ECUMENISMO

Cristiani con gli altri

Testimoni in un mondo interreligioso: un documento interconfessionale

In cinque pagine si concentrano le raccomandazioni condivise tra i cristiani riguardo al comportamento di missionari, evangelizzatori e testimoni che vogliono annunciare il Vangelo in modo rispettoso delle altre confessioni. È stato pubblicato, dopo un processo redazionale di cinque anni, il documento “La testimonianza cristiana in un mondo multireligioso: raccomandazioni per l’agire”. Nel preambolo si legge che “La missione appartiene alla essenza stessa della Chiesa”: “Proclamare la parola di Dio e rendere testimonianza è essenziale per ogni cristiano. Tuttavia è necessario che ciò avvenga secondo i principi del Vangelo, in pieno rispetto e amore verso tutti gli esseri umani”. Autori ne sono il Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso (Pcid), il Consiglio mondiale delle Chiese (Wcc) e l’Alleanza evangelica mondiale (Wea) che non hanno prodotto un documento teologico sul tema della missione, bensì, “consapevoli delle tensioni tra le comunità e le persone di differenti convinzioni religiose e delle diverse interpretazioni circa la testimonianza cristiana”, hanno deciso di affrontare “alcune questioni pratiche legate alla testimonianza cristiana in un mondo multireligioso” affinché le Chiese “riflettano sulle proprie pratiche e preparino eventualmente proprie linee guida per accompagnare la loro testimonianza e missione”.Il fondamento della testimonianza cristiana. In sette punti brevi e numerosi rimandi al Nuovo Testamento, il documento focalizza il discorso sul fatto che “la testimonianza cristiana è sempre un partecipare alla testimonianza di Cristo”, che insieme a quella dei primi cristiani, “deve sempre essere la guida”. Oggi, il contesto implica la necessità di un “dialogo con persone di diverse culture o fedi” ma anche la perseveranza nelle situazioni in cui annunciare il Vangelo “è difficile, ostacolata o addirittura proibita”. In ogni caso, il ricorso a “metodi non appropriati”, come l’inganno o la coercizione sono “tradimenti al Vangelo” e motivi di sofferenza. E quando avviene, “la conversione è in definitiva opera dello Spirito Santo”, anche se resta “responsabilità dei cristiani testimoniare il Cristo”.I principi. Il documento invita quindi i cristiani ad aderire, nella loro vita cristiana, come nella loro opera di evangelizzazione, a dodici principi: agire nell’amore di Dio; imitare Gesù Cristo; vivere le virtù cristiane; agire nella giustizia e in autentico spirito di servizio; operare il discernimento nei ministeri di guarigione; rifiutare la violenza; difendere la libertà di religione e di fede; lavorare con rispetto reciproco e in spirito di solidarietà; rinunciare alla falsa testimonianza; assicurare il discernimento personale; costruire relazioni interreligiose.Le raccomandazioni. Seguono quindi sei raccomandazioni che i partecipanti riuniti a Bangok nel gennaio scorso, alla terza delle consultazioni che hanno dato vita al documento, rivolgono alle Chiese e agli organismi ecumenici: studiare e possibilmente redigere ecumenicamente delle contestualizzazioni del documento; costruire relazioni di rispetto e fiducia “in particolare a livello istituzionale tre la Chiese e le altre comunità religiose”; “incoraggiare i cristiani a rafforzare la propria identità e la conoscenza delle altre religioni”; “cooperare” con altre comunità religiose soprattutto negli ambiti della difesa della giustizia e del bene comune; “fare appello ai propri governi” perché assicurino la libertà religiosa; “pregare” per il proprio prossimo. Importante traguardo. Il documento è stato reso pubblico nel corso di un incontro svoltosi a Ginevra il 28 giugno, presso la sede del Wcc, a cui hanno preso parte il card. Jean-Louis Tauran (Pcid), il reverendo Olav Fykse Tveit (Wcc) e il pastore Geoff Tunnicliffe (Wea). Nel comunicato distribuito dopo l’incontro si citano le parole del pastore Tunnicliffe: “Negli ultimi cinque anni abbiamo costruito un nuovo ponte. Questo documento è un importante traguardo dal momento che rappresenta un punto di accordo formale sull’essenza della missione cristiana, mentre dimostra anche che organismi cristiani diversi sono in grado di lavorare e parlare insieme”. Il testo, ha detto Tveit, segretario generale del Consiglio mondiale delle Chiese, “è stato inviato a ciascuna delle nostre chiese-membro, con la speranza che esse vedano in queste raccomandazioni un’ispirazione a rivedere i loro codici di comportamento in funzione del proprio contesto”. Il card. Jean-Louis Tauran, ha osservato come i responsabili delle chiese oggi “hanno il dovere di proclamare la fede e anche di proporre una visione del dialogo che sia più profonda”, secondo il principio cattolico del “non rifiutare nulla di ciò che è vero e santo in ogni religione”.