L’Ue in breve

Ue, aiuti allo sviluppo: dati contrastanti"L’aiuto allo sviluppo è al tempo stesso solidarietà e investimento per rendere il mondo più sicuro e più prospero": il commissario Ue allo sviluppo, Andris Piebalgs, commenta i dati diffusi nei giorni scorsi dall’Ocse, secondo cui con 53 miliardi versati nel 2011 l’Unione europea e i suoi 27 Stati membri rimangono i maggiori donatori mondiali, "fornendo più della metà degli aiuti pubblici globali". "In un momento di pesanti vincoli di bilancio, 16 Stati membri sono riusciti ad aumentare il loro aiuto, tre dei quali sono classificati tra i cinque maggiori donatori in tutto il mondo (Germania, Francia e Regno Unito) e quattro di loro (Svezia, Danimarca, Paesi Bassi e Lussemburgo) hanno già raggiunto l’obiettivo Ue di destinare lo 0,7% del loro prodotto interno lordo agli aiuti e alla cooperazione". Tuttavia, sottolinea la Commissione Ue, "molti sforzi sono ancora necessari per raggiungere l’obiettivo concordato dello 0,7% di aiuti sul Pil dell’Ue entro il 2015". Piebalgs aggiunge: "Nonostante la crisi, l’Europa riafferma la sua solidarietà con i più poveri in tutto il mondo. Gli aiuti comunitari e degli Stati aderenti hanno contribuito a far uscire milioni di persone dalla povertà e salvato innumerevoli vite nel corso degli ultimi dieci anni". Da un’analisi dei dati relativi agli aiuti umanitari e alla cooperazione internazionale forniti dall’Ue e dai suo Stati membri, si nota, come riconosce la stessa Commissione, che la cifra complessiva è diminuita nel 2011 di circa 500 milioni di euro rispetto all’anno precedente. Gli aiuti totali erano cresciuti, nonostante la crisi, dallo 0,37% sul Pil del 2007 allo 0,40% del 2008, per toccare lo 0,44% nel 2010; nel 2011 il totale di aiuti forniti dall’Europa comunitaria ai Paesi in via di sviluppo si è assestato allo 0,42%. Secondo le previsioni Ocse e Ue, tale dato dovrebbe risalire allo 0,44% del prodotto interno lordo dell’Unione entro il 2015. Nel prossimo mese di giugno la Commissione prevede di presentare un Rapporto sugli aiuti allo sviluppo dell’Ue e dei Paesi aderenti.Iniziativa dei cittadini: un sito con tutte le risposteI cittadini di un Paese extra Ue possono organizzare una Iniziativa dei cittadini? "No: i membri del comitato devono essere cittadini di uno Stato membro". Quanti anni bisogna avere per poter essere membri di un comitato dei cittadini che promuove una Iniziativa? "Occorre avere 18 anni, salvo se si è cittadini austriaci o residenti in Austria, nel qual caso basta aver raggiunto i 16 anni". Sono due delle innumerevoli domande sulla Iniziativa dei cittadini (ossia la raccolta di firme per chiedere la proposta di un atto giuridico alla Commissione) cui risponde l’apposito sito http://ec.europa.eu/citizens-initiative, inteso a far luce su tutti gli aspetti della nuova opportunità – in essere dal 1° aprile – offerta agli europei per far sentire la propria voce nell’iter legislativo comunitario. Attraverso il sito si può organizzare un comitato promotore di una Iniziativa (che deve riguardare una materia di competenza Ue), aderire a una Iniziativa e interloquire con la Commissione, che è chiamata a rispondere al comitato promotore. Lo spazio web spiega le linee essenziali dell’Iniziativa, le tappe necessarie per raccogliere le firme e sottoporre la proposta popolare all’Ue, i contatti per chiedere chiarimenti sulle procedure. "Una Iniziativa – spiega il sito – deve essere sostenuta da almeno un milione di cittadini europei, di almeno 7 dei 27 Stati membri dell’Unione". Consultazione pubblica sulla tutela dell’ambienteProteggere l’ambiente, migliorare la qualità della vita dei cittadini, tutelare la salute pubblica. Sono tra i principali obiettivi che si propone l’Unione europea con la sua politica ambientale, la quale è indirizzata nel medio periodo da un Programma d’azione: per redigere il prossimo programma, valido dal 2014 al 2020, la Commissione ha lanciato una consultazione che contribuirà a stabilire gli obiettivi prioritari da perseguire nei prossimi anni. La consultazione (cui si accede dal sito www.ec.europa.eu/environment) si chiuderà il 1° giugno. Janez Potocnik, responsabile per l’ambiente all’interno del collegio Barroso, ha dichiarato: "L’Unione vanta la più ambiziosa normativa ambientale al mondo e le sue regole sono importantissime per tutelare le nostre risorse ambientali e i nostri cittadini. La forza di queste norme dipende però dalla loro applicazione pratica ed è per questo che dobbiamo garantire che rispondano anche a nuove sfide". Da qui l’invito rivolto ai cittadini, agli esperti, alle imprese, ai soggetti politici e agli Stati membri "a esprimersi su come tutelare l’ambiente e sostenere la prosperità delle nostre società nel modo migliore, rispettando i limiti del pianeta". L’Ue "non può tutto, ma per noi è importante sapere in quale ambito e in che modo l’azione" comunitaria può essere più incisiva "per migliorare la qualità ambientale, per noi stessi, i nostri figli e i nostri nipoti". La stessa Commissione precisa che i risultati della consultazione guideranno l’Esecutivo "nella elaborazione della proposta del settimo programma d’azione per l’ambiente, che sarà presentata entro fine anno".