CHIESE IN BREVE

Bosnia, Scozia, Portogallo

Bosnia: “Ai cattolici negato il diritto alla patria””In Bosnia la comunità internazionale chiude gli occhi davanti a gravi violazioni di diritti umani fondamentali”: è la denuncia affidata ad Acs da mons. Franjo Komarica, vescovo di Banja Luka, cittadina del nord-est bosniaco. Il presule ha raccontato all’Opera di diritto pontificio che – tuttora, a 15 anni dalla fine della guerra – ai cattolici non è permesso far ritorno nelle proprie case. “Si tratta di un crimine, della negazione di uno dei diritti fondamentali dell’uomo: il diritto alla patria”. Durante la guerra, nella sola diocesi di Banja Luka, oltre 70mila i cattolici sono stati cacciati dai villaggi e, ad oggi, solo in 5.800 si stima abbiano potuto farvi ritorno. Una possibilità che non è stata invece negata a più di 250 mila musulmani che già da tempo hanno ripreso possesso delle proprie abitazioni: “Un’ulteriore prova – ha detto il vescovo – di come oggi la pulizia etnica sia un’ingiustizia di fatto tollerata”. Questa “sconvolgente espulsione” della minoranza cattolica è stata confermata anche da Valentin Inzko, dal 2009 rappresentante speciale dell’Unione europea per la Bosnia Erzegovina. Il diplomatico austriaco ha dichiarato “quanto sia difficile per i cattolici trovare un lavoro e quanto essi si sentano svantaggiati e discriminati dalle autorità”. Inzko ha inoltre espresso la sua intenzione di incalzare il governo locale – non appena questo si sarà insediato – per quel che concerne la difesa degli interessi della minoranza cattolica. A diversi mesi dalle elezioni dello scorso ottobre, però, nel Paese la formazione di un governo comune rimane un obiettivo lontano. Per il nunzio apostolico in Bosnia Erzegovina, mons. Alessandro D’Errico, “il fattore decisivo per il futuro della nazione sarà il miglioramento della situazione sociale. Dobbiamo dare delle prospettive concrete soprattutto ai giovani, altrimenti le cercheranno altrove”. Il nunzio ha anche sottolineato l’importanza delle cosiddette “scuole europee”, frequentate sia da cristiani che da musulmani e fortemente impegnate in favore della riconciliazione. Nel 2010 Acs ha realizzato progetti nel Paese per quasi 600mila euro.Scozia: Isole Shetland, un secolo di fedeCento anni di celebrazione del Vangelo nell’ultimo territorio a nord della Gran Bretagna. La parrocchia di St. Margaret e Sacred Heart a Lerwick, Isole Shetland, è l’ultimo avamposto cristiano in terra scozzese e ha festeggiato lo scorso fine settimana un secolo di fede con tre vescovi legati alla diocesi alla quale appartiene. Mons. Mario Conti e mons. Peter Moran sono stati responsabili di Aberdeen, nel territorio della quale si trova St.Margaret e Sacred Heart, negli ultimi anni e Hugh Gilbert è il vescovo di oggi. Tutti hanno raggiunto questa parrocchia dell’estremo nord del Regno Unito grazie a un volo aereo di un’ora. Nella chiesa praticano la fede cattolica 400 persone provenienti da una varietà di posti tra i quali l’Inghilterra, la Scozia, l’Irlanda, gli Stati Uniti e la Polonia. A messa vanno anche cattolici tedeschi, belgi, di Malta e delle Filippine. Pochissimi sono i fedeli originari delle isole. L’isolamento è un problema che i parrocchiani hanno risolto con i moderni mezzi di comunicazione. Diversi membri della parrocchia sono diventati catechisti usando i corsi di studio a distanza della “Open University” legati all’Istituto diocesano Ogilivie e al Maryvale Institute di Birmingham. Mantenere viva la fede cattolica così lontano dal centro d’Europa non è stato facile. Non c’era nessun prete residente nella parrocchia fino al 1953. Ben più attiva è la comunità di oggi che, per celebrare il centenario di fondazione della chiesa, ha raccolto 5.000 sterline (quasi 5.500 euro) per l’orfanatrofio Bala del Kenya e per la charity “Aid to the church in need”.Portogallo: Chiesa senza risorse per i migranti In Portogallo la Chiesa lamenta la scarsità di risorse per gli aiuti ai migranti. È quanto emerso durante l’incontro annuale dei segretariati diocesani della Mobilità umana e delle Cappellanie dei Migranti, organizzato dall’Opera cattolica portoghese delle migrazioni (Ocpm), in corso fino all’8 luglio ad Albergaria-a-Velha, nella diocesi di Aveiro. Il presidente della Commissione episcopale della mobilità umana, mons. António Vitalino, ha reso noto che “la Chiesa cattolica si trova senza sufficienti risorse umane e materiali per assistere i migranti che entrano ed escono dal Portogallo: ci troviamo di fronte a difficoltà che non consentono di fornire la giusta retribuzione agli agenti pastorali all’interno del Paese, e ai sacerdoti che sono vicini agli emigranti portoghesi” ha spiegato il vescovo di Beja. In Portogallo, la Chiesa ha dedicato “una speciale attenzione agli immigrati che non parlano la lingua portoghese e sono di religione ortodossa, come gli ucraini, ma anche alcune persone provenienti delle ex colonie africane ed i brasiliani trovano molte difficoltà ad integrarsi nelle comunità, ed hanno necessità di molto appoggio” ha aggiunto mons. Vitalino.