica di coesione (circa 370 miliardi per ogni voce), ma il loro significato simbolico supera il valore dell’importo. Si potrebbe affermare la stessa cosa a proposito delle modifiche proposte per lo statuto dei funzionari europei, che dovrebbero assistere a un aumento dei loro tempi di lavoro e dell’età a cui scatta il pensionamento. Per poter ottenere il consenso su un bilancio innovativo al servizio della crescita occorre dare l’esempio.