UE
Pacchetto di proposte della Commissione per rilanciare l’occupazione
“La crisi non è passata. Non esistono soluzioni magiche. Occorre operare nel medio e lungo termine” con riforme e interventi su bilanci pubblici e investimenti per “stimolare la crescita e creare posti di lavoro”. Il presidente della Commissione Ue, José Manuel Barroso, ha presentato a Strasburgo un pacchetto di proposte per rilanciare l’occupazione. Sostegno alle riforme del mercato del lavoro, coordinamento delle politiche nazionali, introduzione in tutti gli Stati del “salario minimo adeguato”, sgravi alle imprese che assumono: le idee non mancano, ma hanno bisogno spiega Barroso – del sostegno convinto dei ventisette Paesi Ue.Far ripartire l’economia. Dalla sede dell’Europarlamento (riunito in plenaria dal 17 al 20 aprile) il capo dell’Esecutivo ha ribadito il doveroso impegno dell’Ue sul fronte economico; ha confermato la necessità dei project bond (alcuni progetti pilota dovrebbero partire entro l’estate), ha riaffermato che occorre un “firewall” di grande calibro contro la speculazione finanziaria. Il politico portoghese ha insistito sul fatto che l’Unione abbia nel suo insieme le potenzialità per rispondere alla recessione, con l’intento di far ripartire l’economia e di “difendere il modello sociale europeo”; per questo occorrono anche bilanci pubblici sotto controllo e una governance condivisa. Sul pacchetto per l’occupazione Barroso ha dichiarato: “L’Europa ha bisogno di una strategia per la creazione di posti di lavoro al fine di affrontare la piaga della disoccupazione che raggiunge livelli inaccettabilmente elevati”. L’Ue27 “dispone di ampie potenzialità non valorizzate per promuovere la creazione di posti di lavoro”; gli Stati membri “devono saper cogliere queste opportunità, mobilitare le risorse esistenti e stimolare il loro mercato del lavoro in stretta cooperazione con le parti sociali”. La Commissione indica varie strade, fra cui “un maggiore sostegno agli avvii di nuove imprese” e identifica quei settori che sembrano prospettare le migliori opportunità occupazionali negli anni a venire: la cosiddetta economia verde, i servizi sanitari e alla persona, le nuove tecnologie informatiche e della comunicazione.Gli obiettivi prefissati. L’Esecutivo definisce alcuni obiettivi. Entro il 2020 bisognerebbe portare il tasso complessivo dell’occupazione Ue al 75% (si tratta di un punto già inserito nella strategia “Europa 2020”); occorrerebbe per questo creare 17 milioni di posti nel giro di 8 anni. Si tratta ovviamente di mete lontane da raggiungere, ma non impossibili se il quadro economico fosse in pieno movimento. Eurostat ha da pochi giorni certificato che le persone senza impiego nell’Ue sono circa il 10% della forza lavoro potenziale, con quasi 24 milioni di cittadini fuori dal mondo produttivo. I dati diventano particolarmente preoccupanti se si guarda ai giovani con meno di 25 anni: uno su cinque non ha al momento prospettive professionali e la metà dei giovani spagnoli e greci è disoccupata. László Andor, commissario Ue per l’occupazione e il welfare, commenta: “I livelli attuali di disoccupazione sono drammatici. La creazione di posti di lavoro deve diventare un’effettiva priorità” europea. “Se vogliamo rilanciare la crescita e affrontare importanti fattori strutturali”, fra cui la l’invecchiamento della popolazione, i rapidi cambiamenti tecnologici, l’innovazione e la competitività, “occorre costruire nell’Unione un mercato del lavoro dinamico e inclusivo”.Quattro capitoli principali. Il pacchetto proposto dalla Commissione (attorno al quale sarà organizzata una conferenza di alto livello il 6 e 7 settembre prossimi), sarà discusso a breve in un vertice informale dei ministri Ue. Esso presenta quattro grandi capitoli. Il primo chiama in causa gli Stati membri, competenti in materia, per rafforzare le rispettive politiche nazionali per il lavoro con sussidi alle assunzioni per le aziende che creano nuovi posti e uno “spostamento del carico fiscale dalla tassazione sul lavoro alle tasse ambientali, ovvero il sostegno ai lavoratori autonomi”; si propone inoltre di favorire i settori con le migliori prospettive occupazionali e di migliorare “la pianificazione delle necessità di manodopera nella sanità per meglio equilibrare domanda e offerta di operatori sanitari”. Il secondo punto attiene alla dinamicità dei mercati del lavoro (flessibilità, fissazione di salari minimi per “evitare le trappole dei bassi salari”, revisione dei contratti per aiutare i giovani a entrare nel circuito economico). Il terzo capitolo concerne la creazione di “un vero e proprio mercato del lavoro Ue”, con una rafforzata mobilità professionale. Da ultimo, le proposte del Collegio vorrebbero aprire “la strada per un coordinamento e un monitoraggio rafforzati delle politiche occupazionali a livello comunitario in linea con la governance economica Ue. A questo proposito la Commissione vorrebbe introdurre dal prossimo anno “un quadro di controllo (scoreboard) per seguire i progressi realizzati dagli Stati membri durante l’attuazione dei loro Piani nazionali per l’occupazione”.