IEC 2012

Un pane per l’unità

Il Simposio teologico internazionale (6-9 giugno)

A pochi giorni dall’inizio del Congresso eucaristico internazionale di Dublino, si è svolto presso il Saint Patrick’s College di Maynooth, in Irlanda, un Simposio teologico sul tema dell’ecclesiologia di comunione a 50 anni dal Concilio Vaticano II (6-9 giugno). Il tema è stato discusso da oltre 300 teologi provenienti da tutto il mondo ed è stato affrontato sotto angolature differenti: dalla prospettiva ecumenica a quella pastorale e missionaria. È stato dato spazio anche ai giovani studiosi e si è delineata anche la presenza dell’Eucarestia nell’arte e la letteratura irlandese.Il tema della collegialità. Al Simposio è intervento anche il card. Marc Ouellet, prefetto della Congregazione per i Vescovi e legato pontificio per il Congresso eucaristico internazionale, che ha ricordato come il Concilio abbia chiarificato la dottrina del primato pietrino integrandola con quella della collegialità episcopale. “La relazione tra Chiesa universale e Chiese particolari implica la comunione tra i vescovi e con il successore di Pietro, una comunione che rispetta il primato di Pietro e la collegialità dei vescovi. C’è stato molto progresso dal Concilio Vaticano II ma la riflessione deve continuare a livello teologico e pratico in modo da rendere la comunione ecclesiale e episcopale sempre più fedele alla vocazione sacramentale della Chiesa”. Parte del Simposio è stato dedicato ai fondamenti dell’ecclesiologia di comunione nella scrittura e nella liturgia, con interventi dalla Nigeria e dalla Germania, e nella teologia sistematica. Mons. Piero Coda, preside dell’Istituto Universitario Sophia di Loppiano, ha parlato del “corpo dato per voi” quale origine e forma della comunione ecclesiale. Rileggendo la narrazione dell’ultima cena nel Vangelo di Marco ne ha mostrato la struttura trinitaria: tutto avviene sotto lo sguardo del Padre, il Figlio rende visibile il volto di Dio mentre lo Spirito è nel sangue versato.La prospettiva ecumenica. Un’intera giornata è stata dedicata all’ecumenismo. È stato il card. Kurt Koch, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, a parlare della relazione tra Eucarestia e comunione ecclesiale dal punto di vista ecumenico. Dopo un excursus sul legame tra celebrazione eucaristica e chiesa nella Bibbia, ha affrontato il problema della relazione della Chiesa cattolica con le chiese ortodosse e le comunità protestanti. “Il corpo di Cristo come dono eucaristico e il corpo di Cristo come comunione ecclesiale tra i battezzati forma un singolo invisibile sacramento. Poiché Cristo è uno, il pane eucaristico è anche uno. A motivo di questa partecipazione fedele alla comunione con l’unico Cristo nell’unico pane, la Chiesa può essere solo una”. Sempre sul tema dell’ecumenismo, sono intervenuti rappresentanti del mondo anglicano e riformato. Julie Canlis, dell’Università di Aberdeen, ha presentato il tema della comunione negli scritti di Calvino mentre Geoffrey Wainwright, della Duke Divinity School, ha ripercorso la storia delle relazioni tra il Consiglio metodista mondiale e la Chiesa cattolica a partire dal Concilio. Emmanuel Adamakis, metropolita di Francia e presidente della Conferenza delle Chiese europee, ha riflettuto su dialogo e comunione alla luce della spiritualità ortodossa.La spinta missionaria. Affrontato anche il tema dell’interazione fra comunione e missione che ha visto interventi sull’evangelizzazione dell’Asia, le missioni africane e la celebrazione eucaristica nelle culture secolarizzate. Il relatore principale è stato il card. Oscar Rodriguez Maradiaga che in un discorso ha affrontato la questione dell’eucarestia quale punto di partenza e di arrivo della missione. “Non si diventa cristiani per una decisione etica ma per un incontro”. L’Eucarestia è amore che dà vita e, in quanto discepoli e missionari, i cristiani devono portare al mondo la pienezza di vita che Dio ci ha dato. “Dobbiamo essere una chiesa samaritana – ha detto il card. Maradiaga – perché l’evangelizzazione va sempre unita con la vera promozione umana. Non abbiamo altro tesoro, non abbiamo altra priorità che questa: essere strumenti dello Spirito di Dio per la Chiesa, così che Gesù Cristo sia incontrato, sia seguito, sia amato, sia adorato, sia annunziato a tutti, nonostante le difficoltà e le resistenze. Questo è il servizio che la Chiesa può offrire al mondo”. Ricordando i tanti missionari, anche irlandesi, che hanno offerto la loro vita per la missione, il cardinale Maradiaga ha ribadito che la devozione per l’eucarestia non è una fuga verso l’intimismo. “La missione non si limita ad un progetto ma è annuncio da persona a persona, da comunità a comunità”.