UE-VITA
L’iniziativa ”Uno di noi” depositata a Bruxelles
“Protezione giuridica della dignità, del diritto alla vita e dell’integrità di ogni essere umano fin dal concepimento nelle aree di competenza Ue nelle quali tale protezione risulti rilevante”. È l’obiettivo della Iniziativa dei cittadini intitolata “Uno di noi”, dallo scorso 11 maggio ufficialmente depositata presso la Commissione europea. L’Iniziativa, che dovrà essere appoggiata da almeno un milione di firme per poter costituire una proposta di legislazione comunitaria alla Commissione, fa riferimento a varie disposizioni dei trattati Ue.I promotori. Dietro “Uno di noi” si colloca un vasto orizzonte pro-life, che comprende associazioni, movimenti, centri di aiuto alla vita, volontariato sociale, diffuso in tutta Europa. Gli intenti principali dichiarati dai promotori, e ora registrati in sede Ue, sono: “L’embrione umano merita il rispetto della sua dignità e integrità. Ciò è affermato nella sentenza della Corte europea di giustizia nel caso Brüstle, che definisce l’embrione umano come l’inizio dello sviluppo dell’essere umano”. Per “garantire la coerenza nei settori di sua competenza dove la vita dell’embrione umano è in gioco, l’Unione deve introdurre un divieto e porre fine al finanziamento di attività presupponenti la distruzione di embrioni umani in particolare in tema di ricerca, aiuto allo sviluppo e sanità pubblica”. Tra i promotori e responsabili dell’iniziativa figurano: Patrick Gregor Puppinck, Filippo Vari, Josephine Quintavalle, Jakub Baltroszwicz, Manfred Liebner, Edith Frivaldszki e Alicia Latorre. Alle loro spalle anche un nutrito gruppo di eurodeputati.Raccolta firme. La prima “uscita pubblica” di “Uno di noi” era avvenuta a Bruxelles, nella sede dell’Europarlamento, durante la “Week for life” del 26-29 marzo, proprio a ridosso dell’avvio della Iniziativa dei cittadini (entrata in vigore l’1 aprile), nuovo istituto di partecipazione democratica introdotto dal Trattato di Lisbona, mediante il quale i cittadini possono domandare alla Commissione di avanzare una proposta normativa che rientri nella sfera di competenza comunitaria. Dopo la registrazione della scorsa settimana (tutto il materiale, le informazioni e le modalità operative dell’Iniziativa sono all’indirizzo internet http://ec.europa.eu/citizens-initiative/public/welcome), è partita la raccolta delle firme e si moltiplicano gli eventi nazionali e locali per far conoscere agli europei gli scopi di “Uno di noi”. Lo scopo è anche quello di sensibilizzare l’opinione pubblica nel campo della difesa e promozione della vita. Resta poi fissato l’obiettivo entro un anno della raccolta di firme necessarie per far procedere la proposta: e gli organizzatori mirano addirittura ad ottenere 20 milioni di sottoscrizioni nei 27 Stati aderenti all’Ue.Il documento. Analizzando il testo depositato presso la Commissione si trovano anzitutto numerosi “considerando”, che richiamano il punto di partenza dell’Iniziativa. Ad esempio: “Lo scopo perseguito dall’iniziativa è limitato agli ambiti di competenza dell’Unione europea, dai quali è escluso l’aborto, e non riguarda gli ambiti di competenza degli Stati membri” (una doverosa premessa giuridica); “L’art. 2 del Trattato sull’Unione europea indica quale fondamento dell’Unione ‘il rispetto della dignità umana […] dell’eguaglianza […] dei diritti umani’; l’art. 1 della Carta dei diritti fondamentali Ue afferma ‘l’inviolabilità della dignità umana’ e l’art. 2 proclama che ‘ogni persona ha diritto alla vita’”. Ancora: “L’Unione deve ispirarsi a un determinato criterio quando essa stessa agisce in campi che toccano la vita umana al suo inizio e questo criterio deve essere tale da non escludere il diritto alla vita di tutti gli esseri umani quanto meno in base al principio di precauzione”. I Trattati. Inoltre “la recente sentenza della Corte europea di giustizia pronunciata il 18 ottobre 2011 nel caso Brüstle contro Greenpeace indica con chiarezza nella fecondazione l’inizio della vita umana e in nome della dignità umana esclude la brevettabilità di qualsiasi procedura che implichi o supponga la distruzione di un embrione umano, tale dovendosi qualificare ogni ovulo umano fecondato o comunque indotto mediante la partenogenesi a dividersi e svilupparsi” e “alla luce del principio di coerenza, questo stesso criterio deve guidare le azioni dell’Ue in tutti quei settori di sua competenza dove la protezione dell’embrione umano sia in gioco”. Tali settori sono, tra gli altri, e in base ai Trattati, quelli della salute pubblica, dell’istruzione, della protezione della proprietà intellettuale, del finanziamento della ricerca e della cooperazione per lo sviluppo. Da qui la proposta di integrazione di alcuni atti legislativi comunitari che indicano che nessuno stanziamento di fondi Ue può riguardare la ricerca che distrugga embrioni umani; che l’assistenza da parte dell’Unione nel campo dello sviluppo internazionale “non dovrà essere utilizzata per finanziare l’aborto, direttamente o indirettamente”; si devono dunque escludere dai fondi Ue le organizzazioni che praticano o promuovono l’aborto.