LEFEBVRIANI
Procede la lunga trattativa tra la Santa Sede e la Fraternità San Pio X
Dopo giorni di indiscrezioni, la conferma arriva dalla Pontificia Commissione “Ecclesia Dei” annunciando con un comunicato diffuso dalla Santa Sede che “in data 17 aprile 2012 è pervenuto, come richiesto nell’incontro del 16 marzo 2012, svoltosi presso la sede della Congregazione per la Dottrina della Fede, il testo della risposta di S.E. Mons. Bernard Fellay, Superiore Generale della Fraternità Sacerdotale San Pio X”. Un lungo iter. La notizia pone un ulteriore tassello in un processo di dialogo lungo e complesso tra la Santa Sede e la Fraternità di San Pio X, fondata nel 1969 nella chiesa di Econe, in Svizzera da mons. Marcel Lefebvre. La rottura avvenne nel 1988 quando il fondatore fu scomunicato da Giovanni Paolo II per aver consacrato, senza l’autorizzazione del Papa, quattro vescovi: lo svizzero Bernard Fellay – che dopo la morte di Lefebvre avvenuta nel 1991 ha preso il suo posto alla guida della Fraternità – l’inglese Richard Williamson, il francese Bernard Tissier e l’argentino Alfonso de Galarreta. Con il Pontificato di Benedetto XVI cominciarono i primi segnali di apertura: nel luglio del 2007, il Papa liberalizzò la messa di rito preconciliare in latino proprio allo scopo di favorire i gruppi tradizionalisti legati alla messa secondo il rito di San Pio V. Nel 2009 si revocarono le scomuniche ai quattro vescovi scismatici. Ma una serie di dichiarazioni apertamente negazioniste della Shoah e violentemente antisemite da parte di mons. Williamson provocò una crisi grave fra la Santa Sede e il mondo ebraico a livello mondiale. Una ferita che venne richiusa solo grazie ad un lungo lavoro di ricucitura della Santa Sede con le organizzazioni ebraiche. Si arriva così al 14 settembre dello scorso anno quando la Santa Sede propone un accordo ai lefebvriani che se accettato potrebbe consentire alla Fraternità di godere di una prelatura personale dipendente direttamente dalla Santa Sede. La Fraternità San Pio X in questo caso potrebbe continuare a celebrare la messa secondo il messale antico, e a formare i suoi preti nei suoi seminari.Il testo dell’accordo. Il testo del cosiddetto “Preambolo dottrinale” rimane per ora segreto e sarà reso noto nella sua versione definitiva, e non in quella presentata originariamente ai lefebvriani alla conclusione dell’iter. Il testo spiegava una nota della Santa Sede nel settembre scorso – “enuncia alcuni principi dottrinali e criteri di interpretazione della dottrina cattolica, necessari per garantire la fedeltà al Magistero della Chiesa e il ‘sentire cum Ecclesia’”, ma lascia “alla legittima discussione lo studio e la spiegazione teologica di singole espressioni o formulazioni presenti nei documenti del Concilio Vaticano II e del Magistero successivo”. In sostanza, il preambolo contiene la “professio fidei”, la professione di fede richiesta oggi a luterani o anglicani che desiderano diventare cattolici. Un preambolo che a parere dei tradizionalisti, presentava ancora alcuni “punti difficili” da accettare. Così la prima risposta arrivata da Econe al Vaticano prima di Natale (14 dicembre) fu giudicata dalla Santa Sede non adeguata al raggiungimento di un accordo da parte del Papa. E il 16 marzo 2012, il prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, card. William Levada, consegnò una lettera al vescovo Bernard Fellay, nella quale si rinnovava la richiesta di accettare il preambolo dottrinale. La risposta della Fraternità è quella arrivata il 17 aprile scorso. Una risposta incoraggiante, che rappresenta un “passo avanti”. E’ quanto ha detto ai giornalisti padre Federico Lombardi, direttore della Sala Stampa vaticana, che aggiunge: “Chi ha letto la risposta assicura che è una risposta diversa da quelle che finora erano state ritenute insufficienti”. Si tratta, quindi, di “un passo avanti, una risposta differente e più incoraggiante”, anche se l’iter non si è concluso. “Se ci sarà un accordo su un testo firmato – ha aggiunto padre Lombardi – immagino che si pubblichi. Per ora, siamo ancora in fase di approfondimento”.La prima reazione dei lefebvriani. “Il nostro stato d’animo: sereno”. Padre Christian Thouvenot, direttore di “Dici”, la pubblicazione edita dalla Casa generalizia della Fraternità San Pio X descrive così il modo con cui il mondo lefebvriano sta seguendo le lunghe trattative di dialogo con Roma. Ma precisa anche che la risposta inviata dal Superiore generale rappresenta una “tappa e non una conclusione” anche perché il testo dovrà essere esaminato dalla Congregazione per la dottrina sociale e sottomesso in seguito all’esame del Santo Padre”.