EDITORIALE
Una ricerca dell’Organizzazione internazionale del lavoro
Le cifre sono sconcertanti. Il primo giorno della Settimana Santa l’Eurostat, la Direzione generale della Commissione europea incaricata di fornire le statistiche europee, ha pubblicato le ultime cifre della disoccupazione nell’Unione europea e nell’Eurozona. Dal febbraio 2011 al febbraio 2012, hanno perso il lavoro 1,8 milioni di europei. Il tasso di disoccupazione si è stabilito anche in leggero aumento rispetto al mese precedente: 10,8% nell’Eurozona e 10,2% nell’Unione dei 27.Certo, la situazione non è la stessa in tutti gli Stati membri. Mentre in Austria, nei Paesi Bassi, in Lussemburgo e in Germania il tasso di disoccupazione varia tra il 4% e il 6%, è molto più elevato in Spagna (23,6%) e in Grecia (21,0%). In questi due Paesi l’aumento è stato il più forte rispetto all’anno passato, ma il rialzo in Grecia colpisce particolarmente, con una progressione di 7 punti percentuali nell’arco dell’anno. L’Italia (9,3%), la Francia (10,0%) e la Polonia (10,2%) si situano vicino alla media.Resta da notare con tristezza la situazione dei giovani. Nel febbraio 2012, nell’Ue27 circa 5,5 milioni di giovani di meno di 25 anni erano disoccupati, di cui 3,3 milioni nell’Eurozona. Nel medesimo periodo, la disoccupazione colpiva più di un giovane su cinque, e più della metà dei giovani in Spagna e in Grecia. Certo, il lavoro non dichiarato è una realtà innegabile, che è stata stimata pari ad almeno il 15% dell’attività economica nell’Ue, ma le cifre traducono un indiscutibile aggravamento, che tocca soprattutto i più vulnerabili.La disoccupazione è anche uno scandalo per le grandi tradizioni religiose. Questo fatto è messo in particolare evidenza da una ricerca che l’Organizzazione internazionale del lavoro (Oil) ha pubblicato a Ginevra a metà febbraio con il sostegno del Consiglio ecumenico delle Chiese, del Pontificio Consiglio giustizia e pace e dell’Organizzazione islamica internazionale per l’educazione, le scienze e la cultura (Ipesco). Sotto il titolo “Convergenze: lavoro decente e giustizia sociale nelle tradizioni religiose” si trovano non solo i valori su cui si basa il lavoro della Oil ma anche le sintesi delle dichiarazioni principali. L’opuscolo presenta anche le posizioni dei protestanti, dei cattolici, dei musulmani, degli ebrei e dei buddisti sul significato del lavoro nelle loro tradizioni e su nozioni fondamentali come la dignità umana, la solidarietà, la sicurezza, la giustizia sociale, l’occupazione, la previdenza, il dialogo sociale e il lavoro forzato, il lavoro minorile, la libertà sindacale e associativa, la discriminazione sul posto di lavoro.Gli autori della pubblicazione non hanno provato a redigere una sintesi ma, presentando dei riassunti preparati da ciascuna tradizione religiosa sui differenti temi, l’effetto risulta ancora più forte: tutte le religioni riconoscono il senso profondo del lavoro, che permette alle persone di guadagnarsi da vivere e di realizzare la loro umanità. Parlano dell’importanza di garantire un ambiente istituzionale ed economico che permetta ai lavoratori di far valere le loro conoscenze e le loro competenze. Papa Benedetto XVI lo ha sottolineato nella sua ultima enciclica, Caritas in veritate: “Rispetto a quanto accadeva nella società industriale del passato, oggi la disoccupazione provoca aspetti nuovi di irrilevanza economica e l’attuale crisi può solo peggiorare tale situazione. L’estromissione dal lavoro per lungo tempo, oppure la dipendenza prolungata dall’assistenza pubblica o privata, minano la libertà e la creatività della persona e i suoi rapporti familiari e sociali con forti sofferenze sul piano psicologico e spirituale. Desidererei ricordare a tutti, soprattutto ai governanti impegnati a dare un profilo rinnovato agli assetti economici e sociali del mondo, che il primo capitale da salvaguardare e valorizzare è l’uomo, la persona, nella sua integrità”. La crisi del debito europeo ha condizionato l’azione dei governi degli Stati membri dell’Unione europea e delle sue istituzioni negli ultimi anni. Oggi questa crisi sembra placarsi. La saggezza di tutte le grandi tradizioni religiose e le ultime cifre sulla disoccupazione in Europa si accordano nel dare d’ora in poi la priorità assoluta a una crescita economica che generi posti di lavoro.