CHIESA ORTODOSSA

Parole di speranza

Il futuro nei messaggi per la Pasqua

Parole di speranza in un mondo afflitto dalla paura del futuro e dal peso delle ingiustizie. Sono contenute nei messaggi che i capi delle Chiese ortodosse e ortodosse orientali hanno rivolto ai loro fedeli in occasione della Pasqua. Seguendo il calendario giuliano, le Chiese ortodosse hanno celebrato la Pasqua domenica 16 aprile, ad una settimana di distanza dalla Pasqua cattolica che invece segue il calendario gregoriano. Gli auguri del Papa. Benedetto XVI ha voluto inviare i suoi auguri ai capi delle Chiese ortodosse e ortodosse orientali. Nel suo messaggio, il Papa cita le parole che l’Angelo disse alle donne che la mattina del giorno di Pasqua “Non abbiate paura, voi!”. L’annuncio della Risurrezione di Gesù – commenta quindi il Santo Padre – è motivo di speranza per l’umanità intera, perché mostra che l’ultima parola nell’esistenza umana non è la morte, ma la vita, e rivela in tal modo la pienezza dell’amore di Dio. Quindi, ricordando che oggi i cristiani sono chiamati a diffondere questo messaggio di speranza agli uomini e alle donne del nostro tempo, Benedetto XVI sottolinea che questo annuncio risuonerà con più forza quando potremo proclamarlo insieme. Pertanto il Pontefice augura che l’annuncio pasquale, rinnovato dalla comune testimonianza nella verità e nell’amore, possa rafforzare la fede di tutti i cristiani e rinnovare la loro speranza, specialmente in quelle parti del mondo dove essi sono vittime della violenza, e donare pace e consolazione a quanti soffrono a causa della sofferenza, della malattia, dell’ingiustizia, della fame e della povertà in questa nostra difficile epoca.Chiesa ortodossa Russa. “Vinciamo la paura che deriva dai limiti della nostra natura umana e acquisiamo la capacità di affrontare senza paura ogni sfida del nostro tempo”. È l’augurio espresso dal Patriarca di Mosca e di tutte le Russie Kirill ai fedeli della Chiesa ortodossa russa. “Non per niente il Vangelo – spiega il Patriarca – ci trasmette varie volte le parole che il Signore disse per incoraggiare e rafforzare lo spirito dei suoi seguaci: ‘Non abbiate paura!’. La paura del futuro, il timore dei pericoli, delle minacce sconosciute, immaginarie o reali, è un sentimento noto ai più. Ma il Signore è con noi, basta che noi non lo rifiutiamo”. “Anche se ora viviamo in condizioni di libertà sociale e religiosa, lo sforzo di vivere secondo le norme morali cristiane significa comunque andare contro corrente”. Il Patriarca invita quindi ad opporsi agli “stereotipi di comportamento” che “oggi vengono imposti con insistenza e sistematicità alla vita delle persone attraverso i moderni mezzi per influenzare la coscienza. Patriarcato ecumenico. Un invito alla pace è invece contenuto nel messaggio pasquale del Patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo I. “Egli è risorto per quanti desiderano seguirlo sulla via della risurrezione. Al contrario, quanti indirettamente o direttamente diffondono la morte, credendo così di prolungare o facilitare la propria vita, condannano se stessi alla morte eterna”. “Il nostro Signore Risorto, Gesù Cristo, è venuto al mondo affinché tutti gli uomini abbiano vita e ne abbiano in abbondanza. Sarebbe un grande errore – scrive Bartolomeo I – credere che il benessere pervenga al genere umano attraverso lotte intestine”. Per il Patriarca ecumenico, il mondo lontano da Cristo cerca di accumulare beni materiali perché poggia su di essi la speranza della propria vita: “Sconsideratamente spera che attraverso la ricchezza eviterà la morte”. La vita si guadagna solamente “con la fede in Cristo e con l’incorporazione in lui”. Il messaggio è dunque gioioso per tutti: “La nostra forza non consiste nell’invulnerabilità della nostra esistenza, ma nella sua risurrezione”. Patriarcato serbo. “Siamo nella nostra vita – scrive il Patriarca serbo Ireneo I – confrontati con numerose ingiustizie e tristezze. Ma sappiamo che il Signore trasforma la più grande tristezza in gioia”. Nei giorni di Pasqua, prosegue il Patriarca serbo, torna la “questione più misteriosa sollevata dall’uomo in tutti i tempi, ‘ma l’uomo che muore, rivive?’. Davanti a questo interrogativo eterno, anche i più grandi cervelli abbassano la testa e rimangono silenziosi. Ma noi cristiani, noi conosciamo il senso della nostra vita e abbiamo speranza: la nostra speranza è Cristo Resuscitato”. In un altro passaggio del messaggio, il Patriarca Ireneo ha invitato i suoi fedeli a riflettere sul comandamento dell’amore reciproco lasciato da Gesù: “nessun legislatore, nessun uomo saggio di questo mondo ha mai potuto immaginare di lasciare una legge così perfetta e benefica: precisa, semplice, utile, applicabile dappertutto. Una tale legge è il fondamento della vita”. Da qui l’invito ad applicarla nei vari campi di impegno sociale, dagli impiegati agli “uomini di Stato e dirigenti” svolgendo il oloro lavoro “in maniera onesta e responsabile”, facendo attenzione che “nessuno, a causa nostra, pianga o sia triste”.