ITALIA

I cattolici in prima linea

Il card. Angelo Bagnasco su crisi e sfide antropologiche

“Sul contributo perdurante – e semmai intensificato – dei cattolici al difficile momento della nazione e dell’Europa non è dato di dubitare”. A prenderne atto è il card. Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana. Nella prolusione tenuta il 26 marzo a Roma in apertura del Consiglio permanente dei vescovi italiani, il card. Bagnasco, che è anche vicepresidente del Ccee (Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa), ha affrontato i temi di maggiore attualità nazionale, alcuni dei quali tuttavia riguardano e interpellano anche la società europea. “Il Paese, come il resto dell’Europa, è in sofferenza”, ha osservato, e purtroppo “la crisi non si risolverà né all’improvviso né troppo in fretta”. Per questo “dobbiamo, insieme alle nostre abitudini, modificare il nostro modo di pensare”.Crisi e famiglia. Secondo il presidente della Cei occorre “una visione forte e condivisa che probabilmente ha il suo punto di inizio nella riscoperta del bene comune come ‘universale concreto’. Quel bene che ad un certo punto forse avevamo smarrito in quanto ci sembrava il bene di nessuno, o avevamo scambiato per la mera somma dei singoli processi individuali”. Solo “una generale conversione di mentalità” avverte, “può ricreare quel clima di fiducia che oggi sembra diradato o dissolto”. Dopo la crisi, la famiglia. Nel richiamare gli attacchi di cui è continuamente fatta oggetto, il card. Bagnasco ha spiegato che essa “non è un aggregato di individui, o un soggetto da ridefinire a seconda delle pressioni di costume; non può essere dichiarata cosa di altri tempi” perché “affonda le proprie radici nella natura stessa dell’umano, e quindi della storia universale: vi troviamo, infatti, il vincolo dell’amore fedele, tra un uomo e una donna che si scelgono, con il sigillo della comunità, grazie al quale la famiglia stabilisce un rapporto di reciprocità virtuosa, grembo della generazione dei figli, dono e ricchezza dei genitori, come della società stessa”. “Prima e più dei diritti veri o presunti degli adulti – è il monito del porporato -, ci sono i diritti dei bambini: avere un padre e una madre certi, dunque una famiglia caratterizzata non da confini precari e da tempi incerti, ma definita e permanente, nella quale imparare ad aver fiducia in se stessi e negli altri, a dare il nome giusto alle cose, a distinguere il bene e il male, a bilanciare doveri e diritti”.No al lavoro festivo e domenicale. Domenica 4 marzo si è svolta in diversi Paesi del continente una giornata di mobilitazione promossa dal movimento European Sunday Alliance per mantenere la domenica e i giorni festivi liberi dalle attività produttive e professionali (salvo quelle legate a servizi necessari o pubblici). E proprio sul “valore intrinseco della domenica”, giorno nel quale “non solo ci si riposa dal lavoro, ma la famiglia si ritrova insieme con ritmi più distesi, asseconda le proprie consuetudini e – se credente – partecipa con la comunità cristiana alla liturgia del Signore” si è inoltre soffermato il presidente della Cei. “Per tali valenze antropologiche, la domenica non può essere sacrificata a ragioni economiche”. “Nel caso contrario, si perde in coesione: ma non solo come famiglie, quanto – e di conseguenza – come società tutta”. “Nel riposo domenicale”, ha chiarito il card. Bagnasco, “non s’incontrano meramente i componenti di una medesima famiglia, ma le persone e le famiglie tra loro: è la vita comune che si esprime e si rafforza nel segno dell’incontro, del riposo che ricrea, dello svago legittimo, della preghiera che rafforza, della solidarietà e del dono vicendevoli”.La più alta avventura della coscienza. Definendo “aberrante” se non addirittura “mostruosa” la “legittimazione dell’infanticidio” presentata in riviste scientifiche internazionali, il presidente della Cei ha affermato che se si ritiene possibile uccidere “un bambino appena nato” si può ritenere legittimo farlo anche “successivamente”. Così, ha avvertito, “dall’interruzione volontaria della gravidanza” si passerebbe “all’eutanasia” del neonato. A proposito di eutanasia ha fatto quindi riferimento ad “un’altra tesi preoccupante”, secondo cui “la nutrizione e l’idratazione dovrebbero essere sospese a tutti i pazienti in stato vegetativo permanente, salvo che non ci sia l’evidenza di una volontà esplicita del soggetto gravemente ammalato”. Ad impensierire il presidente della Cei è il fatto che tali ipotesi sembrano non generare più “alcun raccapriccio sociale”. Di qui il monito: “Quando la volontà dei singoli prende il sopravvento sulla conoscenza delle cose, essa violenta la realtà fino a negare – come sta accadendo – le evidenze che accomunano gli uomini”. Un segno di speranza è tuttavia per il cardinale il fatto che “di questa volontà di potenza”, magistralmente “sostenuta e diffusa dal pensiero unico, ormai si va criticamente prendendo atto anche in ambienti certo non confessionali”. Per i cattolici in particolare, “è un ulteriore motivo per stare dentro al dibattito generale, e contribuirvi lealmente” perché qui “si gioca la più alta avventura della coscienza umana”.