PARROCCHIE EUROPEE
Dal 17 al 22 luglio in Ungheria il 26° Colloquio del Cep
Un invito a “guardare con fiducia alla realtà attuale della nostra vita parrocchiale, delle nostre diocesi, della Chiesa nei nostri Paesi europei”. È quanto ha detto mons. Alphonse Borras, vicario generale della diocesi di Liegi, nella presentazione del 26° Colloquio europeo delle parrocchie (Cep) “Parrocchie, luoghi di speranza – Pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi”, che si svolgerà a Nyíregyháza (Ungheria) dal 17 al 22 luglio. Punto di partenza del Cep di quest’anno sarà uno sguardo alle chiese dell’Europa dell’est e al movimento ecumenico che si è sviluppato in quest’area del Continente; ci sarà spazio anche per le testimonianze di come è stata vissuta la fede nel passato recente dei regimi comunisti e in quello più lontano della Seconda guerra mondiale. Previsti momenti di preghiera ecumenici, la visita e lo scambio di esperienze con le parrocchie del territorio; l’evento sarà concluso da un pellegrinaggio al santuario mariano di Máriapócs. Per i giovani, dai 16 ai 24 anni, ci sarà un programma parallelo specifico che prevede, tra l’altro, visite alle persone disabili e ad una parrocchia di rom.Est ed ovest si incontrano. “Il tema della speranza e la posizione di Nyíregyháza, che è nel nord-est dell’Ungheria, al confine tra Romania, Ucraina e Slovacchia, sono stati scelti alla fine del precedente Colloquio a Mons, in Belgio – spiega don Luca Bressan, esperto permanente del Cep e docente di teologia pastorale al Seminario arcivescovile di Milano -. Durante il Colloquio ci sarà uno scambio di esperienze tra parrocchie e chiese che hanno dovuto lottare per mantenere la propria identità e la propria fede durante il periodo del comunismo e chi, come i cristiani del nord Europa, vive in un contesto profondamente secolarizzato” in cui sembra quasi prevalere una sorte di “disperazione della fede”. Il sacerdote mette anche in evidenza come proprio dai Paesi dell’Est ci sia stata una crescente attenzione, in questi ultimi anni, per il Cep, quasi una tensione verso l’incontro e lo scambio dopo tanti anni di difficoltà. Inoltre, nota che l’esperienza ecumenica che si può respirare in Ungheria, dove convivono chiese cristiane di riti diversi, sarà senza dubbio uno dei motivi d’interesse di questo Colloquio.Solidarietà tra le Chiese. Il particolare significato della scelta della sede è sottolineata anche da don Claudio Como, sacerdote delle diocesi di Udine e presidente del Cep dal 2001 al 2009, che ricorda come “questo è il secondo Colloquio che si svolge nell’Europa dell’est dopo quello del 1995 a Praga” e “l’Ungheria è uno dei Paesi più accessibili per i cristiani della parte orientale del Continente, che avevano manifestato un grande interesse a partecipare”. Il Cep, quest’anno, sarà anche il luogo dove si manifesta concretamente la solidarietà tra le Chiese: la fondazione tedesca Renovabis ha fatto una colletta tra i fedeli a Pentecoste e i fondi raccolti serviranno per la partecipazione di gruppi provenienti da Ucraina, Lituania, Romania e Polonia; la delegazione italiana sarà invece composta da circa 25 persone, provenienti dalla Toscana, dall’Emilia Romagna e dalla diocesi di Udine. Il sacerdote sottolinea anche che l’esperienza del Colloquio europeo delle parrocchie si è sviluppata nel periodo conciliare, “quando l’Europa nasceva” e forse occorreva “un nuovo modo di fare pastorale” e si dice convinto che per cristiani provenienti da Paesi in cui prevale una mentalità consumistica che ha reso molte persone “indifferenti alla fede” “l’immersione” in un mondo che ha lottato per salvarla, la fede, “sia preziosa”. “Spero che torneremo da questo colloquio con un po’ più di fiducia e speranza – aggiunge – valori di cui ha bisogno anche la nostra società civile, che sempre più spesso si rivolge alle parrocchie, che sono vicine alla gente e ne intercettano i bisogni, per avere stimoli e prospettive”. SchedaIl primo Colloquio europeo delle parrocchie, che ha cadenza biennale, si è svolto nel 1961 ed è nato dalla riflessione di una cerchia di amici all’università di Bonn, diventati poi parroci in alcune importanti città continentali, su come le Chiese in Europa, accanto alle diversità particolari, potessero scambiare esperienze e sostenersi reciprocamente. Il gruppo scrisse a molti vescovi europei nei diversi Paesi, ma rispose solo il card. Franz König che invitò Francis Connan, allora parroco a Parigi, per un colloquio a Vienna. Dal 1973 i parroci delle città portarono al Colloquio anche i loro collaboratori laici e da allora il numero dei partecipanti è costantemente cresciuto; oggi i laici sono circa il 60%. Attualmente il Cep ha due co-presidenti, Josep Taberner e Gudrun Theuninck e ogni delegazione nazionale esprime un sacerdote e un laico; il Cep è presente al Consiglio d’Europa come ong e partecipa, tramite una sua rappresentante, ai lavori di alcune commissioni. Info: www.cep-europa.org.