EDITORIALE
L’Europa nel pensiero del Beato Giovanni Paolo II
È stata un’attesa lunga, quella della consacrazione del primo dei Padri d’Europa. Molti pensavano che si trattasse di Robert Schuman, ma Dio ha deciso che Giovanni Paolo II fosse in cima alla fila. Anche se non siamo abituati a chiamarlo “Padre d’Europa”, non c’è alcun dubbio che è in gran parte grazie a lui che l’Unione Europea ha assunto la sua forma attuale. Basti ricordare com’era l’Europa all’inizio del suo pontificato per capire l’immensità dei cambiamenti che si sono verificati da allora. La sua beatificazione ha anche offerto l’occasione di ricordare le circostanze dell’attentato del 1981, che ha fornito prove evidenti della perfetta consapevolezza, nei sostenitori della Cortina di Ferro, della grande minaccia che un Papa polacco rappresentava per loro.Nel 1978, nel momento in cui Karol Wojtyla divenne Papa, il mondo era suddiviso in due blocchi ostili. La linea divisoria passava proprio dal cuore dell’Europa. Come giovane studente, ritenevo tale dicotomia sia artificiale che ingiusta. Anche se nel mio intimo ero sicuro che un giorno un sistema ingiusto come il comunismo sarebbe caduto, non avrei mai sognato di poter assistere, nel corso della mia vita, a questo evento con i miei occhi. Ma, fin dall’inizio del suo pontificato, Giovanni Paolo II era assolutamente sicuro che l’Unione Sovietica fosse allo stremo e che la sua fine fosse vicina, anche se ci sarebbe voluta una piccola spinta. Doveva “soltanto” convincerne i politici occidentali oltre ai diplomatici del Vaticano.Ogni qualvolta descriveva le frontiere geografiche dell’Europa continentale, il Papa amava citare il generale de Gaulle, che era solito parlare dell’Europa come di una realtà che si estendeva “dall’Atlantico agli Urali”. Un anno dopo la sua elezione, cominciò il suo discorso al Parlamento Europeo con le parole: “Nella parte d’Europa che rappresentate.” Presso la sede dell’allora EEC nel 1985, dichiarò che “gli Europei non possono restare in disparte ed accettare la divisione del loro continente. I paesi che, per vari motivi, non sono membri delle vostre istituzioni non possono essere trattenuti da un desiderio fondamentale di unità; il loro particolare contributo al retaggio europeo non può essere ignorato.”Anche se l’Unione fosse arrivata a comprendere dodici o da quindici paesi, essa sarebbe stata comunque una piccola parte dell’intera Europa, non soltanto da un punto di vista geografico e politico, ma anche, e soprattutto, da un punto di vista culturale. L’Europa delle dimensioni di “una stanzetta a Maastricht” era un’Europa mutilata e spesso inconsapevole dell’impoverimento culturale conseguente a questa amputazione di tutto il patrimonio culturale dell’Europa Centrale ed Orientale.Per Giovanni Paolo II, l’Europa era soprattutto un “continente di cultura”, formato da due tradizioni principali: l’antichità greco-romana e la fede e la sensibilità giudaico-cristiana nei confronti della dignità umana. Senza la consapevolezza del retaggio cristiano di questo continente – come evidenziato da Giovanni Paolo II a Praga -, la sua gente sarebbe diventata straniera in patria, indipendentemente dall’atteggiamento personale nei confronti della religione.La cristianità non fa semplicemente parte del tesoro della storia europea – è ancora la religione predominante in Europa. E, come milioni di fedeli, ci sono cittadini europei che, pur non essendo più cristiani credenti, sono tuttavia profondamente influenzati dal patrimonio di valori universali che si sono realizzati con l’aiuto della cristianità; valori quali la dignità della persona umana, un profondo attaccamento alla giustizia e alla libertà, l’etica lavorativa, lo spirito di iniziativa, l’amore familiare, il rispetto della vita, la tolleranza, il desiderio di collaborazione e di pace.Quando si pensa alla storia d’Europa, si dovrebbe essere sempre consapevoli della sua ambiguità e dell’esistenza di un lato oscuro all’interno di essa. Insieme a tutto quello che è bello e buono, nel corso del 20° secolo il continente ha visto anche la nascita di ideologie totalitarie, criminali ed atee. Per evitare qualsiasi rischio di ricomparsa dei peggiori eccessi del passato, come ricordava il beato Giovanni Paolo, l’Europa contemporanea deve tornare alle sue radici cristiane e riscoprire la consapevolezza di che cosa significhi essere europei. Non può rimanere una semplice entità economica, ma deve veramente evolvere in una comunità culturale e spirituale.Molte personalità che si sono distinte nel processo di integrazione europea sono state onorate a Strasburgo o a Bruxelles. Ci sono oggi luoghi ed edifici che ne portano il nome. Sarebbe soltanto giusto e corretto rendere omaggio nello stesso modo all’altro architetto dell’unità europea: Giovanni Paolo II.