PARLAMENTO UE

Più dibattiti che decisioni

Temi importanti e toni vivaci alla sessione del 4-7 luglio

Alla fine si è rivelata una sessione piuttosto movimentata. Più che le decisioni legislative, sono stati i dibattiti, i confronti serrati e persino qualche “braccio di ferro” che gli eurodeputati hanno ingaggiato verso il Consiglio dell’Unione – nel quale sono rappresentati i governi dei 27 Stati membri – a caratterizzare la settimana di lavori parlamentari. Anche la Commissione Barroso è stata oggetto di critiche in taluni ambiti. I lavori dell’Europarlamento, svoltisi a Strasburgo dal 4 al 7 luglio, hanno affrontato temi quali il bilancio pluriennale dell’Ue, le migrazioni e le regole di Schengen, la “primavera araba” e le repressioni in paesi dell’area mediterranea, il ruolo delle donne nelle imprese, le coltivazioni Ogm.Esteri e bilancio pluriennale. Sui temi di politica estera il Parlamento europeo ha deplorato la crescente brutalità con la quale Al-Assad reprime le proteste dei cittadini siriani. A questo riguardo i deputati sollecitano una risoluzione del Consiglio di sicurezza Onu che si aggiunga alla condanna dell’Ue “contro la violenza e l’impunità del regime” di Damasco e per chiedere la “creazione di un corridoio umanitario per i rifugiati”, destinando fondi per sostenere la popolazione. Sul versante interno, l’aula ha deciso di rimandare alla commissione affari costituzionali il progetto di riforma del sistema elettorale per l’Europarlamento steso dal britannico Andrew Duff (l’innovazione principale consisterebbe nella creazione di liste transnazionali mediante le quali eleggere 25 eurodeputati a partire dal 2014). Il presidente della Commissione ha invece illustrato in emiciclo la proposta per il quadro finanziario pluriennale 2014-2020, sul quale sono competenti a decidere Parlamento e Consiglio. I negoziati che stanno decollando vedranno posizioni piuttosto distanti fra deputati e Stati membri, visto che questi ultimi intendono limitare i trasferimenti verso le casse Ue. José Manuel Barroso ha però affermato che, stando alla proposta della Commissione, “il bilancio non costerà di più ma sarà più efficiente e si focalizzerà su obiettivi condivisi che facilitino la crescita e l’occupazione”. “Senza crescita non si può tornare sulla strada della prosperità”, ha spiegato Barroso, ricevendo, su questo punto, il sostegno dell’aula; “ciò è possibile solo collegando le politiche e cercando sinergie”, perché “un euro speso a livello comunitario può significare un risparmio per gli Stati membri”.Due ospiti, poi Schengen. La sessione ha accolto anche due ospiti di riguardo: Victor Orban, premier ungherese, ha stilato un bilancio della presidenza semestrale del suo paese, mentre Donald Tusk, premier di Varsavia, ha illustrato e discusso le priorità politiche dell’attuale semestre di presidenza, affidato alla Polonia. Tra i punti sviluppati, Donald Tusk ha affermato che “l’integrazione e la solidarietà” a livello comunitario “sono la migliore risposta alla crisi economica” in atto. Da Strasburgo arriva invece un “no” alla reintroduzione di controlli alle frontiere all’interno dello spazio Schengen. Con un voto ad ampia maggioranza l’Europarlamento ha risposto alla richiesta che avevano avanzato i 27 capi di Stato e di governo durante il summit del 23 e 24 giugno; per settembre infatti la Commissione dovrà predisporre un documento per l’introduzione di un “meccanismo di salvaguardia” per far fronte a situazioni eccezionali derivanti, ad esempio, da massicci flussi immigratori. Gli eurodeputati non sono però d’accordo: “L’afflusso dei migranti e dei richiedenti asilo non può giustificarne il ripristino” di regole che ostacolino la circolazione all’interno dei confini comunitari. Il Parlamento europeo “deplora vivamente” il tentativo “di vari Stati membri di ripristinare i controlli alle frontiere” e ribadisce la sua “ferma opposizione” a qualsiasi nuovo meccanismo che “persegua obiettivi diversi dal potenziamento della libera circolazione e dal rafforzamento della governance Ue dello spazio Schengen”. Le sole limitazioni previste dal codice Schengen che il Parlamento Ue riconosce riguardano i casi di “minaccia grave per l’ordine pubblico o la sicurezza interna”. Più donne ai vertici delle imprese. Più donne ai vertici delle aziende europee; maggior impegno da parte degli Stati per sostenere le coppie con figli, così da consentire alla donna che sceglie di lavorare di conciliare meglio professione e vita domestica. È il messaggio contenuto in una risoluzione non vincolante – in pratica un messaggio politico che l’Europarlamento invia alle istituzioni Ue e ai paesi aderenti – approvata nel corso della plenaria. Secondo il documento, le donne dovranno coprire il 30% delle alte cariche nelle più grandi società comunitarie quotate in borsa a partire dal 2015 e il 40% dal 2020. “Se le misure su base volontaria per aumentare il numero delle donne nelle posizioni decisionali dovessero rivelarsi fallimentari, si dovrà applicare la legislazione europea”. Attualmente – specifica il testo – le donne occupano il 10% dei ruoli dirigenziali e solo il 3% delle presidenze dei consigli di amministrazione delle maggiori compagnie presenti nei mercati borsistici d’Europa.