INSIEME PER L'EUROPA
Manifestazioni in 140 città del continente a favore dell’integrazione
Un entusiasmo diffuso e coinvolgente quello che ha caratterizzato la terza edizione di “Insieme per l’Europa”, svoltasi sabato 12 maggio a Bruxelles mentre in contemporanea si sviluppavano manifestazioni in 140 città europee. Sarà stata la passione e il fervore di più di 300 associazioni, comunità e movimenti provenienti dalle chiese di tutta Europa, unita alla musica energica della cantante reggae Judy Bailey, ma l’incontro che ha animato lo Square Meeting Centre della capitale belga ha lasciato un segno profondo in tutti i partecipanti. Ue aperta e inclusiva. Bambini, giovani, adulti, anziani si sono sentiti parte di un grande progetto europeo basato sulla solidarietà, sussidiarietà e sviluppo. In effetti, si è trattato di qualcosa di più di un semplice evento; piuttosto un esempio di incontro paneuropeo, tanto che dalle varie città coinvolte nei diversi Paesi dell’Unione giungevano dei contributi video che abbattevano le distanze e le frontiere. Lingue, culture e declinazioni religiose differenti si sono riunite, anche virtualmente, e hanno così “ridato vita a uno dei capisaldi dell’Europa”, “l’unità nella diversità”, come ha ricordato il presidente del Consiglio europeo, Herman Van Rompuy. Ed è proprio questo che caratterizza lo spirito di “Insieme per l’Europa”, come ha sottolineato Maria Voce, presidente del movimento dei Focolari, una delle realtà promotrici dell’iniziativa. “La policroma ricchezza di questi movimenti si manifesta nella varietà degli impegni nella società: nelle mille soluzioni concrete che offrono ha affermato -, valide perché sperimentate e contagiose, frutto dei doni ricevuti gratuitamente dal cielo, i loro carismi”. Idee, sogni e tanti progetti basati sulla consapevolezza che le diversità rappresentano “una ricchezza e non un motivo di paura o di separazione” e che anzi possono diventare un segno di speranza. Tutti d’accordo, quindi, nel rigettare i nazionalismi e gli atteggiamenti xenofobi in favore di un’Europa aperta e inclusiva. Solidarietà, famiglia, vita. Tanti i temi affrontati: dalla natura all’ambiente, dalla pace alla solidarietà con i poveri e gli emarginati fino alla responsabilità verso tutta la società. Ma, a poco meno di un mese dal settimo Incontro mondiale di Milano (30 maggio 3 giugno), si è sviluppato un confronto sul tema della famiglia, con testimonianze dirette di giovani genitori, affinché questo nucleo torni a “essere il punto di riferimento della società e dei singoli individui, il porto sicuro sul quale contare per tutto l’arco della vita”. E proprio sul tema della vita i movimenti e le comunità hanno voluto ribadire un messaggio fondamentale: “Uniti da questo patto d’amore scambievole diciamo sì alla vita e ci impegniamo a difenderne la dignità inviolabile in tutte le sue fasi, dal concepimento alla conclusione naturale”. Il messaggio. Impegno e determinazione nel portare il messaggio di Gesù in Europa e nel mondo: questa la volontà espressa dai presenti affinché è stato più volte sottolineato – con l’aiuto di tutti sia possibile “creare società libere, democratiche e solidali”. Quello di cui i popoli hanno bisogno è, infatti, una “visione comune europea” ha ricordato Romano Prodi, ex presidente della Commissione europea. “Le visioni sono le icone della speranza ed è fondamentale tornare a costruire reti sociali, perché il pensarci singolarmente genera pessimismo – ha incalzato Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio e ministro italiano per la Cooperazione internazionale e l’integrazione ; per questo l’Europa deve mettersi al servizio di un sogno di comunità ed essere la portatrice e la promotrice di messaggi di speranza”. Suggerimenti colti dai movimenti e dalle comunità raccolti intorno a “Insieme per l’Europa” che a conclusione dell’evento hanno lanciato il loro Manifesto (pubblicato interamente da Sir Europa: clicca qui), un impegno reale e deciso per un’Europa migliore.Ripensare l’economia. “Insieme per l’Europa” ha fatto risuonare la voce dei cittadini anche all’interno delle istituzioni Ue. Un dibattito sulla “Economia di comunione” si è infatti sviluppato nella sede del Parlamento europeo. Erano molti i partecipanti che hanno seguito con attenzione la conferenza, che ha visto come fulcro il tema della “cultura del dare”. Ma come tale concetto, inteso soprattutto come apertura e attenzione verso il prossimo, può sopravvivere nella società globalizzata moderna? Secondo Hendrik Opdebeeck, professore di filosofia ed economia presso l’Università di Anversa, la risposta risiede nella “responsabilità partecipativa”. “Dobbiamo combattere l’etica individualistica e di chiusura verso il prossimo e ha continuato l’esperto dobbiamo porre al centro della nostra attenzione i poveri e la solidarietà”. Luigino Bruni, professore di economia politica all’Università Milano Bicocca, ha rilevato che un “nuovo inizio sarà possibile solo se ci sarà un ripensamento del sistema economico finanziario. “Attualmente, gran parte della ricchezza prodotta dall’Europa non passa per l’economia reale, ma per i mercati finanziari e questo squilibrio non è portatore di democrazia, ma di disuguaglianza e chiusura”. Bruni indica invece la necessità di un nuovo umanesimo e un ripensamento della natura del capitalismo.