SLOVACCHIA
La Conferenza episcopale su donazione gameti e loro uso commerciale
La settimana scorsa, la Sottocommissione per la bioetica della Conferenza episcopale slovacca ha pubblicato una dichiarazione sui gameti umani e il loro uso commerciale, in risposta alle diverse iniziative intraprese da aziende nazionali ed estere che hanno rivolto un appello ai giovani affinché diventino “donatori volontari” di gameti (spermatozoi e ovuli) ed hanno offerto alcuni metodi di riproduzione assistita basati sul loro utilizzo. L’ufficio Sir Europa a Bratislava, in collaborazione con l’ufficio stampa della Conferenza episcopale slovacca, ha realizzato un’intervista con il presidente della sottocommissione, mons. Stefan Secka.Perché avete deciso di pubblicare la dichiarazione sulla donazione e l’uso commerciale dei gameti?”Molte cose che rappresentano una parte della vita delle persone vengono commercializzate, diventando un oggetto di consumo ed esercitando un impatto sul nucleo più profondo di un essere umano. Nel nostro Paese appaiono annunci e appelli ai giovani a donare i propri gameti, insieme ad una forte propaganda a favore della fecondazione artificiale. Esiste anche un problema di sterilità che è la conseguenza di un uso della contraccezione e di uno stile di vita sbagliati. Tutto ciò ha portato alla seguente iniziativa: alcuni gameti di una terza persona vengono utilizzati per concepire un nuovo essere umano. Ciò offende profondamente la dignità di una persona, per questo la Sottocommissione per la bioetica della Commissione teologica della Conferenza episcopale ha deciso di affrontare il problema e rilasciare quella dichiarazione”.Si basa su qualche situazione recente o su un caso specifico?”La questione non è oggetto di discussione solo in tempi recenti. Si tratta di un problema decennale che è arrivato al suo culmine negli ultimi anni. Le istituzioni che traggono profitto da queste questioni cercano di sviluppare una mentalità basata su una sorta di nuova ‘procreazione’, un nuovo tipo di creazione della vita umana. D’altra parte, costoro privano la vita umana della sua vera dignità e inviolabilità, esponendola a rischi di manipolazione e devastazione. In alcuni Paesi, la domanda di gameti ed embrioni umani è talmente elevata che i gameti diventano un oggetto consumistico: un’equazione acquisto-vendita, abbassandola al livello di qualsiasi altro tipo di merce”.Che cosa possiamo trovare di preciso nella dichiarazione?”La questione della ‘donazione’ dei gameti è formulata in sette punti. Nel primo si spiega che la donazione di ovuli o di spermatozoi è in contraddizione con il diritto naturale di un bambino concepito secondo questa modalità. Ogni bambino, infatti, ha bisogno di conoscere i suoi genitori biologici e ciò riveste una grande importanza per la conoscenza e la formazione della sua identità. Inoltre, l’uso di gameti donati viola l’unità coniugale, la dignità dei coniugi e il loro diritto esclusivo a diventare padre e madre soltanto attraverso il proprio partner. Il terzo punto è importante perché spesso viene sollevata una falsa argomentazione nel tentativo di giustificare la fecondazione artificiale e la donazione di gameti: l’intenso desiderio dei coniugi di avere ‘un proprio figlio’ e la spiegazione che la maternità e la paternità non si riducono ad un mero fatto biologico. Coloro che donano i gameti, in realtà, cooperano ad altre azioni moralmente inaccettabili. Spesso contribuiscono a violare il diritto alla vita dei bambini concepiti da gameti donati che non sopravvivono e non arrivano alla nascita. Per non parlare del rischio, per un bambino, associato alla fecondazione artificiale. Il quinto punto afferma che l’anonimato del donatore non rispetta il diritto del bambino a conoscere la sua origine biologica, il che può comportare gravi conseguenze. Un altro punto mette in luce l’aspetto negativo connesso con la creazione delle cosiddette banche di spermatozoi e ovuli umani ai fini della fecondazione artificiale, sottolineando il pericolo derivante dalla commercializzazione in questo campo. La donazione di gameti crea anche possibilità di abuso nelle ricerche eticamente discutibili”.Quali sono le sue aspettative nei confronti di questa dichiarazione?”Prima di tutto occorre far sentire una voce chiara della Chiesa, per aiutare i fedeli a trovare un orientamento in materia. Essi, infatti, sono spesso soggetti alla pressione dei media e di varie forme di pubblicità che tentano di manipolarli. Pertanto, lo sforzo principale della Sottocommissione è quello di dire una parola chiara per un corretto orientamento dei fedeli. La Sottocommissione per la bioetica include esperti di medicina, psicologia e teologia morale, guidati da un vescovo. Le nostre argomentazioni sono fondate sul diritto morale naturale, che è stato iscritto nella ragione e nel cuore dell’uomo dal Creatore. La fede della Chiesa è in conformità con tale diritto. Questa dichiarazione può aiutare tutte le persone ragionevoli, perché oltre alla conoscenza che nasce dalla nostra fede cristiana è anche sostenuta dalla conoscenza della ragione e del cuore umano”.Secondo uno dei membri della Sottocommissione, il docente Jozef Glasa dell’Università medica slovacca di Bratislava, è essenziale che un’informazione veritiera e corretta nel campo della bioetica arrivi a coloro che rappresentano il gruppo più a rischio: i giovani, indipendentemente dall’orientamento religioso. “La pubblicità e gli interessi commerciali spesso mettono da parte l’informazione veritiera e una ragione sana. Numerose iniziative, realizzate talvolta a causa della mancanza di informazioni o di una valutazione approfondita, non possono più essere invertite o corrette. Ecco perché è bene che nel ‘mercato del mondo’ ci sia ancora posto per la voce della ragione e di un sano orientamento morale, rappresentati da questa dichiarazione”, conclude Glasa.