COMMISSIONE ue

Mari troppo sfruttati

Pesca: una proposta di riforma per evitare la distruzione ittica

Assieme all’agricoltura, la pesca rappresenta uno degli ambiti più “comunitarizzati” dell’economia continentale. Sin dall’inizio del processo di integrazione si ritenne infatti necessario condividere le linee-guida di un settore che ha direttamente a che fare con lo sfruttamento dei mari e, al contempo, la loro conservazione, la protezione degli stock ittici, la garanzia di un reddito adeguato per i pescatori, l’approvvigionamento delle tavole dei consumatori e quello dell’industria di trasformazione.L’obiettivo della “sostenibilità”. Se si considera che l’Ue ha 70mila chilometri di coste, che si affaccia su mari interni e sull’oceano, che diverse regioni e popolazioni vivono della pesca, non è difficile immaginare la rilevanza che, oggi come ieri, l’Europa assegna al settore. Si tratti del Baltico o del Mediterraneo, dell’Egeo o dell’Atlantico, l’Europa è circondata da acque che consentono di disporre di salmoni e calamari, di acciughe come di aragoste, di merluzzi, tonni o aringhe. Ma, stando agli esperti e alla Commissione, le acque che bagnano l’Europa sono solcate da un numero troppo elevato di pescherecci, il pescato è eccessivo e così si pone a rischio il ricostituirsi di varie specie. L’elemento centrale della riforma proposta il 13 luglio dall’Esecutivo Ue è, dunque, la “sostenibilità”. Una pesca sostenibile – ha spiegato la commissaria Maria Damanaki, responsabile per gli affari marittimi – “è una pesca esercitata a livelli che non minacciano la riproduzione degli stock” ittici e “che forniscono rendimenti elevati a lungo termine” a chi opera nel settore.Approccio ecosistemico. Sulla base di queste premesse, la Commissione avanza una serie di proposte volte a garantire “la futura sopravvivenza sia degli stock ittici che dei mezzi di sussistenza dei pescatori”. La riforma introdurrà “un approccio decentrato alla gestione della pesca basato su conoscenze scientifiche, a livello delle regioni e dei bacini marittimi, e definirà migliori norme di governance nell’Unione”. Gli obiettivi da garantire sono molteplici; fra questi: il rilancio del settore economico, il sostegno all’occupazione e alle regioni costiere che dipendono dalle attività connesse alla pesca, la difesa degli interessi del consumatore, la tutela degli ecosistemi marini. Diverse le linee avanzate, come ad esempio un approccio ecosistemico all’attività dei pescherecci, un controllo sui tipi di pesce pescato, il divieto del rigetto in mare del pescato ritenuto non commerciabile (“i pescatori avranno l’obbligo di sbarcare tutto il pesce catturato”), maggiori informazioni per i commercianti e i consumatori finali.Pesce fresco sulla tavola. Nel presentare le proposte, Damanaki ha spiegato: “Occorre agire immediatamente per riportare tutti i nostri stock a livelli di sicurezza e preservarli per le generazioni presenti e future. Solo a queste condizioni i pescatori potranno continuare a lavorare e a trarre un adeguato sostentamento dalle loro attività”. Questo significa che “occorre gestire correttamente ogni singolo stock, prelevando quanto possibile senza mettere a rischio la salute e la produttività futura delle risorse ittiche. Ne risulteranno catture più elevate, un ambiente sano e la garanzia dell’approvvigionamento di prodotti del mare”. Il successo della riforma – che verrà sottoposta a una prima discussione già il 19 luglio durante un incontro dei 27 ministri competenti – determinerà “un futuro migliore per i pescatori e le comunità costiere e i cittadini europei potranno contare su una maggiore varietà di pesce fresco, sia catturato in mare che di allevamento”. Le misure avanzate si occupano infatti anche si acquacoltura.Tempi e reazioni. L’Esecutivo auspica di far entrare in vigore il nuovo pacchetto di norme a partire dal 1° gennaio 2013, dopo che sarà stato adottato, con procedura di codecisione, dal Consiglio dell’Unione e dall’Europarlamento. Al contempo sarà proposto “un nuovo meccanismo di finanziamento per la politica della pesca e degli affari marittimi, in conformità con il quadro finanziario pluriennale” 2014-2020 in fase di definizione. Le prime reazioni all’iniziativa del Collegio dei commissari sono diversificate. La proposta ha ottenuto interesse da parte del portavoce della presidenza di turno polacca del Consiglio Ue. Alcune associazioni ambientaliste, come Ocean 2012 e Greenpeace, insistono invece sulla urgenza di ridurre la “pressione” sulle riserve di pesce, per consentire una adeguata ricostituzione e per ripopolare le acque europee. Differente, invece, la posizione degli armatori. In alcune capitali, poi, si indica l’importanza – così come prospettato dalla stessa Commissione – di perseguire una vera e propria “dimensione esterna” della politica comune sulla pesca, visto che imbarcazioni battenti bandiere diverse da quelle europee gettano le reti attorno al vecchio continente.