WEEK FOR LIFE
Raccolta di firme per tutelare l’essere umano “in ogni istante”
Tutela della vita in ogni suo istante, sostegni concreti per la natalità, interventi legislativi a favore della famiglia: la “Week for Life” svoltasi a Bruxelles dal 26 al 29 marzo, ha messo a confronto eurodeputati di diversi gruppi politici, esperti, rappresentanti di associazioni e ong, delle chiese, delle università e dei media, attorno alla promozione della vita umana. L’iniziativa, sostenuta dalla Comece (Commissione degli episcopati della Comunità europea), si è conclusa con un meeting dei movimenti pro life di 21 Paesi e con l’avvio di una “Iniziativa dei cittadini”, ossia la raccolta di un milione di firme per chiedere alla Commissione proposte di legge e azioni che difendano l’essere umano.Raccolta di firme in tutta l’Ue. L’iniziativa presentata in chiusura della Week for Life è denominata “Uno di noi”, da intendersi come “il nascituro è una persona come le altre, con eguali diritti”. L’Iniziativa dei cittadini è uno strumento, determinato dal Trattato di Lisbona, grazie al quale un milione di europei, di almeno 7 diversi Paesi, possono chiedere alla Commissione di avanzare una proposta legislativa nei settori di competenza comunitaria, definiti dallo stesso Trattato. Con “Uno di noi” si “vogliono domandare – hanno spiegato i promotori – uno o più atti giuridici intesi a difendere la vita fin dal suo concepimento”. L’Iniziativa dei cittadini entra per la prima volta in vigore dal 1° aprile: per questa ragione i movimenti pro life convenuti a Bruxelles hanno discusso la creazione di un comitato promotore, per poi stendere la proposta da presentare alla Commissione e procedere in seguito alla raccolta di firme. Carlo Casini, presidente della commissione affari costituzionali dell’Euroassemblea, ha spiegato: “L’Iniziativa dei cittadini è una buona opportunità stabilita col Trattato di Lisbona per dar voce alla società civile e colmare il deficit democratico dell’Unione”. Con la sottoscrizione si domanderà fra l’altro di promuovere una ricerca scientifica, mediante fondi Ue, che “non distrugga la vita umana”. Le organizzazioni giunte al Parlamento Ue hanno fatto il punto sulla legislazione nei rispettivi Stati e hanno messo in comune le buone pratiche a tutela dell’essere umano in ogni momento dell’esistenza. Si è presa conoscenza, tra le molte esperienze condivise, degli aiuti finanziari che in Germania vengono resi accessibili dalla fondazione Mother and Child – Protection of Unborn Life per le donne che portano a termine la gravidanza; in Lussemburgo le coppie con figli di età inferiore ai 13 anni hanno diritto a un certo numero di ore di gratuita assistenza all’infanzia; in Francia le famiglie con almeno tre figli hanno diritto a una tessera che dà accesso a vari sconti negli acquisti quotidiani.Cure mediche, salute riproduttiva. Per quanto riguarda lo svolgimento delle altre giornate della Week for Life, si può segnalare che il 26 marzo il tema affrontato era la lotta ai tumori e il ruolo delle cure palliative. Bernard Thill, direttore del Centro per le cure palliative in Lussemburgo, ha messo in rilievo che “lo scopo prioritario di queste pratiche mediche è il raggiungimento della miglior qualità di vita possibile per i pazienti e per le loro famiglie”. Alla specifiche terapie di trattamento del cancro, “va aggiunto un sostegno psicologico, sociale e spirituale: questi, assieme alla terapia medica, costituiscono i quattro pilastri fondamentali delle cure palliative. Il 27 marzo l’attenzione si è focalizzata sulla “salute sessuale e riproduttiva”, soprattutto in riferimento ai Paesi in via di sviluppo. “Ambigue”, secondo l’eurodeputato Konrad Szymanski, sono le politiche europee nel settore. Il problema “risiede nella definizione di diritto riproduttivo” che fu delineato nel corso della Conferenza del Cairo del 1994 e nella Conferenza mondiale sulle donne tenutasi a Pechino nel 1995. Il concetto così espresso “è – secondo il parlamentare – soggetto a molteplici interpretazioni”. Per questo motivo Jose Ramos Ascencão, a nome del Gruppo sulla bioetica della Comece, ha richiesto con forza che il Parlamento europeo “si astenga da utilizzare tali termini nei documenti ufficiali dell’Ue e che anzi si dovrebbe votare contro il suo uso e se questo non fosse possibile occorre assicurarsi che sia chiaramente esclusa la pratica dell’aborto”. Ricerca e principi etici. La ricerca scientifica deve rispettare la vita. È il messaggio-chiave emerso dalla sessione del 28 marzo, quando una cinquantina di esperti hanno ascoltato le relazioni dei professori Colin McGuckin (Cell Therapy Research Institut di Lione) e Gregor Puppinck (in video conferenza dallo European Centre for Law and Justice di Strasburgo). Ad aprire i lavori gli interventi di due eurodeputati, lo slovacco Miroslav Mikolasik, presidente dell’intergruppo sulla bioetica al Parlamento europeo, e il tedesco Peter Liese, medico ed esperto di genetica. Molteplici gli argomenti affrontati, dalla ricerca sulle cellule embrionali agli stanziamenti del futuro programma quadro Horizon 2020 che, è stato più volte ribadito, “deve astenersi dal finanziare ricerche ed esperimenti” sulle staminali, così come indicato dalla giurisprudenza della Corte del Lussemburgo.