EDITORIALE
Dal 1° luglio la presidenza semestrale Ue alla Polonia
Dal 1° luglio, per sei mesi, Varsavia è capitale dell’Unione europea. Ciò non significa che detterà legge, ma – cosa assai importante – stabilirà l’ordine del giorno dei lavori.Qualche decennio fa, l’attuale capitale dell’Ue era un mare di rovine. Dal secondo conflitto mondiale è uscita distrutta al 98%. Oggi, ricostruita e ripulita, non ha però dimenticato il suo difficile passato. Quasi in ogni strada di Varsavia e di altre città sorgono dei monumenti o compaiono delle targhe che commemorano le vittime, spesso senza nome, dell’ultimo conflitto o degli eroi delle precedenti lotte contro i tedeschi, i russi, i turchi, gli svedesi. E i polacchi se ne ricordano, portano dei fiori, a volte accendono dei lumini, pregano. Hanno imparato il valore inestimabile della vita, così come il valore fondamentale della famiglia, grazie alla quale hanno tramandato, attraverso i secoli, la propria storia e la propria cultura, ribaditi con grande forza dall’ultimo – nell’ordine di tempo – fra i polacchi conosciuti nel mondo intero: il beato Giovanni Paolo II.Adesso i polacchi alla guida dell’Ue non potranno scordarsi l’esperienza acquisita, né rinnegare se stessi. Pur dovendo fare i conti con le democrazie liberiste più “europee” di loro, non riusciranno a cancellare il proprio lascito della storia. Chiederanno rispetto, considerazione verso persone e valori, che hanno permesso loro di rinascere mantenendo fedeltà alle tradizioni che costituiscono il tessuto nazionale, ricorderanno il dovere di riconoscenza dei figli nei confronti dei loro padri e delle generazioni passate. In un’Europa, in cui il legame con le radici cristiane si sta affievolendo, la presidenza polacca potrà, a volte, essere dura o, addirittura, risultare poco comprensibile.I Paesi della Vecchia Europa avranno l’opportunità di prendere spunti positivi dalla crescita economica polacca, sbalorditiva in tempi di crisi, nel libero mercato di quasi 40 milioni di abitanti di un Paese non privo di risorse naturali, e nei buoni rapporti che la Polonia cerca di mantenere con i suoi vicini all’Est e, specialmente, con Russia, Bielorussia e Ucraina. Forse alla fine della presidenza polacca, l’Occidente, ormai non più così opulento come alcuni anni fa, imparerà a muoversi con una certa destrezza tra la storia e la memoria, sapendo chi era san Massimiliano Kolbe (ha dato la sua vita per uno sconosciuto padre di famiglia nel campo nazista di Auschwitz), e senza confondere l’aquila bianca dei polacchi con un’aquila a due teste dell’impero russo, come ha fatto alcuni giorni fa un quotidiano nazionale in apertura di uno speciale dedicato alla presidenza di turno.La vecchia Europa dovrà pure, ammodernandosi, riacquistare il senso dei valori ormai considerati obsoleti e che costituiscono la comune storia e tradizione. Speriamo che la presidenza polacca possa contribuire al raggiungimento di questo obiettivo poiché, diversamente, l’Europa non respirerà mai “con i suoi due polmoni”.